Sei più ansioso di altri? Potresti avere una predisposizione biologica

La ragione potrebbe avere a che fare con l'elevata espressione di alcune proteine coinvolte nei meccanismi di azione del neurotrasmettitore della serotonina, suggerisce uno studio condotto su alcuni piccoli primati

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(Credits immagine: Road Trip with Raj on Unsplash
La realtà è un puzzle soggettivo: uno stesso evento, uno stimolo, può avere effetti diversi da persona a persona. Può per esempio suscitare ansia, essere fonte di preoccupazione e agitazione in qualcuno, ma non in altri. Un fenomeno che potrebbe avere a che fare anche con una predisposizione biologica, rimarca oggi uno studio sulle pagine di Journal of Neuroscience, condotto su alcuni piccoli primati, gli uistitì dai pennacchi bianchi (Callithrix jacchus). Il team dell'Università di Cambridge, nel Regno Unito, che ha condotto la ricerca, mostra infatti che gli animali che hanno più proteine coinvolte nel meccanismo di riassorbimento della serotonina (a volte soprannominata, semplificando, “la molecola della felicità”) a causa di una più elevata espressione genica, sono tendenzialmente più ansiose.
 
La serotonina è un neurotrasmettitore, ovvero uno dei messaggi usati dal cervello per comunicare le cellule nervose, ed è coinvolta in numerosi processi fisiologici, come il sonno, l'appetito, e l'umore. Agisce legandosi a dei recettori e dopo essere rilasciata viene eliminata attivamente grazie all'azione di alcune proteine trasportatrici. Può l'abbondanza di queste proteine coinvolte nel sistema di azione e regolazione della serotonina essere legata alla suscettibilità o meno a comportamenti ansiosi?
 

Per rispondere alla domanda i ricercatori hanno osservato l'espressione dei geni che contengono le informazioni per la produzione di queste proteine in alcuni uistitì, cercando eventuali correlazioni con la presenza di comportamenti più o meno ansiosi. Per esempio, nel loro studio, i ricercatori hanno condotto un esperimento nel quale uno sperimentatore si mostrava agli animali con una maschera, in modo da non esser riconoscibile e percepito dunque come non famigliare. Gli scienziati hanno così osservato in dettaglio le risposte dei primati, come vocalizzazioni e movimenti, a loro volta riconducibili a comportamenti più o meno ansiosi. E quello che hanno visto, raccontano nel loro studio, è una correlazione tra l'elevata espressione genica di trasportatori della serotonina (misurata con analisi post-mortem) e comportamenti ansiosi. In particolare in una zone del cervello: nella corteccia prefrontale e nell'amigdala. Ma in un secondo set di esperimenti i ricercatori hanno mostrato anche come i comportamenti ansiosi potevano essere modulati farmacologicamente tramite la somministrazione di un inibitore selettivo della ricaptazione (reuptake) della serotonina (citalopram, un antidepressivo), un medicinale che agisce appunto inibendo l'eliminazione del neurotrasmettitore dopo il suo rilascio. Somministrato direttamente (infuso) nel cervello di alcuni primati con comportamenti ansiosi gli scienziati hanno osservato come questi scomparissero.
 
Tutto questo secondo gli autori suggerisce che l'elevata espressione dei trasportatori della serotonina a livello dell'amigdala sia collegata alla presenza di comportamenti ansiosi e che la somministrazione di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI, selective serotonin reuptake inhibitors) possa avere effetto agendo proprio a questo livello. Più in generale, scrivono in chiusura del paper gli autori, studiare la suscettibilità ai comportamenti ansiosi potrebbe aiutare a sviluppare strategie di trattamento più mirate.