Genovesi, Fillea-Cgil: “Per rinascere l’edilizia ha bisogno di più ambiente e più diritti”

Alessandro Genovesi, leader della Fillea-Cgil

 
Intervista al segretario generale degli edili Cgil Alessandro Genovesi. “C’è chi pensa che il rilancio dell’economia passi per la vecchia ricetta ‘meno regole, meno tutele, meno attenzione a diritti e ambiente'. Noi diciamo che proprio scommettendo su più sostenibilità ambientale e sui diritti si può rimettere in moto il settore dell’edilizia e delle costruzioni”
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”Potremmo uscire da quest'emergenza cambiati. Cambiati in meglio o in peggio. Da una parte c'è chi pensa che la ricostruzione dell'apparato produttivo e il rilancio dell'economia passi per la vecchia ricetta ‘meno regole, meno tutele, meno attenzione a diritti e ambiente'. Noi della Fillea-Cgil, insieme a Legambiente, invece diciamo che proprio scommettendo su più sostenibilità ambientale, sulle nuove professioni del greenbuilding, migliorando strumenti che hanno già ben funzionato come l'ecobonus, il sismabonus e il bonus facciate possiamo rimettere in moto il settore dell'edilizia e delle costruzioni«, spiega il numero uno del sindacato degli edili Cgil Alessandro Genovesi. 

La proposta messa a punto dalle due organizzazioni è un piano per riconvertire e adeguare dal punto di vista energetico circa 1,2 milioni di condomini del Belpaese, in cui vivono 14 milioni di famiglie. Un piano vantaggioso per i cittadini, per l'occupazione, per le casse dello Stato e per l'ambiente, che La Stampa può presentare in anteprima. Il progetto complessivamente creerebbe 430mila posti di lavoro diretti, metterebbe in moto 37 miliardi di investimenti diretti e indiretti, e farebbe entrare nelle casse previdenziali 900 milioni. Per le famiglie coinvolte comporterebbe un risparmio in bolletta di circa 620 euro l'anno ad alloggio, e un aumento dei valori immobiliari stimato tra un +5% e un +15%. E per l'ambiente, comporterebbe una riduzione delle emissioni di CO2 di 840.000 tonnellate annue e un taglio dei consumi di gas di 418,5 milioni di metri cubi l'anno. Il tutto senza appesantire di nemmeno un euro in più il debito pubblico italiano, visto che si tratta soltanto di migliorare, riorganizzare, rifinanziare e potenziare una serie di strumenti fiscali - i bonus ambientali e antisismici - già in vigore.

Segretario, qual è la filosofia di fondo del vostro piano di ristrutturazioni energetiche?

”La ricostruzione dell'economia e del tessuto produttivo deve puntare sui settori strategici anticiclici, a partire da quello dell'edilizia e delle costruzioni e dei materiali. Ma, come dicevo, orientata su una maggiore sostenibilità ambientale, sulle nuove professioni del greenbuilding, utilizzando le leve che hanno funzionato, e che possono migliorate ulteriormente e implementate con una maggiore attenzione al lavoro. Le proposte e i numeri che avanziamo sono la dimostrazione non solo che un rilancio dell'economia italiana e del nostro settore sia compatibile con un maggior investimento sui bonus ambientali energetici, ma anche che sia la strada obbligata pere far sì che la ripresa economica coincida con più lavoro, più investimenti e più qualità dell'ambiente. Impariamo tutti qualcosa da quest'esperienza, sapendo scommettere su una ricostruzione del paese all'insegna della sostenibilità e del buon lavoro«.

Lei insiste sul discorso del rispetto delle tutele e delle garanzie per i lavoratori. Perché?

Investire sul greenbuilding è sicuramente un pezzo fondamentale del rilancio del Paese. Sicuramente però bisogna saper coniugare le scelte di politica industriale verso il green senza abbassare la guardia per quanto riguarda il rispetto dei contratti, la tutela sulla sicurezza, la trasparenza, la lotta alla corruzione e all'illegalità. Serve un numero minore di stazioni appaltanti ma più grandi e qualificate, recuperando quelle migliaia e migliaia di tecnici, di ingegneri e architetti che in questi dieci anni non sono più in attività. A partire dalla rigenerazione bisogna tenere insieme queste due ‘gambe': un codice degli appalti che sta funzionando, che si può migliorare, ma che non va gettato alle ortiche, con una grande scelta di politica industriale sul greenbuilding«.

I costruttori dell'Ance sembrano però pensarla diversamente, e sollecitano una deregulation.

”L'Ance ha ragione quando come noi identifica nella rigenerazione e nel greenbuilding un pezzo fondamentale del futuro del settore delle costruzioni. Sbaglia però quando afferma che questa politica industriale si possa coniugare con l'idea di ridurre le regole e le tutele, perché sarebbe una strada che impedirebbe alle aziende italiane del settore a crescere e qualificarsi. Il punto vero è che le aziende italiane sono piccole, molto più piccole della media europea, effettuano pochi investimenti in innovazione, pochi investimenti sulle professionalità necessarie per gestire i nuovi materiali e le nuove tecniche costruttive, pochi investimenti sul lavoro, sulla regolarità e sul contrasto al lavoro nero«.