Cinquantamila firme per la legge sul disastro ambientale

Dopo le assoluzioni per l'Eternit e la discarica di Bussi diventa rovente la battaglia sul diritto ambientale. Con il disegno di legge proposto, pene fino a 20 anni

2 minuti di lettura
Lavori alla discarica di Bussi 
ROMA - La battaglia sul diritto ambientale si fa rovente. Dopo le assoluzioni per l'Eternit, con l'amianto che seminerà migliaia di tumori ancora per molti anni, e per la discarica di Bussi, che ha contaminato l'acqua bevuta da 700mila persone, è diventata evidente la lacuna giuridica sulle questioni ambientali: il tempo lungo dell'inquinamento, che si può protrarre per decenni, sfugge alla legge. Le vittime si moltiplicano, i reati vengono prescritti. Per sanare questa contraddizione la Camera aveva approvato il 26 febbraio scorso praticamente all'unanimità (quattro voti contrari) un disegno di legge che inserisce quattro nuovi delitti nel nostro Codice penale: inquinamento ambientale, trasporto e abbandono di materiale radioattivo, impedimento al controllo e disastro ambientale.

Ma il disegno di legge si è impantanato al Senato. E così 30 associazioni sono passate all'offensiva raccogliendo 50mila firme sotto una petizione su change.org in cui si chiede di approvare la legge ponendo "una pietra miliare nella lotta alla criminalità ambientale, garantendo una tutela penale dell'ambiente degna di questo nome e, soprattutto, assicurando strumenti investigativi fondamentali per le forze dell'ordine e la magistratura". L'iniziativa, sostenuta da Libera, Gruppo Abele e Legambiente, ha avuto larghissime adesioni: dalla Coldiretti al Forum sull'acqua, dal Fai a Greenpeace e al Wwf, da Federambiente alla rete Rifiuti 0, da Medicina democratica all'Associazione esposti amianto.

Uno schieramento molto largo su una richiesta a cui, in linea di principio sembrano aderire tutti. Ma, come spesso avviene in Italia, la battaglia rischia di essere persa per i dettagli. La nuova definizione di "danno ambientale"  è imprecisa secondo un'associazione di Taranto, Peacelink, che con un'altra petizione chiede di bloccare tutto. Mentre al Senato i distinguo si moltiplicano e Confidustria apre un fuoco di sbarramento paventando il crollo degli investimenti e sostenendo che "un'efficace politica legislativa dovrebbe colpire con lo strumento penale le condotte intenzionalmente lesive dell'ambiente, ricorrendo invece a misure di tutela civili e/o amministrative per le ipotesi di violazioni incolpevoli commesse in assenza di dolo o grave negligenza".

"È bizzarro sostenere che questa legge non costituisca un importante passo in avanti", osserva Enrico Fontana, direttore di Libera. "Con il codice attuale esiste solo l'articolo 434 che parla di disastro stradale, ferroviario e altro. Appellandosi a questo 'altro' alcuni giudici hanno aperto processi che si sono regolarmente conclusi con una sconfitta, come per l'Ilva nel 2010. Nella nuova legge invece la pena per il disastro ambientale arriva a 15 anni, 20 con le aggravanti, e per la prescrizione ci vogliono 40 anni".

Anche Felice Casson, ex Pm nel processo su Porto Marghera, oggi senatore Pd, ritiene che ci voglia una svolta legislativa, ma che la legge arrivata dalla Camera vada corretta: "Il senso della norma va nella giusta direzione, ma ci sono errori tecnici che rischiano di vanificare processi in atto. In particolare bisogna evitare che sia troppo complicato dimostrare l'esistenza di un danno ambientale. Meglio parlare di pericolo ambientale. Basta e avanza perché questo è un pericolo che mette in gioco la salute di intere collettività".

"C'è qualche piccola modifica da fare e noi stessi abbiamo proposto alcuni correttivi, ma non può sfuggire il senso di svolta epocale legato all'approvazione di questa legge", aggiunge Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente. "Oggi chi ruba una mela al supermercato può essere arrestato in flagranza perché commette un delitto, mentre chi avvelena una falda idrica se la può cavare con una contravvenzione. Noi abbiamo già preparato una mappa dei disastri ambientali impuniti: non vogliamo doverne aggiungere un'altra".