La sfida / 14: proteggere i mari da inquinamento, acidificazione, pesca eccessiva

L’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), che riunisce oltre 160 organizzazioni e reti della società civile, ha promosso quest’anno il primo Festival dello sviluppo sostenibile. Obiettivo: disegnare e realizzare politiche e strategie volte a conseguire i 17 obiettivi e i 169 target su cui tutti i Paesi del mondo si sono impegnati. Ecco il goal #14: conservare gli oceani

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GLI OCEANI e i mari sono essenziali per il pianeta e il benessere delle persone: occupano i tre quarti della superficie terrestre, regolano il clima, producono ossigeno e forniscono risorse naturali e alimenti. Il mare nel suo complesso dà lavoro a più di 200 milioni di persone. Questo obiettivo vuole proteggere gli ecosistemi marini e costieri rallentando il cambiamento climatico, riducendo la contaminazione marina e l'acidificazione degli oceani, ponendo fine a pratiche ittiche non sostenibili, promuovendo la ricerca scientifica sulla tecnologia marina e incentivando la crescita degli stati insulari in via di sviluppo.

Nel Mediterraneo è sovra sfruttato il 90% degli stock ittici e recentemente è stato evidenziato come, considerando la richiesta complessiva dell'intero anno, dallo scorso primo aprile l'Italia abbia "esaurito" le sue scorte nazionali per soddisfare la domanda interna di pesce: ne consumiamo molto più di quello che possiamo pescare nelle nostre acque nazionali. A lanciare l'allarme è il rapporto di Ocean2012, un coordinamento di 200 organizzazioni che si battono per fermare la pesca eccessiva. Per l'Italia il grado di autosufficienza è sceso dal 32,8% al 30,2% negli ultimi due anni. Restiamo dipendenti dal pesce extracomunitario per sostenere circa il 70% dei nostri consumi. Un paradosso per un Paese come il nostro, circondato da 8 mila chilometri di costa.

Altri dati preoccupanti arrivano dalla quarta Campagna nazionale di tutela ambientale, svolta tra gennaio e ottobre 2016 e incentrata, su mandato del ministro dell'Ambiente alle capitanerie di porto, sulla tutela del mare e delle coste nazionali. Dai risultati presentati dalla Guardia costiera si evincono vari reati. Le violazioni in materia di scarichi civili e industriali, dalla piattaforma off shore al privato che fa confluire le acque reflue direttamente in mare, sono state quelle più contestate (31%). Seguono l'abusivismo demaniale (21%), le violazioni in materia di rifiuti (17%), la mancata tutela delle specie marine protette (4%). Particolarmente significativo, secondo la Guardia costiera, è il numero dei delitti di inquinamento ambientale, in tutto 84, concentrati soprattutto nel Sud Italia e spesso connessi agli scarichi di rifiuti nelle acque superficiali.