NON SPRECARE

La nuova vita del telefonino: regalarlo non costa. E inquini meno

Dall'ambiente alla salute, dai consumi alla mobilità: i consigli per "non sprecare" e trovare un nuovo equilibrio sostenibile nella quotidianità. Che fine fanno i rifiuti elettronici? Proviamo a produrne meno. Tutte le puntate
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Con gli elettrodomestici, grandi o piccoli che siano, giochiamo a nascondino. Li seminiamo in casa, in una cantina, in una stanza poco frequentata, nel cassetto di qualche armadio: un accumulo insensato, come se questi oggetti potessero un giorno resuscitare dalla loro sepoltura. Mentre invece li stiamo semplicemente condannando a uno spreco eterno.

In ogni casa, secondo i dati di una ricerca Ispos, si contano in media otto apparecchi elettrici ed elettronici, abbandonati al loro destino. Quasi tutti funzionanti. E’ arrivato il nuovo modello, ma il vecchio ci potrà sempre servire. Dovrei smaltirlo, ma non so neanche bene a chi rivolgermi. Mi ricorda la nonna. Dal cellulare al phone, dal condizionatore al frigorifero, dai computer alle pianole: siamo ormai circondati da questo museo nascosto dei nostri consumi elettronici. E non siamo consapevoli neanche di quante cose stiamo sprecando, tutte allo stesso tempo.

Se il nostro elettrodomestico è da buttare, cosa tutta da dimostrare, ciò non significa che non abbia alcun valore. Un frigorifero contiene 28 chilogrammi di ferro e 3 chili di rame e alluminio. Chiuso in casa, spento e mai pulito, diventa ruggine. Il 96% dei materiali che compongono un cellulare possono essere recuperati. Parliamo di rame, ferro, cobalto, litio e perfino oro: perché sprecarli? Attorno al recupero e al riutilizzo degli elettrodomestici c’è un’industria, classico segmento da economia circolare, che regge sul presupposto di un corretto smaltimento di questi oggetti. E qui casca l’asino. I rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) devono essere smaltiti in una delle 3.600 isole ecologiche, ma questo avviene soltanto nel 30% dei casi (in Europa la media è sopra il 60%).

Stesso discorso per il meccanismo Uno contro zero, una legge che non ha mai funzionato come si sperava. Ciascuno di noi può consegnare un’apparecchiatura elettrica o elettronica nei negozi del settore. E se l’oggetto non supera i 25 centimetri sul lato più lungo, come nel caso di cellulari, tablet e asciugacapelli, non dobbiamo pagare nulla e non siamo costretti a comprare qualcosa. Semplicemente ci viene evitato il disturbo di andare presso un’isola ecologica.

Quando l’elettrodomestico è ancora funzionante, evitare lo spreco è ancora più facile. Uno sguardo su Internet ci porta in tempo reale alle tante piattaforme attraverso le quali possiamo vendere, sul mercato dell’usato, il videogioco che nostro figlio ha infilato  in un armadio o il tostapane finito in cantina: eBay, Kijiji, Subito.it. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma anche ammesso che tutto vada per il verso giusto, non sempre il gioco vale la candela, e forse è venuto il momento di farci qualche domanda attorno all’oggetto che abbiamo nascosto nella nostra giungla domestica. Non sarà il caso di donarlo? Possiamo regalare un tocco di felicità a qualcuno soltanto grazie a un gesto che a noi costa meno di zero? Le alternative sono a portata di mano, e ancora una volta, se usciamo dalla pigrizia mentale che di solito si accompagna all’abitudine di sprecare le cose, sarà tutto molto semplice.

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Abbiamo la prima fila da consultare, basta rivolgersi a un parroco vicino di casa e vedrete che qualcuno ci ringrazierà con un sorriso. Ci sono Centri della Caritas, Empori solidali, comunità di aiuto ai poveri sul territorio: non è necessario uscire dal vostro quartiere, e il televisore usato che avete lasciato in soffitta farà la gioia di una persona che non farete neanche la fatica di conoscere.

Poi c’è la seconda fila, le tante associazioni di volontariato specializzate proprio in questa attività di recupero di apparecchi elettrici ed elettronici. La onlus Progetto Nuova Vita, per esempio, ha due sedi a Cairate e Olgiate Olona, in provincia di Varese, dove una trentina di volontari raccolgono  computer e pc che arrivano dalle aziende e da privati cittadini. Quando è necessario, gli apparecchi vengono rigenerati, e poi consegnati a scuole che non sono in grado di acquistarli, oppure finiscono in una missione in Congo. Racconta Luca Colombo, presidente di Progetto Nuova Vita: "Il nostro lavoro è quello di mettere insieme due mondi. Da un lato chi spreca, evitando che questi oggetti perfettamente funzionanti finiscano in qualche discarica, e dall’altro lato chi non può permettersi un acquisto del genere e sprofonda nella povertà del digital divide".

E come diceva Madre Teresa di Calcutta il più grande scandalo non è la povertà in quanto tale, ma "la distanza tra chi spreca e chi crepa". Una distanza che possiamo accorciare anche regalando un vecchio telefonino.

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