Il buco nero più vicino mai scoperto: "È a 1000 anni luce da noi"

A tradirlo, il movimento della coppia di stelle sue compagne, visibili anche a occhio nudo nel cielo australe, compatibile solo con presenza di un terzo corpo massiccio. Una scoperta che apre la strada per trovarne altri di taglia stellare nella nostra galassia. Anche molto più vicini

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È il buco nero più vicino a noi mai scoperto finora, nel nostro stesso 'quartiere' della galassia, e ha due stelle come compagne, che con il loro movimento hanno ‘tradito’ il compagno silenzioso. Quella che finora era sempre sembrata una coppia, dunque, è in realtà un terzetto. Si trovano a circa 1.000 anni luce di distanza, abbastanza lontano da non temere che possa avvicinarsi troppo al nostro Sistema solare, ma abbastanza vicino perché le stelle siano visibili anche a occhio nudo, nel cielo australe.

La cosa interessante di questa nuova scoperta, fatta da un team internazionale di astronomi con gli strumenti dello European southern observatory del Cile, è che si tratta di un 'piccolo' buco nero, scovato con un metodo non proprio tradizionale. E apre uno spiraglio per trovarne molti di più in futuro.

La danza delle stelle

Partiamo dalla survey, la ricognizione, per uno studio che in realtà cercava altro: "Non si stava facendo una caccia ai buchi neri, ma uno studio sulle stelle binarie - osserva Elisa Nichelli, astrofisica dell’Inaf e autrice del libro Buchi neri. Viaggio dove il tempo finisce - ed è saltato fuori che il movimento di questa coppia di stelle era compatibile solo con presenza di un terzo corpo: un buco nero". La coppia di stelle che danza assieme al buco nero è HR 6819, nella costellazione del Telescopio, visibile senza telescopio solo dall’emisfero Sud, in condizioni ottimali, sotto un cielo scuro.
 

La danza della stella attorno al buco nero supermassiccio


Secondo lo studio, pubblicato oggi sulla rivista Astronomy & Astrophysics, una delle due stelle si muove con un’orbita circolare assieme a un oggetto invisibile, di massa simile (circa quattro volte quella del Sole). Una specie di 'girotondo' con un periodo di 40 giorni. Mentre la seconda stella orbita attorno alla coppia centrale con un periodo molto più lungo.
 
Sono bastati pochi mesi di osservazione utilizzando lo spettrografo Feros del MPG/ESO 2.2-metre telescope dell’osservatorio di La Silla, nel deserto di Atacama, per avere la conferma: "Di solito 'vediamo' i buchi neri perché interagiscono per esempio con una stella compagna alla quale strappano materia dall’atmosfera e diventano attivi, con emissioni di alte energie, per esempio nei raggi X - spiega Nichelli, che non è coinvolta nello studio - in questo caso, invece, lo riconosciamo dagli effetti gravitazionali sul moto delle stelle che gli stanno attorno".

A caccia di buchi neri silenziosi

Essendo 'neri' non li vedremo mai. Anche la prima foto di un buco nero era la foto di un’ombra, del foro di una ciambella, coronato dai gas ad altissima temperatura (il disco di accrescimento) che circondano l’orizzonte degli eventi. Ecco, la maggior parte dei buchi neri viene scoperta così. E ce ne sono di diverse taglie.

I più massicci, come M87, hanno una massa di milioni o anche di miliardi di volte quella del nostro Sole e si trovano di solito al centro delle galassie (Sagittarius A*, per la Via Lattea, misura circa quattro milioni di volte la massa del Sole).

I più piccoli, invece, sono il risultato del collasso di una stella molto massiccia e che danno origine a buchi neri con masse da quattro ad alcune decine di volte il Sole, dopo essere esplose come supernove. E i buchi neri intermedi, che possono 'pesare' come centinaia o migliaia di volte la nostra stella, ancora più difficili da trovare.
 

I buchi neri stellari sono piccoli ed elusivi. Ma chi tra loro ha una stella abbastanza vicina, accende i fuochi d’artificio con emissioni in alte energie che possiamo rilevare da Terra. Ora questa tecnica potrebbe rappresentare, in futuro, un metodo per trovare molti buchi neri di taglia “stellare”. Ne conosciamo solo alcune dozzine nella nostra galassia, scrivono i ricercatori, ma ce ne devono essere “centinaia di milioni”, averne trovato uno così vicino è dunque “la punta di un iceberg emozionante”. Un altro esempio di un sistema simile a HR 6819 potrebbe essere LB-1, uno dei più grandi buchi neri di massa stellare mai scoperti.
 

“Un sistema di questo tipo è stato ipotizzato da tempo ma questo studio apre la porta alla scoperta di tanti altri buchi neri silenti, che non emettono cioè raggi X né interagiscono con un disco di accrescimento - conclude l’astrofisica dell’Inaf - anche molto più vicini alla Terra. Ma niente paura, nemmeno se uno di questi fosse vicino quanto il Sole,dovremmo temere di caderci dentro”.