L'intervista

Il regista del docufilm su Greta: "Anche lei ha delle giornate no"

Nathan Grossman 
Nathan Grossman: "L'ho seguita per un anno, nei momenti belli e in quelli spiacevoli: è timida e sensibile, ma, allo stesso tempo, piena di convinzioni articolate. Ha una preparazione perfetta dal punto di vista scientifico, ma è anche una ragazzina buffa, che ride molto". Dal 14 il film in programmazione sui principali circuiti di streaming
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L'avventura di una ragazzina e la nascita di un movimento globale. Più che un semplice documentario "I Am Greta. Una forza della natura" è la cronaca di un incontro che poi si è trasformato in amicizia e che, alla fine, ha prodotto una testimonianza diretta, intensa e partecipata, sul cammino di un personaggio unico: "La prima volta in cui ho visto Greta Thunberg - racconta il regista svedese Nathan Grossman - era seduta da sola, con un cartello in mano, le ho chiesto il permesso di metterle un microfono e di seguirla per tutta la giornata. Le ho anche detto di non sapere esattamente che cosa avrei fatto con quel materiale e che, forse, ne sarebbe venuto fuori un cortometraggio o magari una serie su bambini attivisti". La vita è andata molto più veloce di qualunque previsione e, nel giro di poche settimane, Grossman si è trasformato nel primo biografo ufficiale di un'adolescente con le trecce che ha messo alle strette i potenti del mondo: "Tre settimane dopo il nostro primo colloquio, Greta ha deciso di andare avanti con lo sciopero della fame, ripetendolo ogni venerdì. Il movimento ha iniziato a diffondersi fuori dalla Svezia, in Finlandia, in Danimarca, dopo un mese ho deciso che avrei girato un film".

"I am Greta", la clip del docufilm


Che cosa l'ha più colpita di Greta?
"Il fatto che sia molto timida, ma, allo stesso tempo, piena di convinzioni articolate. Ha una preparazione perfetta dal punto di vista scientifico, ma è anche una ragazzina buffa, che ride molto. E' particolarmente sensibile, e questa sensibilità rappresenta insieme la sua forza e la sua debolezza".

Come mai, secondo lei, Greta è riuscita ad avere un impatto così forte su persone delle più diverse nazionalità?
"Di sicuro è stato importante il tempismo. Secondo me tanta gente aspettava da un bel po' che qualcuno esprimesse quel senso diffuso di frustrazione nei confronti del cambiamento climatico. Per troppo tempo non è successo niente, ora, invece, il panico della gente è aumentato, la situazione è sensibilmente peggiorata e, come si vede anche nel film, Greta sa esprimere tutto questo in un modo che riflette la gravità del momento. Inoltre ha pesato la storia sua personale, la sua diagnosi di Arsperger, penso che tanti si identifichino in lei".

Nel film lei mostra anche aspetti molto privati della protagonista, momenti di sconforto e tensioni con i genitori. Perché ha voluto che ci fossero?
"Come filmmaker avevo bisogno di far vedere anche il dietro le quinte, naturalmente Greta è minorenne, quindi ho chiesto ai genitori il permesso di filmarla e ho rispettato i patti. Il documentario è molto privato, ma è anche vero che ognuno ha i propri spazi personali e che tali devono restare. Mi interessava però far vedere che il suo impegno di attivista comprende giorni belli e giorni brutti. Ne ho parlato con Greta, le ho detto che avrei voluto seguirla anche nelle fasi spiacevoli e che, ovviamente, sarebbe stata libera di dirmi, in ogni attimo, "basta, esci da questa stanza"".

'I am Greta', in un doc Thunberg e la lezione per la tutela dell'ambiente


Qual è stato, per lei, il momento più emozionante della lavorazione?
"Beh, quando abbiamo incontrato il Papa ero scioccato, io stesso continuavo a riflettere su quanto poco tempo fosse stato necessario per arrivare a far succedere una cosa come quella".

Greta Thunberg ha dichiarato che il suo film le è piaciuto. Che cosa la preoccupava del risultato finale?
"Una volta mi ha detto di aver paura di non riconoscersi, temeva di essere trasformata in qualcun'altro. Poi, quando ha visto il film, è stata contenta, mi ha detto di essersi ritrovata. Per me è stato un momento importante, sono stato felice della reazione di Greta, ho sentito di aver realizzato quello che desiderava e ho capito che il ritratto di un anno così folle e movimentato le era fedele. Spero che il film riesca a mettere gli spettatori in contatto con il punto di vista di Greta".

Ha spiegato che il documentario non è solo il ritratto di un personaggio cruciale, ma riguarda anche il modo in cui, nell'arco di un anno, la mobilitazione giovanile sul clima è cresciuta fino a diventare un evento storico. Che cosa vorrebbe che la gente facesse dopo aver visto "I'm Greta"?
"Mi piacerebbe che la gente avesse più rispetto per chi ha il coraggio di dire quello che pensa, di riconoscere i problemi, anziché ignorarli o nasconderli".

In che modo il Covid ha inciso su Greta e sull'intero movimento?
"Prima di tutto non è stato più possibile scioperare per il clima. Greta e i suoi compagni sono ben felici di seguire i consigli scientifici e quindi non hanno fatto più manifestazioni. Oggi è chiaro a tutti che c'è un problema ambiente e che esiste un legame tra l'esplosione del Covid e il modo in cui trattiamo la natura. Spero che oggi l'attenzione di tutti converga su questi punti. Ma c'è anche un altro effetto notevole. I ragazzi stanno scoprendo che, davanti al Covid, i governi sono in grado di reagire, mobilitando miliardi di euro e di dollari, e questo avviene dopo che, per anni, era stato detto loro che la crisi climatica era troppo costosa e quindi difficile da affrontare. Ancora una volta il sistema politico mostra di saper funzionare solo a breve termine e, soprattutto, di tradire le generazioni future".