Marco Alverà: "Idrogeno occasione storica, l’Europa acceleri"

L'amministratore delegato di Snam: "Dal Recovery Fund incentivi per dimezzare i costi di produzione. Il solare ha ricevuto 65 miliardi"
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Due anni fa ne parlava una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Ora la Germania ci investe 9 miliardi e la Francia 7. Cosa è successo nel frattempo, perché ora tutti guardano alla tecnologia dell'idrogeno?
"Si è ricominciato a parlare di idrogeno nel 2002, con la pubblicazione del libro di Jeremy Rifkin. Poi il dibattito nel mondo dell'energia si è come addormentato di fronte al fatto che produrre idrogeno all'epoca costava 40 volte di più del petrolio. Ora si è risvegliato perché il crollo dei prezzi delle rinnovabili e la progressiva competitività degli elettrolizzatori ha portato l'idrogeno a costare solo due volte il petrolio. E per alcune applicazioni, penso ad esempio al trasporto ferroviario, si andrà al pareggio nel giro di cinque anni".  
 
 Marco Alverà, ad di Snam 

 Se la tecnologia ha fatto progressi, non tutti hanno dormito. Cosa ha determinato il calo dei prezzi per produrre idrogeno?
"Diciamo che la sveglia è arrivata quando ci si è accorti della curva dei costi di produzione fotovoltaico. Un andamento sorprendente:  nel 2000 il mercato non era ancora partito e il costo di produzione era sopra gli 800 euro per megawattora. Dieci anni dopo eravamo scesi sui 200-250 euro. Oggi siamo arrivati ora sotto i 20 euro per megawattora in varie zone, favorendo la solar grid parity. E' successo, ad esempio, nelle ultime aste in Portogallo. Lo stesso succederà per gli elettrolizzatori. Fino al 2019 erano oggetti conosciuti solo alla cerchia ristretta degli addetti ai lavori: ora tutti sanno che sono fondamentali nel processo di produzione dell'idrogeno. E l'Europa ha capito che deve controllare tutta la filiera per non ripetere l'errore commesso con il fotovoltaico".
 

Quale errore?
"Di fatto, nonostante il grande sviluppo del fotovoltaico in paesi come la Germania, l'Italia, la penisola iberica, non è nata una filiera europea dei pannelli solari. Nel settore sono entrate piccole aziende e pochi grandi gruppi focalizzati sulla produzioni di moduli e sistemi. Ora nella tecnologia dell'idrogeno abbiamo la possibilità di creare una filiera importante se grandi gruppi del settore faranno la loro parte, come è avvenuto nell'aeronautica per Airbus o sta avvenendo sulle batterie o sul cloud per la creazione di un network europeo. L'operazione che ha portato Snam ad allearsi con gli inglesi di ITM Power va in questa direzione, per sviluppare nuove conoscenze e tecnologie".
 

Al momento, però, non si può produrre idrogeno verde. Ma solo grigio, ricavato da idrocarburi. E quindi contribuisce alle emissioni di CO2. Non è un controsenso?
"Quello grigio va eliminato. E' un mercato facile da aggredire subito: è stato calcolato che per produrre idrogeno utilizzando idrocarburi si accumulano emissioni pari a quelle di Indonesia e Inghilterra messe insieme. E' un mercato da 150 miliardi di dollari che già esiste a va solo sostituito. Con cosa? In attesa che si completi la riduzione di costi che liberi lo sviluppo dell'idrogeno "verde", interamente prodotto da rinnovabili che rappresenta la soluzione a tendere , dall'idrogeno "blu", utilizzando gas unito alla tecnologia per la cattura della CO2. Già avviene dove il costo del gas è molto basso".
 

Significa che occorrono incentivi pubblici o in bolletta per favorire la transizione verso l'idrogeno "blu" e poi "verde"?
"Intanto, ricordiamo che per favorire il passaggio alle rinnovabili fotovoltaiche l'Europa ha destinato cifre considerevoli, 65 miliardi di sussidi all'anno. Per il passaggio all'idrogeno servirà molto meno. I fondi europei del Recovery Fund avranno lo stesso scopo. Gli esperti prevedono che per dimezzare i prezzi degli elettrolizzatori occorre costruire scala dell'ordine dei 50 gigawatt. Di questi, 25 gigawatt dovrebbero arrivare entro il 2030. Come arrivare agli altri 25? Se una raffineria ora usa idrogeno grigio, con un sussidio passa all'idrogeno blu e domani al verde, ma intanto si porta dietro una quota di gigawatt".
 

Quali saranno gli usi più probabili dell'idrogeno: per il settore dei trasporti o come accumulo dell'energia prodotta dalle rinnovabili?
"Saranno molteplici e differenziati anche per aree geografiche. Dove serve riscaldamento, la casa del futuro avrà una connessione a idrogeno e genererà calore dove c'è bisogno. L'idrogeno farà tornare di moda il teleriscaldamento, l'acqua calda funzionerà anche da accumulatore di energia, come già avviene per chi ha il serbatoio per l'acqua calda collegato al pannello solare. Sostituirà il metano nel riscaldamento, per le attività industriali energivore, nei trasporti di lunga distanza. Servirà per tutto quel mondo che va a molecole, ma dove è difficile elettrificare".

L'idrogeno può essere trasportato nella rete del gas. Ma le esperienze sono ancora limitate. E in ogni caso occorreranno investimenti nelle infrastrutture a cominciare dai distributori per il settore trasporti. Chi paga? Non ci sarà un aumento delle bollette per i consumatori?
"I costi di adeguamento sono relativamente contenuti. Così come già ora i costi in bolletta per le reti di trasporto e distribuzione del gas ed elettriche. E partiamo da una rete che già esiste e non dovrà essere costruita ex novo".

Quali sono gli avversari dell'idrogeno, c'è chi rema ancora contro?
"Me ne aspettavo molti di più. Gli avversari che sarebbero stati più naturali, legati all'economia dei fossili, iniziano a puntare sull'idrogeno. I paesi del Golfo, che sono la quintessenza del mondo legato agli idrocarburi, sono tra i maggiori investitori nei grandi progetti per la produzione di idrogeno verde:  il più grande di tutti si trova in Arabia Saudita, che è anche il detentore delle maggiori riserve petrolifere al mondo. Il vero avversario, in realtà, potrebbe essere la difficoltà del sistema a evolversi, se non capirà velocemente che siamo di fronte a un'opportunità  storica".