Biodiversità

"Uccidiamo gli ippopotami di Escobar". L'appello di alcuni scienziati prima che sia troppo tardi

(foto: Raul Arboleda/Afp via Getty Images) 
In Colombia si accende il dibattito su questi enormi mammiferi, oggi moltiplicati, che stanno distruggendo gli ecosistemi. Ricercatori divisi: chi parla di abbattimenti, chi spinge per nuovi programmi di sterilizzazione
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Ammazzare è un verbo che si addice molto di più alla figura del re dei narcos, non tanto a scienziati e conservazionisti. Ma quando tutte le soluzioni tentate non vanno a buon fine, anche i ricercatori sembrano arrendersi a un atroce tentativo: uccidere parte degli ippopotami di Pablo Escobar per salvare centinaia di specie vegetali e animali della Colombia.


La storia degli ippopotami del narcotrafficante Escobar è nota: ricchissimo e dall'ego smisurato, ai tempi del cartello di Medellin il narcos colombiano creò un vero e proprio zoo all'interno della sua famosa Hacienda Napoles. C'erano canguri, giraffe, elefanti e altri animali esotici, ma quando nel 1993 il boss della cocaina fu ucciso, e da lì in poi crollò il suo impero, per gli animali iniziò una nuova vita. Quasi tutti furono trasferiti all'interno di zoo, anche americani, ma i quattro ippopotami presenti, tre femmine e un maschio troppo pesanti, aggressivi e difficili da gestire, furono abbandonati lì. La natura rispose: gli ippopotami, anziché morire nel tempo come fu previsto allora, procrearono e si moltiplicarono, iniziando una nuova vita, in particolare lungo il fiume Magdalena.


Prima ne furono contati una trentina, poi 80, adesso si dice che siano perfino 120. Sono erbivori e mangiano chili e chili di piante: specie invasiva in Colombia, questi animali provenienti dall'Africa stanno alterando, dal consumo di vegetazione sino ai danni creati dal loro sterco, gli equilibri degli ecosistemi colombiani. Per questo motivo, dopo vari tentativi di tenerli sotto controllo, di sterilizzarli, di catturarli e trasferirli in altre aree o riserve, tutti sistemi finora falliti, alcuni scienziati in Colombia si sono spinti sino a dire che sarà necessario ucciderli. Il "regalo" lasciato in eredità da Escobar, unito alle errate scelte di gestione di quasi trent'anni fa, si sta trasformando infatti in un una bomba a orologeria dal punto di vista della conservazione di biodiversità ed ecosistemi. C'è perfino una data, ipotizzata in un recente studio, che prevede come nel 2035 di questo passo gli ippopotami della Colombia saranno quasi 1400. Un numero tale che, se non si interviene ora, rischia di essere devastante per gli habitat sudamericani.
 

(foto: Raul Arboleda/Afp via Getty Images) 

"È ovvio che ci dispiace per questi animali, ma come scienziati dobbiamo essere onesti - ha raccontato alla Bbc la biologa colombiana Nataly Castelblanco, fra gli autori dello studio - .Gli ippopotami sono una specie invasiva in Colombia e se non uccidiamo una parte della loro popolazione ora, la situazione potrebbe essere fuori controllo in soli 10 o 20 anni".

Un animale simbolo. Parole forti, che indicano però una precisa esigenza: quella di intervenire sul più grande branco di ippopotami al di fuori dell'Africa. Il numero identificato di animali che dovrebbe essere abbattuto è di almeno 30 esemplari. Questi animali nel frattempo sono però diventati anche un simbolo per i colombiani, e nonostante alcuni conflitti e problemi legati alla loro presenza, in diversi casi i residenti si sono esposti a favore della conservazione degli ippopotami.

(foto: Raul Arboleda/Afp via Getty Images) 

L'impatto sugli habitat. Anche per questo, a più riprese, gli esperti hanno tentato la via della sterilizzazione, praticamente sempre fallita. Così come non era facile allora avvicinare e gestire questi enormi erbivori, lo è anche oggi. Difficili da trovare, disseminati lungo i corsi d'acqua, in una Colombia che offre loro condizioni ideali per riprodursi, questi animali stanno pian piano invadendo spazi e natura, modificando gli equilibri degli ecosistemi locali. Per esempio mettono a rischio diverse specie autoctone, tra le quali la presenza del lamantino, alterano la composizione chimica dei corsi d'acqua, influenzano per esempio la pesca, e distruggono larga parte della vegetazione. Secondo gli esperti si stanno diffondendo anche nei corsi d'acqua più importanti della Colombia, sulla quale si basa la vita di migliaia di persone, e sono stati visti anche a quasi 400 chilometri dall'Hacienda Napoles in cui un tempo erano rinchiusi.
 


Quando per esempio nel 2009 il ricercatore Carlos Valderrama e il suo team erano, con non poche difficoltà, riusciti ad avvicinare un esemplare di cinque tonnellate, un "ippopotamo della coca" (come viene chiamato) particolarmente aggressivo, nonostante fosse stato sedato riuscì "quasi a ribaltare la gru che stavamo usando per la procedura. Era come avere a che fare con un dinosauro in un film di Jurassic Park", ha spiegato l'esperto. Riuscire ad avvicinarli, bloccarli e sottoporli a sterilizzazione ha inoltre costi enormi, anche di 50mila dollari a esemplare, e quelli sterilizzati dal 2011 al 2019 sono stati appena quattro. Nel frattempo gli altri continuano a riprodursi velocemente.

 
D'altra parte, nonostante una parte di scienziati indichino la via più drastica per fermarne l'espansione, altri biologi come  Enrique Ordoñez dell'Università Nazionale della Colombia si oppongono alle uccisioni, continuando a insistere nella necessità di implementare il programma di sterilizzazione per controllare la popolazione. Una tesi questa, che sebbene difficile da portare avanti, sembra trovare ad oggi il sostegno dell'opinione pubblica, con i colombiani innamorati di questi esotici animali. Dopo le prime esternazioni sulla possibilità di ucciderli, la biologa Castelblanco ha raccontato ai media locali di aver persino ricevuto minacce di morte.

 


La conservazione della specie. Ad oggi, la parola morte che fu sinonimo dell'impero di Escobar, resta dunque al centro di un dibattito complesso che coinvolge la Colombia anche in termini di conservazione delle specie. Per cercare di evitare le ipotesi più drastiche e preservare sia ippopotami che altre specie, diversi scienziati sono al lavoro nel tentativo di trovare nuove soluzioni che portino a un compromesso tale da scongiurare l'idea degli abbattimenti. Ma come hanno affermato, già sanno che non sarà affatto semplice.