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«Siamo responsabili ma non colpevoli. Dai tecnici infondate rassicurazioni»

Giovanni Castellucci, Ad di Autostrade

Parla Giovanni Castellucci, ad di Autostrade. «L’idea di Piano? Valutiamo se compatibile»

MILANO. «Ci sentiamo responsabili della gestione di un’infrastruttura che è crollata, generando un disastro e un dolore enormi. Ma non colpevoli. E vogliamo ricostruire in tempi stretti, insieme a Fincantieri. Le idee di Renzo Piano ci onorano e però ne va valutata la fattibilità».

Giovanni Castellucci, ad di Autostrade per l’Italia, parla nel giorno in cui l’inchiesta sul Ponte Morandi registra una svolta, con 20 nomi indagati, lui compreso. E alla vigilia dell’incontro decisivo per la ricos ...

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MILANO. «Ci sentiamo responsabili della gestione di un’infrastruttura che è crollata, generando un disastro e un dolore enormi. Ma non colpevoli. E vogliamo ricostruire in tempi stretti, insieme a Fincantieri. Le idee di Renzo Piano ci onorano e però ne va valutata la fattibilità».

Giovanni Castellucci, ad di Autostrade per l’Italia, parla nel giorno in cui l’inchiesta sul Ponte Morandi registra una svolta, con 20 nomi indagati, lui compreso. E alla vigilia dell’incontro decisivo per la ricostruzione, oggi, con il governatore Giovanni Toti, il numero uno di Fincantieri Giuseppe Bono e Renzo Piano.

Lei e la società siete sotto inchiesta. Serve un suo passo indietro?

«Io e i miei collaboratori faremo quanto possibile per supportare la magistratura, per accertare verità e responsabilità. Normale che le indagini in questa fase procedano ad ampio raggio. Sulla mia posizione, ribadisco che la priorità era e resta operare per fare uscire Genova dall’emergenza. In quel senso continuerò a lavorare».

Il 18 agosto, giorno dei funerali, lei si scusò limitatamente al fatto d’essersi all’inizio mostrato poco vicino alla città. La pensa sempre così?

«Noi sentiamo tutta la responsabilità per essere stati i gestori del viadotto, con le nostre strutture tecniche e i nostri uomini. Il ponte era affidato a noi ed è crollato. Ma la colpa presuppone accertamento delle cause e comprensione di dinamiche che dovranno essere accertate meglio».

La vostra è stata una cattiva gestione?

«Dovrà essere accertato. Il ponte è caduto, questo è un fatto».

Una delle probabili cause è il cedimento dei tiranti d’un pilone. Per sistemarli Autostrade già nel 2015 aveva concepito una ristrutturazione che avrebbe forse evitato la strage. Perché il ritardo?

«Nei manuali di manutenzione sta scritto che gli interventi vanno eseguiti in anticipo. Studi complessi richiedono tempi lunghi. Farlo prima? Valutazione che lascio ad altri. Se ci fosse stata una percezione di pericolo imminente, chi aveva la possibilità d’intervenire lo avrebbe fatto, avendone ogni facoltà. E l’obbligo. Il cda non ha queste facoltà».

Lo spauracchio di gravi ripercussioni sul traffico può aver rallentato?

«Mi parrebbe strano, per noi la sicurezza è elemento estremamente importante: abbiamo ridotto del 70% il tasso di mortalità sulle nostre strade».

Il 18 luglio, in consiglio comunale a Genova, due vostri tecnici (Mauro Moretti e Paolo Strazzullo) rincuorarono sulla solidità del ponte chi vi abitava sotto. Dopo meno di un mese la tragedia. È stato il tradimento di tutti i cittadini, genovesi e non?

«I tecnici presenti avevano tutti gli elementi per rispondere e rassicurare. I fatti hanno dimostrato che quelle rassicurazioni erano infondate».

Quali sono i vostri rapporti con il governo oggi, considerato che dalla velocità dell’interlocuzione dipende quella della ricostruzione?

«I tempi sono legati al dialogo tra il commissario (Toti, ndr) e l’esecutivo. Sui nostri rapporti diretti preferirei non dire nulla. In ciascun Paese nel quale operiamo abbiamo l’obiettivo di rispondere alle esigenze della collettività. Contiamo di farlo pure in Italia».

Se prevalesse la linea della revoca? Siete disposti a rinunciare alla concessione sull’A10 per tenere il resto?

«Porteremo avanti i nostri progetti finché la situazione non si sarà chiarita. La concessione è sulla rete nel complesso, non si ragiona su segmenti».

La pubblicazione delle concessioni ha certificato rendimenti importanti per voi. La politica è stata troppo sbilanciata sui vostri interessi?

«I contratti sono stati da tempo resi disponibili al Senato. Il sistema tariffario di Aspi è basato sul “price cap”. Riconosciuto in tutto il mondo, prevede che i rischi relativi al traffico, ai lavori e ai tassi vengano assunti dal concessionario. E così le nostre tariffe sono più basse dalle media europea».

Quanto investirà Autostrade? Oltre alle vittime, ci sono quasi 600 persone senza casa e 1.500 imprese danneggiate.

«Quelli assegnati finora non sono indennizzi, solo aiuti per consentire alle persone di non avere preoccupazioni nel brevissimo periodo. Di risarcimenti, al momento, non è il caso di parlare».

La viabilità al collasso haconseguenze disastrose sull’economia non solo cittadina.

«La viabilità alternativa nota come “strada del Papa” la stiamo costruendo noi. E soprattutto abbiamo l’obbligo, l’interesse e il diritto di ricostruire il ponte»

Otto mesi bastano davvero?

«Li confermo, a partire dalla disponibilità delle aree. Molto dipende dalle scelte sulla demolizione».

Come vedete il ruolo di altri soggetti, a partire da Fincantieri?

«L’apporto di aziende serie e solide, e Fincantieri lo è, ci vede favorevoli. Anche i contributi sull’estetica dell’infrastruttura sono ben accetti».

Si riferisce a Piano, che ha presentato la sua “idea”?

«È un onore poterci confrontare con lui. Ma bisognerà tener conto anche dei limiti dell’area del Polcevera».

Il vostro studio e il suo sono armonizzabili?

«Dell’idea dell’architetto conosco poco, ho visto solo un rendering sui giornali...».

Che disegno avete preparato?

«Un’opera meno visibile rispetto al Morandi. In grado di aumentare la permeabilità tra una parte e l’altra della valle. La carreggiata verrà ampliata e sarà in acciaio, senza “antenne” e tiranti. Prevediamo la realizzazione di un parco nell’area sottostante, al posto dei condomini».

Gronda, andrete avanti?

«Per noi non ritarderà di un mese. A fine luglio abbiamo consegnato il progetto esecutivo al Mit. La tragedia non modifica considerazioni e obiettivi di fondo».

I cantieri del ponte possono convivere con quelli della nuova autostrada?

«Pienamente. Dopo l’approvazione dell’esecutivo partiremo con le gare d’appalto. Gli espropri sono completati o avviati».

Dove si trovava quando ha saputo del crollo?

«A Magliano, in Toscana. Mi sono messo subito in strada, tre ore dopo. E primo della mia azienda, ero a Genova».

Ha incontrato i familiari delle vittime?

«Il rispetto per il dolore altrui mi ha spinto a non impormi. Farò tutto il possibile per alleviare la sofferenza di queste persone. Come azienda e anche personalmente».