Il commento

La morsa sociale del riscaldamento globale che soffoca i più deboli

Una ricerca danese dimostra che nei paesi più poveri potrebbero verificarsi carenze alimentari con un conseguente aumento dei rifugiati climatici
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Il lavoro pubblicato dai colleghi danesi mostra ancora una volta come il cambiamento climatico e le sue conseguenze non siano una minaccia per il nostro pianeta solo da un punto di vista ambientale e geografico, con i suoi risvolti etici, ma anche umano e socio-economico, con l'aumento del divario tra i ricchi e i poveri indicato da molti come una delle più probabili riverberazioni del riscaldamento globale a scala planetaria.

Proprio su questo ultimo tema si concentra lo studio dei ricercatori dell'Università di Copenaghen i quali hanno osservato i cambiamenti della vegetazione nelle aree più aride del pianeta utilizzando immagini satellitari degli ultimi decenni, concentrandosi su un parametro specifico: quanta vegetazione germoglia in funzione dell'acqua piovana. I risultati hanno mostrato come poca vegetazione stia oramai nascendo dall'acqua piovana che cade nei paesi in via di sviluppo, mentre le cose vanno nella direzione opposta nel caso dei paesi più ricchi. Questo divario potrebbe portare a carenze alimentari e un numero crescente di rifugiati climatici.

Giusto per dare un'idea della portata del fenomeno, è opportuno ricordare che oltre il 40% degli ecosistemi terrestri è arido, con questa quantità che, secondo le opinioni di molti scienziati, dovrebbe aumentare in modo significativo nel corso del 21° secolo come conseguenza del riscaldamento globale. Notate che non stiamo parlando qui semplicemente di quanta acqua vi sia a disposizione per i raccolti ma di quanta acqua piovana viene utilizzata a tale scopo. Se infatti è vero che, per un certo numero di anni la vegetazione ha registrato una tendenza al rialzo nelle regioni aride, è anche vero che quando guardiamo a come le precipitazioni siano "tradotte" in vegetazione, allora il cambiamento climatico sembra colpire in modo non uniforme e in maniera maggiore i paesi più poveri.

E' importante considerare, come gli autori dello studio hanno giustamente fatto, che non bisogna guardare solo al cambiamento climatico da un punto di vista delle precipitazioni ma anche anche da una punto di vista geopolitico e di gestione delle risorse del territorio. La disparità della produttività di vegetazione dovuta all'acqua piovana in futuro nelle regioni aride avrà grandi conseguenze sulla popolazione. La rapida crescita della popolazione in paesi aridi dell'Africa forza la necessità di sfruttare terreni altrimenti poco adatti all'agricoltura, collocando quantità crescenti di bestiame su poca erba in ecosistemi già fragili. Al contrario, la vegetazione nelle aree aride dei paesi più ricchi del mondo sembra affrontare meglio i cambiamenti climatici probabilmente a causa dell'intensificazione e all'espansione di aziende agricole più grandi, dove maggiori risorse economiche consentono, tra le altre cose, l'irrigazione e la fertilizzazione.

Purtroppo, le tendenze future per le aree più povere del pianeta sembrano solo peggiorare, come nel caso di altri impatti legati al cambiamento climatico quali l'esposizione continua a rischi finanziari associati ad eventi estremi quali piene e alluvioni e a quelli sulla salute legati alla qualità' delle acque. Sempre più prepotentemente, il riscaldamento globale diventa un filtro attraverso il quale i più piccoli e deboli vengono intrappolati nella morsa sociale mentre coloro che possono permetterselo continuano ad ingrassare alle spalle del nostro pianeta e di coloro che rimangono in trappola.