L'intervista

"Oggi il riciclo, domani la cattura di CO2: cemento e calcestruzzo pilastri green del futuro"

Roberto Callieri, presidente di Federbeton 
Parla Roberto Callieri, presidente di Federbeton, la federazione delle Associazioni della filiera del cemento. "Il settore è impegnato a tutto campo nella decarbonizzazione. Ma ci sono ancora troppi vincoli burocratici e troppi pregiudizi"
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Roberto Callieri è presidente di Federbeton, la federazione delle aziende della filiera del cemento. È laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso l’Università di Cagliari, ha frequentato la Harvard Business School di Boston (AMP Graduate). Dal 22 giugno 2018 è alla guida della Federazione di Confindustria che rappresenta la filiera del cemento e del calcestruzzo, e di Aitec, l'Associazione delle aziende produttrici di cemento.

Calcestruzzo e cemento sono materiali alla base della filiera delle costruzioni, fondamentali per la realizzazione di infrastrutture strategiche, scuole, case, ospedali. Da sempre sono, tuttavia, oggetto di falsi miti e opinioni preconcette proprio rispetto all’impatto ambientale. Qual è lo stato dell’arte rispetto all’impegno "green" del settore?
"Calcestruzzo e cemento sono la nostra casa, l’ospedale in cui siamo nati e dove siamo curati quando ce n’è bisogno, la scuola e la biblioteca in cui i nostri figli studiano, la palestra dove facciamo sport anche quando piove e fa freddo. Sono il viadotto che ci porta al lavoro o a trovare un amico, la galleria che attraversiamo per risparmiare ore di viaggio. L’aeroporto, la stazione, la metropolitana. Fanno parte della nostra vita da sempre, a tal punto che ormai non ce ne accorgiamo più, non ci rendiamo conto che la nostra quotidianità non sarebbe la stessa senza questi materiali. Molti non sanno che cemento e calcestruzzo sono realizzati con materie prime naturali, sono roccia che l'uomo ha saputo plasmare. Così come non sanno che si tratta di materiali perfettamente coerenti con i principi dell'economia circolare e dello sviluppo sostenibile. La sostenibilità, nel senso più ampio del termine, è obiettivo fondamentale per il settore, impegnato quotidianamente con prodotti utili a migliorare le performance ambientali degli edifici, con la possibilità di utilizzare materiali riciclati e di riciclare a sua volta il calcestruzzo a fine vita".

Quali sono le maggiori novità nell'ambito della produzione di materiali ecocompatibili?
"Una delle caratteristiche che hanno reso il calcestruzzo la scelta privilegiata per garantire la sicurezza delle opere è la durabilità. Ed è la stessa che lo rende anche una delle soluzioni per costruire un futuro a emissioni zero. La capacità intrinseca di durare nel tempo fa sì che per mantenerne costanti le prestazioni, siano necessari interventi di manutenzione nettamente inferiori rispetto ad altri materiali. Guardando alla vita di un'opera, questo significa un minor consumo di risorse naturali e una conseguente riduzione delle emissioni complessive. Questo contributo non si esaurisce a fine vita, perché il calcestruzzo può essere completamente riciclato e riutilizzato sotto forma di aggregato per nuovo calcestruzzo, inserendosi così nelle pratiche virtuose dell'economia circolare. L'industria ha saputo, inoltre, sfruttare potenzialità un tempo inimmaginabili caratterizzandolo sempre più nell'ottica della sostenibilità. Ad esempio realizzando calcestruzzi in grado di assolvere da una parte compiti nuovi (drenare l'acqua, autoripararsi, emettere luce, accelerare la decomposizione degli inquinanti) e, dall'altra, capaci di coniugare le eccezionali prestazioni meccaniche con un ridotto impatto ambientale. Oggi esistono calcestruzzi con una resistenza meccanica tale da permettere di realizzare elementi strutturali particolarmente snelli, a parità di carico da sostenere, riducendo così le quantità di materia prima impiegata".

La filiera produttiva può essere ottimizzata per ridurre le emissioni di CO2 del processo industriale?
"La riduzione delle emissioni di CO2 è uno degli obiettivi attorno ai quali si sviluppano da tempo le strategie in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione. L'impegno delle aziende in questo senso è dimostrato anche dagli oltre 110 milioni di euro investiti nel triennio 2017/2019 in tecnologie innovative a favore dell'ambiente e della sicurezza. In termini di risultati concreti parliamo, fra l'altro, di un taglio delle emissioni pari a oltre 311 mila tonnellate di CO2 nel 2019. Un vantaggio per l'ambiente e per la collettività ottenuto grazie alla biomassa presente nei combustibili alternativi utilizzati negli stabilimenti di produzione del cemento. Con un duplice impatto positivo sull'ambiente, consentendo anche di chiudere il ciclo dei rifiuti, tramite la valorizzazione energetica di quelli non pericolosi, che al termine della raccolta differenziata non sono più riciclabili e sarebbero destinati alla discarica. Più a lungo termine, il settore sta puntando anche su un'altra tecnologia, attualmente in fase di sviluppo ma per la quale si prevede un ruolo chiave: la cattura della CO2".

Quali sono i maggiori ostacoli nazionali e internazionali per ridefinire la produzione in termini ecologici del calcestruzzo e del cemento?
"Nonostante l'impegno dell'industria, la strada verso la decarbonizzazione sembra ancora difficile da percorrere. Ostacoli burocratici e una percezione spesso viziata da pregiudizi non consentono al nostro settore di esprimere la propria piena potenzialità. È necessario agire sul contesto normativo e culturale per sbloccare una situazione che, di fatto, danneggia l'intera collettività, frenando lo sviluppo sostenibile. La filiera è pronta a fare la sua parte investendo risorse e mettendo a fattor comune le proprie conoscenze. I dati raccolti nel Rapporto di Sostenibilità 2019 di Federbeton mostrano chiaramente il divario fra i vantaggi potenzialmente ottenibili con le tecnologie e il know how attuali e i risultati reali, limitati dal quadro generale poco favorevole. Nel caso dei combustibili di recupero, ad esempio, l'industria italiana esprime un tasso di sostituzione del 20,3%, in un contesto europeo dove la media è del 47%. In realtà gli impianti, dal punto di vista tecnologico, sono già attrezzati per sostenere un tasso pari almeno al 50%. Situazione simile si riscontra per l’utilizzo dei rifiuti da costruzione e demolizione come aggregati per la produzione di calcestruzzo. Federbeton stima che, un utilizzo a regime, consentirebbe di evitare il conferimento in discarica circa il 10% del quantitativo totale di rifiuti speciali che ogni anno sono prodotti in Italia".

Il dibattito politico guarda alle costruzioni quale possibile volano per la ripartenza dell'economia e il Green Deal impone di ripensare tutto il sistema infrastrutturale in chiave sostenibile. Quale sarà il contributo della filiera? 
"La filiera del cemento e del calcestruzzo ha da sempre un ruolo di primo piano nelle costruzioni e non potrà che assumerlo ancora una volta nella fase di ripartenza, con un impegno ancora più deciso. Quello che l'industria è pronta a mettere in campo sono materiali affidabili e innovativi, per restituire alla collettività un patrimonio costruito ancor più sicuro e sostenibile. È ormai chiara l'urgenza di investire in infrastrutture, rigenerando e completando la rete per garantire al Paese collegamenti efficaci e omogenei su tutto il territorio, riportando progresso in tutti i territori, muovendo le persone e le merci, connettendo le realtà economiche. Oggi abbiamo bisogno di ripartire verso un futuro di rigenerazione urbana, infrastrutture resilienti e sostenibili. Lo sforzo deve essere collettivo, deve coinvolgere tutto il sistema politico ed economico, affinché gli investimenti si traducano rapidamente in un beneficio concreto. È necessario dunque concentrare l'attenzione su quelle opere di cui il Paese ha veramente bisogno, riqualificandole e completandole; semplificare i processi in un contesto di trasparenza e legalità; supportare le imprese affinché possano esprimere appieno le proprie potenzialità; favorire la condivisione delle scelte".