La Posidonia Oceanica, il Blue Carbon mediterraneo

Questa pianta rappresenta un luogo di riparo e ristoro per numerose specie animali, contribuisce a dare stabilità a fondali e spiagge e protegge la costa da erosione e mareggiate
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Due mesi di lockdown ci hanno fatto sognare, ancor più del solito, le bellezze naturali del nostro paese con un'intensità particolare. Allo stesso tempo diversi custodi di queste meraviglie, come parchi e aree protette, hanno fermato le loro attività in conseguenza alla pandemia. Come per molte professioni, il lavoro si è spostato online. E il web sta dando la possibilità a questi enti di portare avanti le attività divulgative con una risonanza addirittura maggiore rispetto a tempi pre-covid19.

È questo il caso del Parco Nazionale dell'Asinara, che da inizio aprile porta avanti una serie di incontri online sui vari aspetti naturalistici ed ecosistemici che offre, presentati dal Commissario del parco Valeria Scanu e dal Direttore Vittorio Gazale. Durante uno di questi seminari si è parlato di Sea Forest Life, un progetto che rientra nel programma Life dell'Unione Europea, nella sezione dedicata ai progetti di mitigazione dei cambiamenti climatici. Il progetto è nato dalla collaborazione tra numerosi enti tra cui Università della Tuscia, ISPRA, CNR, Water Right Foundation, Carbon Sink Group e tre parchi nazionali: dell'Asinara, dell'arcipelago della Maddalena e del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Sea Forest Life è stato presentato alla conferenza Ecosystem Service Partnership (ESP) di Hannover nel 2019 e riguarda la tutela della Posidonia oceanica.

Sebbene il nome possa trarre in inganno, la Posidonia oceanica è una specie endemica ed esclusiva del nostro mare (è infatti soprannominata polmone del Mediterraneo) e crea estese praterie sui nostri fondali ricoprendo il 2% della superficie. Spesso ritenuta un'alga, la Posidonia è in realtà una fanerogama marina, cioè una vera e propria pianta evoluta simile a quelle terrestri e dotata di fusto, radici e foglie che è tornata a colonizzare il mondo subacqueo.

L'importanza di questa pianta sta nel ruolo di primo piano che occupa negli ambienti marino-costieri: rappresenta infatti un luogo di riparo e ristoro per numerose specie animali, contribuisce a dare stabilità a fondali e spiagge e protegge la costa da erosione e mareggiate. Come il suo titolo suggerisce, la Posidonia ha inoltre un ruolo fondamentale nell'ossigenazione delle acque, rimuovendo il carbonio e trattenendolo all'interno della propria biomassa.

Questa pianta ha subito un pesante deterioramento a causa delle attività umane nel corso degli ultimi decenni. Danneggiamenti dovuti non soltanto al progressivo aumento delle temperature delle acque, ma anche all'intensificarsi delle attività che si svolgono sulle coste: costruzioni, scarichi di acque reflue, turismo di massa. Il maggior fattore di disturbo per questa pianta è il crescente numero di ancoraggi da parte delle imbarcazioni: turisti inconsapevoli, nel gettare l'ancora, creano infatti enormi corridoi nei quali le praterie vengono ”arate«, strappando matte (grovigli di foglie e radici) e distruggendo un ecosistema che ha impiegato quasi un secolo per formarsi.

Il progetto Sea Forest Life si propone di rigenerare le praterie di Posidonia attraverso due azioni principali. La prima è quella di tutela dell'habitat prateria attraverso la regolamentazione dei metodi di ancoraggio all'interno dei parchi, l'uso di metodi non invasivi e la creazione di nuove tipologie di ormeggio, individuate in zone di interesse per i natanti ma lontane dalle zone vulnerabili per la Posidonia. Parte del progetto riguarda la creazione di una piattaforma online e di un'app che consentiranno, a chi farà richiesta di accesso all'area protetta, di consultare la mappa dei siti di ancoraggio disponibili, tenendo sotto controllo anche il tempo di permanenza massimo nel sito prescelto.

La seconda azione riguarda il monitoraggio della quantità di anidride carbonica che viene catturata e conservata all'interno di queste praterie. Si parla in questo caso di ”Blue Carbon«, ovvero carbonio che viene sottratto all'atmosfera e conservato sotto forma di biomassa (foglie, radici, sedimenti) in ambienti marini. Sono noti ed importanti i casi di mangrovie e torbiere, ma questo rappresenta il primo studio che analizza il potenziale della Posidonia, fornendo un database essenziale per sbloccare i meccanismi di finanza climatica previsti nell'accordo di Parigi. Una fase preliminare di ”mappatura« con metodi satellitari è stata già completata. Sono state acquisite informazioni riguardo all'estensione delle foreste sottomarine, al loro stato di salute e selezionate le zone più a rischio danneggiamenti da parte di inquinamento e imbarcazioni. La seconda fase del progetto riguarda la messa a punto di un metodo standardizzato e replicabile per misurare l'effettiva quantità di anidride carbonica che viene immagazzinata nell'habitat, contando sia quella che viene accumulata che quella che viene riemessa in caso di disturbo. Una volta acquisiti dati più precisi questi potranno essere convertiti in crediti di carbonio ed avere un valore, oltre che naturale, anche monetario e sociale.

L'intento è quello di creare una piattaforma online che funzioni come un vero e proprio mercato, in cui i crediti possano essere acquistati da altri soggetti che vogliano compensare in questo modo le proprie emissioni.

In un primo momento le uniche quote sul mercato creato dalla piattaforma arriveranno dai tre parchi nazionali aderenti al progetto ma, con la creazione di un metodo di misurazione standardizzato e riproducibile, la piattaforma si potrà estendere anche ad altre aree protette in Italia e in tutto il Mediterraneo. Una prima replica del progetto Sea Forest Life è già prevista per l'isola di Malta.

Sea Forest Life è aperto anche ad una rete di citizen science in cui i cittadini che si troveranno nelle aree dei tre parchi potranno dare un contributo compilando un questionario sul progetto, aggiornando quindi costantemente i dati e fornendo feedback molto utili anche dal punto di vista economico-sociale.

Il contesto di riapertura graduale in cui ci troviamo dopo la pandemia è senza dubbio molto delicato e quella che si sta avvicinando sarà un'estate in cui la maggior parte degli italiani farà turismo, se possibile, all'interno del proprio paese. Questa riscoperta interna potrà essere un tassello chiave per una ripartenza sostenibile, o ancor meglio rigenerativa, dopo il lockdown di questi mesi.

Imparare dagli errori che hanno portato alla pandemia è di fondamentale importanza non solo dal punto di vista climatico: come ci ha mostrato questo virus, un problema ambientale è, a tutti gli effetti, anche un problema sociale ed economico.

* Laureata in scienze biologiche presso l'università di Firenze con una tesi sull'ecologia marina. Lavora nel mondo della scuola e fa parte di Italian Climate Network dal 2016. Partecipa al Progetto scuola e all'organizzazione di ”Storie di un clima che cambia«. Ha partecipato come delegato ICN alle COP24 a Katowice e COP25 a Madrid