Il caso

Bolsonaro: "Ecco chi esporta illegalmente il legno dall'Amazzonia". Ma a liberalizzare questo commercio è stato lui

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro (afp)
Il presidente brasiliano ha lanciato la sua accusa durante la riunione dei Brics (Brasile, India, Cina e Russia, oltre a Sud Africa). Dimenticando di dire che lui ha autorizzato l'abolizione di un decreto che impediva il commercio clandestino di legno della foresta
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Eccoli i paesi che ci rubano il legname, che lo esportano illegalmente dopo averlo strappato alla foresta, tagliato, imballato e spedito a casa loro. Sono gli stessi che poi ci accusano di distruggere l'Amazzonia, che ci attaccano minacciandoci con le sanzioni: Jair Bolsonaro parte all'attacco e sfodera il suo nuovo repertorio di accuse minacciando di svelare al mondo i nomi dei paesi che, a suo dire, commerciano violando le regole il legno della foresta illegale mentre si accalorano contro chi lascia spazio ai tagliatori di alberi clandestini.
 

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Lo fa durante la riunione dei Brics (acronimo che sta per Brasile, India, Cina e Russia, oltre a Sud Africa), un vertice che si è tenuto virtualmente causa Covid. "Nei prossimi giorni", ha annunciato il presidente quando è stato il suo turno, "sveleremo i paesi che hanno importato legno estratto illegalmente dall'Amazzonia. E alcuni di questi paesi sono i critici più severi del mio governo riguardo alla nostra politica su questa regione".

Secondo Bolsonaro, sarà questa denuncia a far calare, di molto, una pratica che è nota anche se impossibile da quantificare. Il tema esiste. E anche in modo rilevante. Tre anni fa, l'operazione della Polizia Federale "Archimedes" portò al sequestro di 120 container con 2.400 metri cubi di legname raccolto illegalmente nella foresta pluviale. Stando alle indagini erano diretti in Germania, Belgio, Danimarca, Francia, Italia, Olanda, Portogallo e Regno Unito.
 

La denuncia di Bolsonaro sarebbe anche un gesto nobile, finalmente all'insegna di una politica di conservazione e tutela ambientale di segno opposto a quella da lui seguita finora. Ma c'è un dettaglio, non trascurabile, che il presidente brasiliano evita di dire. E' stato il suo governo, nel marzo scorso, ad abolire un decreto che impediva il commercio clandestino di legno della foresta.

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La sua cancellazione di una misura che aveva dato i suoi frutti è avvenuta per mano del presidente dell'Istituto per l'ambiente (Ibama) Eduardo Bim, avvocato, nominato dal ministro dell'Ambiente Ricardo Salles (noto per essere stato condannato per reati ambientali) all'inizio di quest'anno alla guida della struttura governativa preposta al controllo della grande foresta. Agli inizi di marzo, mentre i brasiliani erano distratti dal carnevale e si godevano la pioggia di musica e balli nel momento dell'anno più atteso e sentito, ha depennato una norma in vigore da otto anni. Una barriera legale che impediva alle aziende di arraffare la quantità di legno che volevano e di esportarla senza grandi complicazioni.
 

Il sito d'inchiesta The Interceptor, che svela in modo attendibile i segreti che si vogliono tenere nascosti, aveva denunciato la cosa spiegando che la decisione era stata sollecitata, e ottenuta, da due imprese che avevano accumulato condanne e multe per complessivi 15 milioni di reais, circa 4 milioni di euro. Sarà difficile per Bolsonaro accusare la serie di paesi indicati, tra cui la Francia e la Germania, con cui è ai ferri corti proprio sul tema degli incendi e la distruzione boschiva dell'Amazzonia. A meno di completare il suo j'accuse ammettendo che il ministro dell'Ambiente, dietro sua autorizzazione, ha riaperto la porta dell'esportazione senza leggi rimasta chiusa dal 2012.