Zanchini, Legambiente: “Migliaia di cantieri diffusi, una ricetta di buon senso”

Edoardo Zanchini Vicepresidente Legambiente

 
Parla il vicepresidente nazionale di Legambiente Edoardo Zanchini, che illustra il progetto messo a punto dall’associazione insieme con il sindacato degli edili per avviare la ristrutturazione energetica per 1,2 milioni di condomini creando 430mila posti di lavoro e rimettendo in moto l’economia
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”C'è chi dice che ora, alla fine dell'emergenza coronavirus, si deve ripartire nel modo solito, come fa Giorgia Meloni, che dice di fermare il Green New Deal europeo. C'è anche chi sostiene che si debba puntare tutto sulla semplificazione delle regole e dei vincoli e sulle grandi opere. Ma se vogliamo accelerare l'uscita dalla crisi, dobbiamo far ripartire tutto il Paese. E dunque con tante opere diffuse, come quelle che vogliamo realizzare con il nostro piano messo a punto con la Fillea-Cgil«. Parla il vicepresidente nazionale di Legambiente Edoardo Zanchini, che illustra il progetto messo a punto dall'associazione insieme con il sindacato degli edili per avviare la ristrutturazione energetica per 1,2 milioni di condomini creando 430mila posti di lavoro e rimettendo in moto l'economia.

Zanchini, quali sono i vantaggi della vostra proposta?

”Sono davvero tanti. Il primo è che si dà una bella spinta a far ripartire l'economia rimettendo in moto l'edilizia, il che significa far partire un settore anticiclico e fortemente creatore di occupazione, e far partire dei cantieri davvero utili. Il secondo, ovviamente, è la possibilità di ottenere grandi risultati sul fronte della riduzione degli sprechi di energia per il riscaldamento delle nostre abitazioni, e dunque delle emissioni di gas serra che aggravano l'emergenza climatica. Il terzo è il fatto di non sprecare risorse pubbliche, visto che sostanzialmente non c'è alcun aggravio aggiuntivo per le casse dello Stato, e anzi si utilizzerebbero meglio le risorse già stanziate. Quarto, il grande vantaggio economico che ne trarrebbero le famiglie. Un beneficio diretto e strutturale, perché se si riesce a ridurre del 50% la bolletta del riscaldamento a una famiglia, significa mettere nel loro portafoglio 800-1000 euro l'anno di risparmio. Infine, un tema che sta molto a cuore a Fillea e a noi: premiare il lavoro sicuro e di qualità, perché oggi purtroppo questi lavori di ristrutturazione energetica spesso vengono realizzati da lavoratori precari, sottopagati, o neanche in regola«.

C'è una forte pressione del mondo delle imprese perché la ripresa post-virus sia fondata sul ritorno a metodi tradizionalissimi…

”E' un serio problema del dibattito pubblico nel nostro Paese. Ogni volta che si torna a parlare di ripartenza vengono fuori le solite idee vecchie. Quando parliamo col mondo delle imprese li per lì tutti dicono sì, avete ragione voi: l'unica cosa che oggi rientra anche nella predisposizione alla spesa da parte delle famiglie e delle imprese sono gli interventi di efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, oltre all'acquisto di mobilità elettrica. Eppure, quando c'è necessità di parlare col governo e la politica, rispuntano vecchi istinti. Eppure proprio il mondo dell'impresa sa benissimo che se si mettono tutte le risorse sulle grandi opere, nella migliore delle ipotesi si vedrà una risposta tra cinque anni o più. Al contrario i cantieri che proponiamo noi si fanno in un anno, in sei mesi, per cui immediatamente permettono di far ripartire il paese«.

Che idee vi siete fatti, il governo quale linea sceglierà?

”Noi siamo convinti che quando si uscirà dagli slogan, e cominceranno a circolare un po' di proposte come la nostra, governo e maggioranza dovranno decidere se vogliono essere coerenti con tutto quello che si è detto in questi mesi parlando di Green New Deal. Noi, che come Fillea abbiamo avuto continui contatti con la politica, sappiamo che il ritorno a una sorta di legge obiettivo come quella del 2001 sarebbe del tutto incredibile e insostenibile. La nostra è invece una proposta puntuale, che non richiede il ricorso ad altri soldi pubblici: noi diciamo di ricorrere agli incentivi che già ci sono, come l'ecobonus, il sismabonus e il bonus facciate, utilizzandoli però in maniera più efficace. Ci pare una proposta di assoluto buon senso, a differenza di tornare a chiedere decine e decine di  miliardi per rilanciare le grandi opere. Quei soldi proprio non ci sono. Per cui sbloccare gli interventi di ristrutturazione energetica dei condomini italiani non è una ricetta ambientalista, ma una ricetta di vero buon senso«.