Raggi solari, turbine e intelligenza artificiale. Come creare energia nel deserto

La BrightSource racconta la sua tecnologia per costruire centrali elettriche ad energia solare. Fra torri alte centinaia di metri, campi di specchi e un uso sempre maggiore di dati e algoritmi
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E’ nata nel 2006 ed è diventata celebre per quella che sembra una installazione: tre torri alte centinaia di metri circondate da campi di specchi capaci di generare 377 megawatt nel deserto del Nevada. Il biglietto da visita di BrightSource, azienda americana con radici in Israele, è questo: una tecnologia capace di generare energia come le centrali elettriche tradizionali, creando vapore ad alta temperatura per far girare le turbine. Ma invece di utilizzare combustibili fossili o energia nucleare, BrightSource sfrutta i raggi del Sole.

Ora, dopo il progetto in Nevada del 2013, sta aprendo una nuova centrale presentata anche alla Maker Faire di Roma grazie all'Ambasciata Israeliana nell'ambito del progetto Negev: making the future. La stanno costruendo in collaborazione con la General Electric in un altro deserto, quello del Nagev, a 130 chilometri a sud di Gerusalemme. La torre centrale è alta 250 metri e l’intero impianto di Ashalim è capace alimentare 100 mila abitazioni.

“Usiamo un sistema di specchi che riflettono la luce verso una torre”, racconta Gil Kroyzer, vice presidente della compagnia che si occupa di ricerca e sviluppo nelle soluzioni che servono a gestire gli impianti basati su tecnologia a concentrazione solare, nota in inglese come concentrating solar power (Csp). “Siamo stati fra i primi a impiegare questo tipo di soluzione e nel 2015 abbiamo aggiunto un’innovazione che permette di immagazzinare l’energia durante il giorno per continuare a fornirla di notte”.

Quella dell’accumulo di energia è un tassello essenziale essendo sia il solare sia l’eolico dipendenti dalle condizioni meteorologiche. Per questo i colossi del web, che stanno virando rapidamente verso le rinnovabili per i loro data center, usano da un lato l’intelligenza artificiale per ottimizzare i consumi e per prevedere quando ci sarà vento e sole, dall’altro impiegano le batterie per conservare l’energia in eccesso. BrightSource sta facendo la stessa cosa nelle sue centrali, l’ultima delle quali in costruzione negli Emirati Arabi Uniti, per riuscire a fornire elettricità in maniera continuativa in ogni condizione.

Rispetto al fotovoltaico, che genera elettricità direttamente dal calore del Sole, le centrali termiche che usano il solare per generare il vapore necessario a far girare le turbine come quelle della BrightSource, hanno più facilità nell’immagazzinare energia da usare quando il Sole non c'è. La compagina di Kroyzer ha in più puntato sulla struttura a torre centrale che a loro avviso sarebbe la più efficiente.  

“Nei nostri sistemi di controllo impieghiamo tanto la visione artificiale quanto gli algoritmi predittivi”, spiega l’ingegnere israeliano. “Ci servono per calibrare gli specchi e posizionarli nella maniera migliore possibile ottimizzando momento per momento il calore prodotto. Ma usiamo le Ai anche per le previsioni meteo così da avere un’idea precisa di quanta energia riusciremo a produrre. L’uso dei dati è essenziale, costruire centrali non basta. Il mondo delle rinnovabili ha bisogno di strategie complesse che si possono mettere in campo solo grazie alla tecnologia”.

Secondo lui, il settore energetico si è mosso fino a poco fa con logiche molto conservative rimanendo ai margini dell’innovazione digitale. Per questo si vanta di assumere ingeneri ed esperti che vengono da settori molti diversi. Per Gil Kroyzer e i suoi sono è quella la chiave del futuro.