L'astrofisico Martin Rees: "Benvenuta tecnologia, ma ricordati di essere umana"

Già nei prossimi dieci o vent’anni rivoluzionerà gli schemi oggi in corso, stravolgerà intere economie nazionali e ridisegnerà i rapporti internazionali. E nonostante le crisi, dobbiamo guardare al futuro con ottimisimo. Affidiamoci sempre di più a essa ma lasciamoci guidare dall'etica. (In collaborazione con Codice Edizioni)

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Perché la Scienza, oggi? È questa la domanda che Codice Edizioni ha posto a scienziati, esponenti della cultura, intellettuali, divulgatori. Una domanda che viene lanciata per aiutare a far pensare e condividere quanto la scienza sia importante e sia fonte continua di ispirazione. Molti i contributi arrivati e ospitati da Codice Edizioni su uno speciale sito. Rep Scienze pubblica una serie di interventi ospitati dall'editore torinese. Questa settimana è la volta di Martin Rees. Scienziato e divulgatore scientifico di fama internazionale, è professore emerito di Cosmologia e Astrofisica al Trinity College di Cambridge. È astronomo reale ed è stato presidente della Royal Society. Un asteroide porta il suo nome: il 4587 Rees. Codice Edizioni ha pubblicato il suo “Da qui all’infinito. Una riflessione sul futuro della scienza”.
Martin rees 


La pressione sull'ambiente

Moltissime persone oggi hanno condizioni di vita migliori rispetto alle generazioni precedenti, e la percentuale di chi vive in estrema povertà si sta riducendo. Tutto questo non sarebbe mai potuto avvenire senza i molti progressi della scienza e della tecnologia. Ma non possiamo neanche dimenticare le minacce emergenti. L’aumento della popolazione mondiale, anche in termini di ricchezza, sottopone l’ambiente a una notevole pressione; se dovessimo oltrepassare il cosiddetto “punto di non ritorno”, le nostre azioni in quanto collettività potrebbero innescare pericolosi stravolgimenti climatici ed estinzioni di massa, e in tal modo lasceremmo in eredità alle future generazioni un pianeta senza più risorse e quindi impoverito.

La rivoluzione degli schemi

Ma non c’è bisogno di guardare chissà quanto in là nel tempo; già nei prossimi dieci o vent’anni la tecnologia rivoluzionerà gli schemi oggi in corso, stravolgerà intere economie nazionali e ridisegnerà i rapporti internazionali. Viviamo in un’era molto interconnessa, in cui gli ultimi della Terra sono perfettamente consapevoli della loro condizione e migrare è facile; se il profondo divario tra i livelli di Stato sociale e le aspettative di vita nelle differenti aree del mondo dovesse acuirsi ulteriormente, è in effetti difficile immaginarsi un mondo pacifico.

Il principio di precauzione

Ciò non toglie che dobbiamo guardare all’innovazione con ottimismo, perché la pura applicazione del principio di precauzione ha un evidente lato negativo. La risposta ai problemi che ho appena descritto è affidarsi ancora di più alla tecnologia, ma facendosi guidare dall’etica e da valori profondamente umani. Virtualmente non c’è alcun impedimento scientifico a perseguire un mondo sostenibile e sicuro, dove tutti possano avere uno stile di vita migliore di quello che abbiamo noi oggi in Occidente. La tecnologia è una cosa positiva, anche se nello sforzo di trovare un nuovo equilibrio bisognerà accogliere una cultura di “innovazione responsabile”.

La scienza e la politica

La scienza è l’unica vera cultura globale, e gli scienziati possono attraversare con grande facilità i confini tra nazionalità e fede; hanno impegni ben precisi che vanno al di là della loro responsabilità in quanto cittadini. Da un lato dovrebbero interessarsi ai frutti delle loro idee e accogliere con favore eventuali ricadute commerciali, dall’altro dovrebbero respingere applicazioni del loro lavoro potenzialmente dubbie o minacciose per la società, ed essere di monito ai politici laddove necessario. Se la loro ricerca solleva questioni etiche – come spesso accade – è bene che sappiano affrontarle insieme all’opinione pubblica, capendo allo stesso tempo che al di fuori del loro specifico ambito di lavoro non godono di particolari credenziali. Inoltre, devono capire che possono ottenere risultati migliori come outsider e attivisti scrivendo libri, organizzando gruppi di pressione, tenendo blog o dedicandosi al giornalismo o – con le dovute precauzioni – alla politica. Se la loro voce raggiungesse un vasto pubblico, e venisse quindi amplificata, i problemi globali a lungo termine di cui si fanno messaggeri entrerebbero finalmente nell’agenda politica degli Stati.

Il viaggio nel vuoto

L’astronave Terra sta viaggiando a grande velocità nel vuoto, e i suoi passeggeri sono ansiosi e facilmente irritabili. Il loro sistema di supporto vitale è vulnerabile a guasti e interruzioni. Ma c’è troppo poca pianificazione, l’orizzonte collettivo è troppo basso, e c’è troppo poca consapevolezza dei rischi a lungo termine. Oggi bisogna guardare con ottimismo al destino della nostra vita. Dobbiamo adottare un pensiero globale, razionale, a lungo termine – ben equipaggiati dalla tecnologia a nostra disposizione, ma guidati da valori che la scienza da sola non può fornirci.