Riciclo

Quando il packaging è un rebus, l'app ti aiuta a differenziare

Pringles, pasta Rana e Rummo le confezioni più enigmatiche per i consumatori
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"Plastica o indifferenziato… Questo è il problema". Se Amleto fosse sbalzato nel XXI secolo davanti a due cassonetti, avendo tra le mani uno dei tanti imballaggi in circolazione, probabilmente sarebbe tentato di correggere il celebre monologo shakespeariano. Perché fare la raccolta differenziata non è affatto un gioco da ragazzi. Soprattutto con alcuni imballaggi.

Le confezioni incomprese. In cima alla poco lusinghiera classifica degli imballaggi che dal punto di vista del riciclo sono più oscuri per gli italiani troviamo la confezione delle Pringles (che non a caso nel mercato britannico stanno per cambiare qualcosa), seguono quelle della pasta Giovanni Rana e Rummo. Guardando invece alle diverse tipologie di prodotto, le più enigmatiche sono il cartone del latte, i sacchetti di biscotti e le vaschette di polistirolo. Il risultato, ad esempio, è che nella raccolta della plastica il 9% sono materiali che non ci dovrebbero essere (dati Corepla).

“Gli imballaggi sono una materia difficile, che non ci insegnano a scuola e che ci mette in crisi perché sono numerosi quelli difficili da riconoscere”, spiega Noemi De Santis di Junker, l’app che aiuta a fare la raccolta differenziata, quella che gli utenti interrogano su come riciclare e dai cui data base sono estratte le classifiche citate.

E il tetrapak, dove lo butto? Il problema è bifronte. “In certi comuni la carta va con gli imballaggi leggeri, in altri va da sola – racconta De Santis – il tetrapak a volte va con la carta a volte è raccolto a parte; la plastica a volte coi metalli a volte da sola; i metalli da soli o col vetro o con la plastica”. Insomma, nella raccolta differenziata l’Italia unita si deve ancora fare.

E poi “molti packaging sono oggettivamente difficili da riconoscere, spesso sono composti di materiali diversi: questo ci mette in difficoltà”. Sulle confezioni dei prodotti “il marketing usa tutto lo spazio e pochissimo resta per le informazioni sul riciclaggio. Anche i simboli dei materiali sono tutt’altro che chiari (e non sempre corretti): quello del triangolino, ad esempio, può avere un numero o la sigla del materiale (dai metalli alle plastiche) e questo non semplifica le cose”.

La classifica di Junker sulle confezioni rebus “conferma che quando si progetta un packaging si cura molto il marketing ma poco la sostenibilità”, spiega Paolo Tamborrini del Politecnico di Torino, coordinatore del master in eco packaging design. “Alcuni hanno trattamenti e finiture che vogliono farli apparire come materiali naturali per alludere alla naturalità del prodotto, e questo innesca nel consumatore dei dubbi”. Insomma “quando si progetta non si fa ancora sufficiente attenzione al fine vita”. Siamo quindi considerati consumatori piuttosto che cittadini che hanno a cuore il Pianeta.

L'app che ti aiuta a differenziare. In questo panorama confuso, Junker è sicuramente un'utile bussola. 1,4 milioni di download (è la prima app in Italia nella categoria utility), 800 mila utenti attivi ogni giorno, 1,6 milioni di prodotti censiti, che vengono riconosciuti inquadrando il codice a barre con la fotocamera del telefonino. Versioni in inglese, tedesco, francese, e, per le comunità straniere in Italia, cinese, rumeno, russo, ucraino e bulgaro. Pluripremiata (ricordiamo la Fondazione per lo Sviluppo sostenibile e l’Atlante dell’economia circolare) è utilizzata da oltre 800 comuni (10 milioni di abitanti) per comunicare coi cittadini (indicando ad esempio variazioni del calendario della raccolta porta a porta) e per ricevere da loro segnalazioni in tempo reale.

Insomma, per sapere dove buttare i prodotti della classifica, è possibile scaricare l’app Junker. Mentre per quanto riguarda il cassonetto dipende dal Comune in cui ti trovi.