Natura

L'intelligenza artificiale per salvare gli elefanti

(Credits: Pixabay) 
Una rete neurale, opportunamente allenata, riesce a identificare gli animali a partire da immagini satellitari. E può aiutare a tutelare questi animali
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Tracciamento da remoto per gli elefanti, molto remoto, dallo Spazio. Senza bisogno di impegnativi monitoraggi aerei, lunghi, rischiosi. Senza necessità di osservazioni sul campo e con la possibilità di raggiungere più facilmente aree interdette o pericolose. Grazie alla precisione, appunto, delle immagini catturate via satellite, e alle potenzialità dell'intelligenza artificiale, capace di imparare a distinguere un elefante da tutto il resto. È quanto promette il lavoro portato avanti da alcuni ricercatori guidati da Isla Duporge dell'Università di Oxford che sulle pagine di Remote Sensing in Ecology and Conservation mostrano come effettivamente la tecnologia oggi sia capace di tutto questo.

Finora, premettono, i rilevamenti dallo Spazio di animali selvatici, si erano concentrati soprattutto su aree omogenee, dove la presenza di animali potesse in qualche modo spiccare, saltare all'occhio (per quanto artificiale), come per esempio in mare o sulla neve. Per capire se l'approccio potesse funzionare anche in ambienti più complessi, il team di Duporge ha prima istruito poi testato una rete neurale a riconoscere elefanti a partire da immagini satellitari raccolte nel corso di alcuni anni dai satelliti WorldView3 e 4, definiti dai ricercatori come le immagini commerciali a più alta risoluzione disponibili. Il sito scelto è stato quello dell'Addo Elephant National Park, in Sudafrica, un ambiente che descrivono piuttosto eterogeneo dal punto di vista della vegetazione (seppur non particolarmente fitta, precisano) .

Quello che è emerso è che la rete neurale riusciva a individuare gli elefanti nelle immagini con un livello di accuratezza paragonabile all'occhio umano. A dimostrazione, in altre parole, che il processo poteva essere automatizzato e applicato anche al di fuori del set usato per l'allenamento. Quando infatti hanno testato il sistema su immagini diverse, a più bassa risoluzione, i ricercatori hanno osservato che l'occhio artificiale funzionava ancora.

Ma non solo: il sistema riusciva a identificare anche i piccoli di elefanti, senza essere stato allenato a farlo. Un dato prezioso per la tutela di questi animali, aggiungono gli autori, a maggior ragione considerando le minacce che negli anni hanno pesato sulla vita degli elefanti, dal bracconaggio alla perdita degli habitat.