Rinnovabili, la sfida dell'eolico nella Russia di Gazprom

Rosatom annuncia un piano di investimenti nell'eolico. L'energia pulita ora è al 16% della produzione del totale ma solo grazie a impianti idroelettrici. Ora il governo punta a un amento del 2% entro il 2024: almeno 3,6 Gigawatt dovranno essere forniti da impianti eolici

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foto: Pixabay
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MOSCA - Sorge imprevista in Russia l'alba della rivoluzione delle energie rinnovabili. E’un inizio piccolo e timido, ma molte rivoluzioni nascono da piccole scintille. E dietro l'avvio c’è Rosatom, l'ente atomico russo produttore delle centrali. Un'azienda globale, cui il presidente Putin guarda da sempre con interesse. E insieme Rosatom è, nel campo dell’energia, rivale inevitabile dei big players russi dell’energia ‘sporca’ o fossile. Da Gazprom, ritenuta da molti una potenza politica, alle altre aziende che puntano tutto su petrolio, carbone, gas e altre fonti classiche.

Rosatom ha appena annunciato un piano di nuovi investimenti nell'energia eolica. Con una strategia particolare: secondo il gigante russo dell'atomo civile, le rinnovabili e l'energia nucleare non devono essere viste in competizione bensì come fonti complementari, se Mosca vuole raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni che ha sottoscritto alla Conferenza di Parigi sull’ambiente e poi a quella di Marrakesh.
        
Gli obiettivi del governo, condivisi da Rosatom, indicano sia quanto la Russia resti indietro, sia quanto cominci a pensare di voler cambiare. Attualmente la parte delle energie rinnovabili nel totale della produzione energetica russa è circa il 16 per cento del totale, ma solo grazie ai molti impianti idroelettrici. Le altre rinnovabili, nonostante le immense potenzialità eoliche, fotovoltaiche, di biomassa e altre del più vasto paese del mondo, forniscono appena lo 0,04 per cento. Le componenti termiche, incluso petrolio carbone eccetera, il 68 per cento, le centrali nucleari – le ultime di Rosatom sono sicure non meno di quelle occidentali e anche molto esportate. Siamo lontani dai livelli tecnologici allarmanti di Cernobyl, ma resta il problema delle scorie, come per ogni impianto atomico nel mondo – circa il 16 per cento. C’è insomma molta strada da fare, rispetto a Europa, Usa e anche alla Cina che nonostante i suoi spaventosi problemi d'inquinamento detiene il primato mondiale del numero d'impianti rinnovabili.
        
Il governo vuole aumentare la parte delle energie rinnovabili (idroelettrico escluso) al 2 per cento del totale entro il 2024. In questo quadro, 3,6 Gigawatt dovranno essere forniti da impianti eolici. Rosatom calcola che siano necessari investimenti di un po' più di un miliardo di euro. Per la costruzione affidatale di 26 campi eolici entro il 2024. I siti prescelti sono nella repubblica autonoma di Adygea, nella regione di Krasnodar, attorno a Stavropol e a Rostov. Le condizioni poste dal governo sono precise: impianti in territorio russo, in parte costruiti con tecnologia russa in parte con la cooperazione internazionale. Solo in questo caso l’esecutivo contribuirà agli investimenti. Dettaglio significativo: sebbene la Russia abbia grandi potenzialità tecnologiche e progettuali (vedi ad esempio le eccellenze nel campo aerospaziale) una fine o un alleggerimento delle sanzioni occidentali contro la Russia scattate dopo l’invasione della Crimea e la guerra in Ucraina possono essere un ostacolo al timido inizio della rivoluzione ambientale-energetica russa. Ridurre le emissioni è urgente, suggeriscono a Rosatom. Non solo quelle dei combustibili fossili: inquina purtroppo anche la ricca riserva russa di estrazione di materie prime come nickel, manganese, mercurio. Attualmente, persino piccoli paesi centroamericani hanno più successo di Mosca nella lotta alle emissioni grazie alle rinnovabili.

Però il segnale politico lanciato da Rosatom c’è tutto, proprio mentre negli Usa sta per insediarsi un presidente che non sembra troppo sensibile alla tematica dell’ambiente, delle rinnovabili, delle emissioni. E appare improbabile che il colosso atomico russo si muova senza l’approvazione o l’assenso del Cremlino di Putin. L’Europa ha una chance, se i poteri politici daranno semaforo verde e se una cooperazione tra la Russia e i paesi europei più avanzati nell’eolico potranno dunque collaborare con Rosatom fornendo le loro alte capacità tecnologiche. Non solo la Ue è ai vertici mondiali per numero d’impianti e percentuale dell’eolico e delle rinnovabili sul totale della produzione. Alcuni paesi hanno primati particolari. La piccola Danimarca, per esempio: l’eolico fornisce il 39 per cento dell’elettricità, l’industria danese di turbine eoliche (lavora in collaborazione coi tedeschi) è la prima nel mondo, ha una quota di mercato globale di quasi il 50 per cento. I paesi scandinavi in generale, specie Svezia e Norvegia, si sono posti l’obiettivo della rinuncia totale in corsa ai combustibili fossili, da realizzare tra il 2020 e il 2025.

I norvegesi già oggi esportano elettricità prodotta da turbine che usano i corsi fluviali sotterranei. Progressi forti nell’eolico e nelle rinnovabili in generale anche in Germania. Vanno avanti anche paesi con grandi potenzialità di vento, dall’Irlanda alla Romania, dalla Spagna alla Grecia. In totale l’Europa produce oltre 128mila megawatt solo con l’eolico. Entro il 2020 la European Wind Energy Association prevede l’intallazione di 230 Gigawatt. Significherebbe produrre con l’eolico tra il 14 e il 17 per cento dell’elettricità europea, evitare emissioni di CO2 per circa 333 milioni di tonnellate. E risparmiare oltre 28 miliardi l’anno di costi di carburanti fossili. Se i primi passi di Rosatom indicano che il presidente Putin ha fiutato il nuovo, tanto meglio.