Didattica

Scuola, tra i banchi spunta la natura

Arriva l’educazione ambientale ma le linee guida sono scarne e gli istituti devono arrangiarsi
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Arriva l’educazione ambientale tra i banchi, materia scolastica da studiare come la storia e la matematica. "Siamo uno dei pochi Paesi al mondo", ha esultato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Ma la realtà è un po’ meno rosea: la nuova materia non è davvero una materia, è un ibrido, frutto di un cambiamento in corsa, secondo una di quelle formule care alla politica italiana. Un anno fa a guidare il ministero dell’Istruzione c’era Lorenzo Fioramonti, deputato dei Cinque Stelle con una forte coscienza ambientalista. Aveva ereditato dal suo predecessore Marco Bussetti, della Lega, una riforma che riportava in classe l’educazione civica. Fioramonti aveva provato a dare una sterzata rapida e una sua impronta alla riforma in arrivo.

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"L’educazione civica che stava per essere reintrodotta nelle scuole aveva un’impostazione molto classica. Io, invece, volevo qualcosa di utile, di attuale. A ragazze e ragazzi non serve imparare a memoria gli articoli della Costituzione ma parlare di cittadinanza sostenibile", spiega l’ex ministro. Di qui un grande lavoro per creare le linee guida da mandare alle scuole, la partecipazione al Cop25, la Conferenza Onu sul cambiamento climatico. "Sono stato l’unico ministro dell’Istruzione invitato", precisa. Poi le dimissioni, l’arrivo di Lucia Azzolina al ministero e qualcosa cambia, denuncia Fioramonti. "Non so per quale ragione sono stati licenziati i direttori generali che si erano occupati delle linee guida e la mia successora non ha dato grande seguito al mio lavoro. Anzi, l’ha cestinato. Le attuali linee guida inviate alle scuole sono molto asciutte, non dicono agli insegnanti nulla di più di quello che potrebbero già sapere da soli".

Le linee guida in vigore per quest’anno scolastico sono state inviate a giugno alle scuole e sono molto diverse da quelle impostate alcuni mesi prima. Al primo posto c’è la Costituzione. Lo sviluppo sostenibile è al secondo posto e prevede "la costruzione di ambienti di vita, di città, la scelta di modi di vivere inclusivi e rispettosi dei diritti fondamentali delle persone" e quindi "i temi riguardanti l’educazione alla salute, la tutela dell’ambiente, il rispetto per gli animali e i beni comuni, la protezione civile". Una formula che ridimensiona molto il ruolo dell’ambiente in classe.

I ragazzi sono preparati? Secondo un sondaggio condotto all’avvio delle lezioni da Skuola.net su 3.600 studentesse e studenti delle medie e delle superiori, la coscienza ambientale esiste ma c’è ancora un gran lavoro da fare. Il 52% non ha mai partecipato o non sa che cosa siano i Fridays for Future e quasi uno su tre non sa che quest’anno deve studiare educazione ambientale a scuola. Ma quasi 8 su 10 ritengono utile la scelta di parlarne in classe.

Le differenze tra Nord e Sud sono sempre marcate. Otto ragazzi su 10 nel Nord assicurano che le loro scuole incentivano comportamenti corretti da un punto di vista ambientale, una percentuale che cala al 72% al Sud. Otto ragazzi su 10 raccontano che nei loro istituti ci sono i bidoni per la raccolta differenziata, una cifra che sale all’86% nelle scuole del Nord e si riduce al 68% nelle scuole del Sud.

"La paura – commenta Lorenzo Fioramonti – è che nelle scuole ci si occupi di tutto tranne che di educazione ambientale, chiudendo un occhio e non dando importanza a questa materia. Se fosse così sarebbe un’occasione persa dopo il gran movimento dello scorso anno e il sostegno di un ministro agli studenti. Ora che il frutto di quella stagione sta diventando realtà bisogna riflettere su quello che le scuole possono fare anche soltanto sulle tonnellate di rifiuti che produrranno. Secondo me la scelta di inviare mascherine chirurgiche da buttare è stato un errore, bisognava lavorare su un modello diverso, sulle mascherine lavabili e certificate come avviene in molti Paesi d’Europa. Fa parte dell’esperienza del Covid, essere in emergenza sanitaria non ci deve far dimenticare i comportamenti responsabili", conclude