Tina Bru, ministra dell'energia norvegese 

La sfida sulle rinnovabili di Tina Bru, la "Merkel norvegese"

Il ministro dell'energia della Norvegia ha scelto di accelerare la conversione all'energia pulita. Per fare di meglio e di piú anche rispetto agli accordi internazionali di Parigi sul clima. Ma ha contro un'alleanza eterogenea quanto combattiva

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BERLINO - Solida preparazione accademica, 34 anni che sembrano meno, capelli biondi a caschetto che incorniciano un sorridente viso acqua e sapone, e soprattutto un futuro che già molti le vedono tagliato addosso di futura Angela Merkel norvegese, cioè di erede della popolare premier conservatrice illuminata Erna Solberg alla guida del prospero regno. Ma anche battaglie continue, manifestazioni contro di lei, cortei, e-mail e post su Twitter che la chiamano "traditrice" o "puttana". Tina Bru, dall'inizio di quest'anno ministro del petrolio norvegese, mostra determinazione, calma e coraggio ma ha scelto di affrontare una vita dura. Perché lei - personaggio politico in cui i colossi delle perforazioni sottomarine del petrostato Norvegia speravano di trovare una complice - ha scelto di accelerare la conversione all'energia pulita e alle rinnovabili. Sfruttando i giacimenti nel mare del Nord in corsa, anche aumentando le concessioni, ma al solo scopo di uscire dalla dipendenza dal petrolio al piú presto, di fare di meglio e di piú anche rispetto agli ambiziosi accordi internazionali di Parigi sul clima. Tempo a disposizione per l'amato marito Thomas e il figlioletto a Tina gliene resta davvero poco.

         "Sí, lo so, mi hanno chiamato 'bitch' gridandolo in piazza, e simili complimenti li ricevo ogni giorno online. Pazienza, credo nella libertà di protestare. Ma sono anche convinta della necessità della mia missione", ha detto Tina in una recente intervista alla tv pubblica norvegese Nrk. Contro di lei è nata una "unholy alliance", un'alleanza non santa, eterogenea quanto combattiva. Le lobby del petrolio la osteggiano a livello globale, i naturalisti e i semplici cittadini con la loro bella casetta unifamiliare immersa nello splendido paesaggio norvegese non ne vogliono sapere di avere la "bruttura estetica" e il rumore delle pale eoliche davanti casa. Che Tina le costruisca altrove. Ma lei non demorde.

         Classe 1986, Tina ha cominciato presto la sua carriera politica, prima eletta nello Storting (il parlamento del regno) nei ranghi della Hoyre (destra), lo storico partito conservatore illuminato norvegese. E' entrata nel governo, per fortuna dell'atmosfera democratica e dell'ambiente, quando si è rotta appunto all'inizio dell'anno la coalizione tra i conservatori di Erna Solberg e i populisti della giovane Sylvi Listhaug. E le è toccato il difficile ministero dell'energia. E' dura, ha confessato Tina in interviste e discorsi pubblici, riconvertire la struttura energetica di un paese cui il petrolio ha regalato uno dei piú alti tenori di vita del mondo e il fondo pubblico pensioni piú ricco del mondo, e continua a regalare risorse infinite per il generoso, efficiente onnipresente welfare state norvegese. "Ma dobbiamo essere consci che il cambiamento è necessario, in nome del futuro", ha detto Tina in un discorso pubblico al congresso sul futuro dell'energia tenutosi a Oslo quest'anno, "conosco e ho studiato le tradizioni di questa vostra istituzione, ma i tempi e la realtà ci impongono di prendere coscienza delle nuove priorità, e agire di conseguenza. Soprattutto a fronte della sfida del cambiamento climatico".

         Quando Tina parla, sembra quasi di ascoltare Greta Thunberg, invece appunto è la politica conservatrice nordeuropea dal futuro di carriera al vertice piú promettente. "Dobbiamo accettare i tempi in cui viviamo, e mostrarci in fretta capaci di adattarci e di cambiare", sottolinea a ogni pié sospinto. Adattarci e cambiare vuol dire pale eoliche, energia idrica dei fiumi sotterranei che la Norvegia già usa in quantità industriale esportandone persino in Germania, ogni fonte sostenibile e rinnovabile.

         A volte usa un linguaggio quasi di sinistra ecologica. "L'economia petrolifera, gli idrocarburi, forniscono oggi l'80 per cento del fabbisogno mondiale, e hanno portato prosperità al nostro paese e a molte altre nazioni. Ma il problema non sono solo le emissioni, dobbiamo pensare quando parliamo di riconversione energetica. Il problema è che nel mondo degli idrocarburi la prosperità coesiste con una diffusa povertà in molte parti del mondo. Almeno 700 milioni di esseri umani, il 10 per cento del genere umano, tra cui tanti, troppi bambini, vivono in condizioni di miseria o povertà estrema. Ecco, io penso anche a loro quando penso alla riconversione alle energie pulite: vediamola come una chance e non solo come una sfida. Anche  come una chance di creare nuovi tipi di investimenti e posti di lavoro per quei 700 milioni di poveri".

         Lo sfruttamento dei giacimenti offshore deve continuare, predica Tina Bru, ma per fornire energia oggi e fondi per la riconversione, al ritmo previsto dagli accordi di Parigi e ancor piú veloce. La battaglia contro le emissioni vogliamo condurla in ogni modo. Con ogni rinnovabile, con il nostro gas, con la nostra tradizione di potenza oceanica custode dei mari, pensiamo anche al loro equilibrio geologico". Se ovunque nel mondo libero la destra parlasse cosí, vivremo in un mondo migliore. E quando Tina, finito un discorso, torna in ufficio, sale a bordo di una limousine di servizio elettrica. Cos'altro vi aspettavate?