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Benetton patteggiò con il fisco così Sintonia è tornata in Italia

Gilberto, Giuliana e Luciano Benetton

Un’inchiesta de L’Espresso svela come è avvenuto il rientro della scatola sotto Edizione, che controlla Atlantia. Ci fu un accordo con le Entrate

TREVISO. Il rimpatrio di Sintonia, la finanziaria controllata dalla famiglia Benetton, «è stato l'effetto di un'indagine fiscale». Lo scrive L'Espresso nel numero in edicola da domenica, in cui svela «società offshore con il marchio di famiglia tra Panama e Caraibi» e «un'inchiesta fiscale, tenuta riservata, sui profitti autostradali spostati dall'Italia in Lussemburgo». Sintonia è la scatola (sotto Edizione) che tiene il 30% di Atlantia che a sua volta tiene l’88,6% di Autostrade per l’Ital ...

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TREVISO. Il rimpatrio di Sintonia, la finanziaria controllata dalla famiglia Benetton, «è stato l'effetto di un'indagine fiscale». Lo scrive L'Espresso nel numero in edicola da domenica, in cui svela «società offshore con il marchio di famiglia tra Panama e Caraibi» e «un'inchiesta fiscale, tenuta riservata, sui profitti autostradali spostati dall'Italia in Lussemburgo». Sintonia è la scatola (sotto Edizione) che tiene il 30% di Atlantia che a sua volta tiene l’88,6% di Autostrade per l’Italia. È in pratica il secondo anello della catena da cui discende il controllo sulla rete autostradale.

«Dopo il crollo del ponte di Genova, quando il vicepremier Luigi Di Maio ha accusato gli imprenditori veneti di arricchirsi con i pedaggi e portare i soldi all'estero, il gruppo Benetton ha risposto che è falso», si legge in un'anticipazione del settimanale. «Fino al 2012 però la catena di comando portava all'estero, a una società-capogruppo lussemburghese, la holding Sintonia. Il trasloco dal Lussemburgo all'Italia fu spiegato dall'azienda con motivazioni puramente economiche. Ora però emerge che il rimpatrio di Sintonia è stato l'effetto di un'indagine fiscale».

La Guardia di Finanza di Milano ha ipotizzato, come per altri grandi gruppi, un caso di estero-vestizione. La scatola lussemburghese, secondo l'accusa, era una società di comodo creata per minimizzare le tasse sugli utili prodotti in Italia. I documenti esaminati da l'Espresso mostrano che l'indagine fiscale si è chiusa nel 2012 con una sorta di patteggiamento. Il gruppo Benetton ha versato all'Agenzia delle Entrate circa 12 milioni in contanti e si è impegnato, appunto, a trasferire la holding dal Lussemburgo a Milano.

Nelle carte riservate dei paradisi fiscali, rivelate dal consorzio giornalistico Icij di cui fa parte l'Espresso, compaiono diverse offshore con il nome Benetton. In particolare, ad Aruba, un'isola dei Caraibi sotto sovranità olandese, sono attive da anni società come “United Colors of Aruba NV Benetton” o “Undercolours Aruba” e altre compagnie con azionisti anonimi. Alle domande de L'Espresso, Benetton ha risposto che «nessuna delle società elencate appartiene al gruppo». Si tratta di società costituite in loco dagli agenti che rivendono con il marchio United Colors. Diverso è il caso della Bristol Consulting Corp creata il 25 settembre 2001 alle Isole Vergini e ora chiusa: unico amministratore Mauro Benetton. L'azienda conferma che Bristol faceva capo a quell'esponente della famiglia, ma che «non ha mai avuto alcun rapporto con il gruppo Benetton»