Alimentazione

Dieci anni di dieta mediterranea

(ansa)
Il modello riconosciuto come patrimonio dell'Umanità e, in termini nutrizionali, uno degli stili di vita alimentare più rispettosi dell'ambiente
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Il 16 novembre 2010 a Nairobi, 166 Stati membri dell'Unesco votarono all'unanimità la candidatura della dieta mediterranea tra i patrimoni immateriali dell'umanità, non come semplice elenco di alimenti, ma come insieme di tradizioni e valori che preservano la biodiversità ambientale e identità culturali millenarie. Proprio per celebrare il decimo anniversario del riconoscimento Unesco, Future Food Institute - la colonna portante di un ecosistema globale fondato su educazione e innovazione per lo sviluppo sostenibile a partire da cibo e sistemi agroalimentari lancia una serie di eventi digitali e programmi di formazione interamente dedicati alla dieta e allo stile di vita mediterranei come modelli per la sostenibilità sociale, culturale e ambientale nell'ambito degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Dopo l'esperienza del Food & Climate Shapers Boot Camp con la Fao a settembre, l'istituto si unisce nuovamente al Comune di Pollica, capitale della dieta mediterranea e esempio di zona che ha fatto della tutela ambientale e culturale il suo baluardo, in un territorio nutrito dalla filosofia e scienza fin dall'antichità: dalla scuola eleatica di Parmenide, sita nell'attuale Parco archeologico di Velia, alla scuola medica salernitana medievale, fino agli studi novecenteschi degli scienziati americani Ancel e Margaret Keys, trasferitisi a pioppi (frazione del comune di pollica) per studiare la correlazione tra lo stile di vita locale e l'incidenza delle malattie cardiovascolari, portandoli a scoprire i benefici di quella che negli anni Sessanta chiamavano per la prima volta dieta mediterranea. Questo modello, in termini nutrizionali, è stato riconosciuto anche come uno degli stili di vita alimentare più rispettosi dell'ambiente, grazie al modello doppia piramide introdotto dal Barilla Center For Food & Nutrition nel 2010, che è stato il primo a confrontare la frequenza degli scelte alimentari mediterranee per l'impatto che hanno sui nostri ecosistemi.

'Sarei molto felice che la dieta Mediterranea venisse interpretata come un grande soft power che è patrimonio dell'Umanità ma prima di tutto italiano - dice alla dire Sara Roversi, presidente del Future Food Institute - noi di FFI siamo sempre chiamati a parlare di futuro, tecnologie, innovazione e innovazione applicata al cibo per renderla sostenibile, buona per l'uomo e per l'ambiente. Quest'anno ci siamo imbattuti nella storia, nei valori e nelle origni della dieta mediterranea. E' successo nel corso del nostro programma, che organizziamo con la Fao, che ambisce a formare centinaia di climate shape in tutto il mondo. Questa cosa è successa a Pollica a settembre, e abbiamo toccato con mano un patrimonio che era accanto a noi. Abbiamo chiamato ragazzi dalla Cina, dal Giappone, dagli Stati Uniti, dal Canada che hanno potuto scoprire la dieta mediterranea".

Una scoperta illuminante, per molti aspetti, "ma non solo- prosegue la presidente del FFI- ci siamo resi conto che è una storia millenaria, che parte da Parmenide e Zenone, 2.500 anni di storia che vanno valorizzati".

"Se oggi la celebriamo come merita è anche per ribadire che il patrimonio della dieta mediterranea va tutelato, salvaguardato, protetto. Per questo siamo impegnati a creare l'Ufficio per la Dieta mediterranea presso il nostro Ministero", ha dichiarato la ministra per le Politiche agricole, Teresa Bellanova annunciando che il ministero è impegnato, inoltre, nel "promuovere e diffondere i principi e le ragioni della Dieta Mediterranea attraverso uno specifico portale web; realizzare nel 2021 un programma di comunicazione istituzionale sulle tematiche della Dieta mediterranea anche in vista di Expo Dubai; sviluppare iniziative sulla dieta mediterranea e sulla educazione alimentare nelle scuole e nelle Università anche con il supporto del Crea/Alimentazione. Un impegno significativo. Perché siamo convinti della straordinaria forza e rilevanza di questo patrimonio. E perché riteniamo che trasmetterlo alle nuove generazioni sia un compito necessario a cui non vogliamo sottrarci".