Tra Enel e Greenpeace ora è scoppiata la pace

Dopo nove anni di guerra giudiziaria nasce un'intesa. Con il nuovo amministratore delegato, Francesco Starace, l'azienda elettrica vira dal carbone e dal nucleare alle fonti rinnovabili e alle smart grid puntando alla leadership europea

2 minuti di lettura
L'amministratore delegato di Enel Francesco Starace (a destra) e il direttore di Greenpeace Kumi Naidoo
L'amministratore delegato di Enel Francesco Starace (a destra) e il direttore di Greenpeace Kumi Naidoo 
ROMA - Per nove anni il rapporto è stato mediato dalle carte bollate: nove denunce, un processo all'anno. Adesso la foto ritrae l'amministratore delegato dell'Enel Francesco Starace e il direttore di Greenpeace Kumi Naidoo sorridenti, mentre si danno la mano. Tra la più grande azienda elettrica italiana e l'associazione ambientalista è scoppiata la pace. Non è un accorgimento per evitare la guerra giudiziaria, è il segnale di una svolta industriale che fa parte del possibile ciclo di ripresa del paese.

Dopo una lunga stagione passata a inseguire il sogno di un ritorno nucleare, la difesa di centrali inquinanti e obsolete, il rilancio del carbone contro cui oggi si sono schierate anche le grandi compagnie petrolifere europee, l'Enel ha voltato pagina, come ha notato anche Bloomberg. Il cambiamento è arrivato con il ritiro formale del progetto di trasformazione della centrale di Porto Tolle, in mezzo ai due parchi regionali sul delta del Po, in un impianto a carbone da 2mila megawatt. Era un'idea piuttosto bizzarra quella di collocare un impianto ad alto impatto ambientale nel cuore di uno degli ambienti tutelati di maggior rilievo, ma ha tenuto banco per anni.

Con l'arrivo di Francesco Starace, che aveva misurato il potenziale delle fonti rinnovabili facendo decollare Enel Green Power, non solo si chiude la partita di Porto Tolle, ma si annuncia la chiusura delle 23 centrali più inquinanti del parco Enel e la rinuncia a ulteriori investimenti (anche all'estero) nel campo del nucleare, del carbone e delle grandi dighe. L'asse di sviluppo dell'azienda si sposta su tre filoni: rinnovabili, sviluppo della rete, manutenzione e miglioramento delle strutture esistenti.

"Le dimensioni dell'Eenel costringono a movimenti lenti, ma la rotta è cambiata: è una portaerei che ha cominciato a girare", commenta Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. "In un seminario condotto da Amsterdam per lo staff di Greenpace, Starace ha spiegato il cambio del modello di business. Ha detto che il vecchio modello, basato su grandi investimenti e grandi capitali bloccati per molto tempo, non rende più. È più conveniente scommettere su un nuovo mix: generazione distribuita, cioè molti piccoli impianti di rinnovabili; nuova offerta di servizi legati alle smart grid; dialogo diretto con i fruitori dei servizi".

È interessante notare - aggiunge Onufrio - che con questa mossa l'Enel punta alla leadership in Europa: è la prima a programmare in questa direzione gli investimenti. Mentre le grandi aziende elettriche tedesche - nonostante siano state sostenute da governi che dal 1991 mantengono coerenti le politiche energetiche - hanno ancora un livello di dipendenza dal carbone che potrebbe creare problemi se, dopo la conferenza sul clima di Parigi, si andrà verso una tassazione dei combustibili legata al loro contenuto in carbonio, cioè all'effetto serra che producono.