Lo studio

Cambiamenti climatici, l'acidificazione degli oceani indebolisce le cozze

Lo scudo protettivo delle cozze, il loro resistente guscio, potrebbe diventare un po' più fragile a causa dei cambiamenti climatici. Le modifiche delle conchiglie, nella specie della California, sono dovute alla maggiore acidità delle acque più che all'aumento delle temperature
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La forte corazza delle cozze, il loro guscio spesso, potrebbe non essere così solida. A danneggiarla, negli ultimi anni, è l'acidificazione degli oceani, un fenomeno causato dall'aumento dell'anidride carbonica, a sua volta prodotto dagli esseri umani. A svelare questo danno è uno studio condotto dall'Università della California a San Diego, che ha analizzato le caratteristiche dei gusci delle cozze (chiamate anche mitili) in California comparandole con quelle raccolte nelle stesse zone 60 anni fa. I risultati, pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), rivelano che i mitili della California si stanno adattando alle mutate condizioni dell'ambiente e stanno però adottando una struttura che è più debole e le mette a rischio.

Lo studio sulle cozze. Già in precedenza varie ricerche hanno valutato l'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute dei molluschi, mostrando che l'acidificazione degli oceani rappresenta una minaccia potenziale per varie specie. I ricercatori californiani aggiungono un tassello in più studiando come sono cambiate le cozze negli ultimi decenni anni grazie al confronto con i dati di studi svolti negli anni '50 del secolo scorso. La specie considerata è il Mytilus californianus o cozza della California, originaria della costa occidentale dell'America del Nord.

Il confronto con gli anni '50. I ricercatori hanno raccolto campioni di mitili lungo la costa occidentale dell'America del Nord per più di 1000 chilometri, dallo stato di Washington fino a La Jolla nello stato di San Diego. E hanno ricostruito il percorso compiuto negli anni 50 dallo scienziato del Caltech James Dodd, per poter svolgere un confronto preciso con le cozze dell'epoca.   Gli autori hanno scomposto i mitili macinandoli e ottenendo una polvere sottile per poter studiare l'architettura dei loro gusci. Confrontandoli con quelli degli anni '50 si sono accorti che l'acidificazione dell'oceano sta cambiando questi animali, che passano da una struttura composta principalmente dal minerale aragonite ad un'altra dominata dalla calcite.

Una struttura più debole. Il composto chimico alla base dei due minerali è lo stesso (il carbonato di calcio CaCO3), ma quello che cambia è la forma con cui il composto si struttura – una situazione che in mineralogia si chiama polimorfismo. Il cambiamento nella struttura, però, fa la differenza. Le conchiglie delle cozze sono sempre più spesso fatte di calcite, un minerale secreto da alcune ghiandole del mollusco, che è più stabile anche in condizioni critiche, come quelle dell'aumento della temperatura e dell'acidificazione delle acque.

Ma quest'adattamento porta con sé degli effetti collaterali: una conchiglia in calcite è in generale più debole e dunque il mollusco è maggiormente esposto a danni, ad esempio nel caso di sollecitazioni varie dall'esterno. E questo è un problema essenziale per questa specie e forse non solo per lei: ci sono molte altre specie simili che potrebbero essere a rischio proprio come il  Mytilus californianus.

Il risultati indicano che il pH delle acque, che ne misura l'acidità, e lo “stato di saturazione del carbonato”, legato anche alle alterazioni del guscio calcareo, giocano un ruolo centrale nella composizione delle conchiglie delle cozze, più di quanto avviene per la temperatura e la salinità delle acque.

Le cozze negli anni '50. Negli anni '50 le cose non erano uguali ad oggi anche se già allora si osservavano alcuni di questi cambiamenti: James Dodd aveva infatti rilevato questa trasformazione  nelle cozze raccolte nelle coste del nord. In questo caso il fattore temperatura risultava più importante: i mitili delle fredde acque settentrionali, infatti, avevano i gusci maggiormente in calcite mentre nelle acque più calde meridionali il minerale dominante era l'aragonite. Oggi però il fattore latitudine non risulta più così significativo. Questo, spiegano i ricercatori, è dovuto al fatto che il mondo marino di più di 60 anni fa era completamente diverso da quello odierno, come anche l'equilibrio fra temperatura e acidità delle acque. Queste differenze fra nord e sud si sono infatti appianate nel tempo, con la maggiore trasformazione nell'ultimo periodo delle cozze nelle acque meridionali (che passano dall'aragonite alla calcite).

I molluschi come sentinelle. Lo studio fotografa i cambiamenti delle cozze in decenni e illustra gli effetti dell'acidificazione degli oceani in 60 anni. Una conferma di come indagini di lungo periodo siano necessarie non solo per documentare le trasformazioni dovute ai cambiamenti climatici ma anche per poter fare previsioni più a lungo termine sulla base dei risultati di esperimenti concentrati maggiormente sul presente.