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Potti: «Il nuovo Digitalmeet per superare tutte le barriere»

Gianni Potti, Founder di DIGITALmeet

L’edizione 2018 discuterà dell’impatto delle tecnologie nei più vari campi «L’alfabetizzazione digitale è una sfida che deve mettere al centro l’uomo»

PADOVA. «Per noi la digitalizzazione deve porre sempre la persona al centro, come obiettivo deve migliorare le nostre vite». Gianni Potti, founder di Digitalmeet e presidente della padovana Fondazione Comunica, illustra il nuovo festival, che invaderà digitalmente l’Italia tra 17 e il 21 ottobre. Sarà presente in dodici regioni, dalle città capoluogo ai piccoli paesi sperduti tra i monti, sempre all’insegna dello slogan “Scopri, usa, crea, sogna”. Speaker internazionali Oltre un centinaio gl ...

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PADOVA. «Per noi la digitalizzazione deve porre sempre la persona al centro, come obiettivo deve migliorare le nostre vite». Gianni Potti, founder di Digitalmeet e presidente della padovana Fondazione Comunica, illustra il nuovo festival, che invaderà digitalmente l’Italia tra 17 e il 21 ottobre. Sarà presente in dodici regioni, dalle città capoluogo ai piccoli paesi sperduti tra i monti, sempre all’insegna dello slogan “Scopri, usa, crea, sogna”. Speaker internazionali Oltre un centinaio gli eventi già programmati (tutti gratuiti) con speaker nazionali ed internazionali, altri in arrivo. A Padova si continua a lavorare alla programmazione del festival sul mondo del digitale più grande d’Italia, che torna per la sesta volta, organizzato da Fondazione Comunica e Talent Garden Padova.

Presidente Potti, qual è l’approccio della nuova edizione del festival che sta organizzando?
«Digitalmeet riparte con il consueto approccio bottom up, che valorizza quindi gli input dei territori e con una consapevolezza maturata nel corso degli anni, ispirandoci al Giappone: lì il digitale, prima ancora che tecnologia, è filosofia e politica. Se negli anni scorsi Digitalmeet aveva messo l’accento sull’ecosistema delle imprese e sui rischi del digitale, dalle fake news al cybercrime, quest’anno il festival mette in luce le nuove potenzialità del digitale e si rinnova in senso orizzontale».

Che novità ci attendono nella nuova edizione?
«Nell’edizione 2018 ci saranno tante prime volte: Digitalmeet abbraccerà campi che apparentemente hanno poco a che fare con il digitale come sport, arte, sanità e servizi sociali, per dimostrare che al contrario la contaminazione può varcare tutte le barriere. Usciremo da incubatori e startup per scendere in campo con la Federazione italiana di pallamano, per entrare nelle gallerie dove gli artisti mescolano origami e robotica per dare vita agli “oribotics”, per scoprire come la tecnologia aiuta le missioni delle onlus impegnate in Africa e molto altro ancora».

Quali sono le esperienze che l’hanno particolarmente colpita?
«Per quanto riguarda la salute vedremo all’opera l’esoscheletro che aiuta determinate problematiche. Oppure un’onlus di Genova che grazie alla tecnologia satellitare gestisce la distribuzione degli aiuti nei Paesi in difficoltà, controllando che i pacchi arrivino a persone realmente bisognose. Pois spazio alla telemedicina a distanza, l’Iot e Industria 4.0, la normativa sul web, la PA e molto altro».

Quali le sfide della rivoluzione digitale?
«L’alfabetizzazione digitale è una sfida culturale che deve sempre mettere al centro l’uomo e tendere al traguardo dell’inclusione sociale, per vivere meglio e costruire insieme un futuro migliore. Digitale non è solo il robot che supporta l’operaio in catena di montaggio o l’app che gestisce la rubrica del professionista: è anche l’atleta che misura le sue prestazioni con lo smartphone, il bambino che gioca con un drone, l’anziano che sfoglia il giornale sul tablet, il paziente che fa videochiamate dal suo letto di ospedale».