La zucca sul tetto di Parigi

Nature Urbaine: l'orto urbano del Paris Expo, il centro fieristico Porte de Versailles (Parigi) 
Un'avveniristica e gigantesca fattoria verticale a poca distanza dalla Tour Eiffel. Ogni giorno si raccolgono fragole e zucche. E 500 chili di pomodori
3 minuti di lettura
PARIGI - Il primo raccolto di fragole e pomodori era sul tetto di casa, in un palazzo del 13mo arrondissement. Oggi Pascal Hardy fornisce ristoranti, alberghi, centinaia di famiglie parigine coltivando frutta e verdura in un terreno agricolo grande quanto due campi da calcio e con una posizione un po' particolare. L'appuntamento è al padiglione 6 di Paris Expo, il centro fieristico Porte de Versailles a ovest della capitale. "Ci vediamo in cima all'ultima rampa", spiega al telefono il fondatore di Nature Urbaine, l'avveniristico progetto inaugurato qualche mese fa. Superata una passerella, preso un ascensore, salita la rampa, si arriva sull'immenso lastrico solare dove tre ragazzi stanno controllando la maturazione delle zucche. Indossano cappello di paglia e guanti da giardiniere. Un'immagine campestre a pochi passi dal périphérique, il raccordo anulare dove sfrecciano macchine a ogni ora del giorno. "I nostri ortaggi non hanno smog", precisa subito Hardy che si muove con il suo "trattore", come chiama la carrozzina su cui è seduto.

Parigi, ecco l'orto urbano sul tetto


Nel 2007 l'ingegnere agronomo cinquantenne è rimasto paralizzato alle gambe. Un albero crollato addosso durante una tempesta. Si definisce "vittima del riscaldamento globale" e spiega che quell'incidente ha accelerato la sua presa di coscienza sull'urgenza ecologica, intorno a espressioni come chilometro zero, sovranità alimentare, biodiversità. Prima consulente di vari gruppi, il suo handicap l'ha spinto a studiare l'economia circolare. Dopo la sua prima esperienza in casa, quattro anni fa ha creato due società che sviluppano progetti di agricoltura urbana e si occupano già di una decina di luoghi in tutta la Francia.

L'orizzonte è coperto di tetti e palazzi. Da una parte la vasta banlieue, dall'altra la Tour Eiffel che dista meno di dieci minuti. Le centinaia di piante che spuntano dalle colonne vegetali sul tetto di Paris Expo non hanno le radici in terra, dove rischierebbero di assorbire sostanze inquinanti, ma restano ingabbiate in piccole celle, bagnate periodicamente con una miscela di acqua e nutrimenti. "Mettiamo solo una piccola zolla di terra all'inizio per far germogliare il seme". La gigantesca fattoria sospesa con quasi settecento colonne e millecinquecento vasi è organizzata con un sistema dell'idrocultura. In modo verticale, con le colonne forate a perdita di vista, per coltivare fragole, insalate, bietole, piante aromatiche. Per zucche, pomodori, melanzane, cetrioli, e altre piante rampicanti sono usati lunghi vasi con un substrato di fibra di cocco, irrigati in modo permanente e ordinati lungo fili tesi su strutture di bambù e metallo.

"É una tecnica ispirata alle culture dell'antica Babilonia" racconta Hardy illustrando due vantaggi immediati: risparmio di acqua (si consuma il novanta per cento in meno) e rendimento (la produzione agricola è fino a cinque volte maggiore rispetto alle tecniche tradizionali). Hardy ha vinto il bando per Paris Expo battendo la concorrenza di un'altra importante società americana. Nel Nord America, gli esempi di orti in piena città sono già molti. "Noi abbiamo la particolarità di esserci specializzati nell'idrocultura e di essere una fattoria sospesa", precisa Hardy. Oggi Nature Urbaine copre un terzo della superficie totale prevista, 14mila mq. Quando l'intero progetto sarà completato, entro il 2022, diventerà il più grande orto urbano sospeso.

"Assaggi questo pomodoro", dice l'imprenditore porgendo un piccolo frutto giallo. In queste settimane, i cinque dipendenti di Nature Urbaine ne raccolgono quasi cinquecento chili al giorno, tra specie accuratamente selezionate come pomodori neri di Crimea, Corno delle Ande o Green Zebra. I clienti del ristorante Le Perchoir, affacciato sull'orto, li possono degustare pochi minuti dopo che vengono staccati dalla pianta. Un'altra parte della produzione va a finire negli alberghi di fronte o nel supermercato a meno di cinquecento metri. Ogni settimana vengono anche preparati dei cesti per i parigini che si prenotano sul sito.

Hardy si sente un combattente. La crisi sanitaria ha rallentato il progetto su cui ha investito oltre 300mila euro. L'inaugurazione prevista ad aprile è slittata di qualche mese. Ma il Covid è stato anche un straordinario acceleratore per cambiare le mentalità. "Oggi la nostra produzione fino a novembre è già venduta". I "Carrés Parisiens", orti privati per i residenti locali, sono un altro successo. I parigini affittano un metro quadrato a 320 euro all'anno con l'assistenza degli agricoltori di Nature Urbaine e progetti didattici per riscoprire i cicli della natura.

Mangiare fragole e pomodori dell'orto di Paris Expo è anche un gesto militante, per immaginare un altro rapporto con la natura, l'alimentazione. "Permette anche di rafforzare il tessuto sociale, creando posti di lavoro".

A Parigi esistono già una trentina di fattorie urbane. Dentro alla Ville Lumière sono stati censiti 320 ettari potenzialmente coltivabili, spesso terreni abbandonati tra asfalto e palazzi. Se ogni metro quadrato producesse 5 chili di verdura fresca, si produrrebbero 32mila tonnellate di verdura all'anno, sufficienti a sfamare 230mila parigini. Poco? Tanto? "È un inizio verso una forma di resilienza ambientale ed economica per le città di domani", conclude Hardy. E sullo spirito di resilienza ha qualcosa da insegnare.