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Domani cda di Autostrade, mercoledì’ tocca ad Atlantia

Un’altra giornata di passione per il titolo della holding che controlla Aspi. Nonostante le numerose voci di un cambiamento dei vertici, per ora non sarebbe previsto nessun avvicendamento. I consiglieri dovranno affrontare le questioni relative alla possibile revoca della concessione e dovrebbe essere discusso anche il tema delle iniziative risarcitorie

TREVISO.  A una settimana di distanza dal crollo del ponte Morandi, che ha provocato 43 morti, domani Autostrade per l’Italia, e mercoledì la capogruppo Atlantia, dovrebbero tenere un consiglio d’amministrazione straordinario, per un aggiornamento sul disastro e dei numerosi risvolti, tecnici e legali, della situazione alla luce dell’intenzione del Governo di revocare la concessione.

Oggi il titolo chiude in calo del 4,6% a 18,43 euro e brucia altri 639 milioni di euro, portando la capitalizz ...

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TREVISO.  A una settimana di distanza dal crollo del ponte Morandi, che ha provocato 43 morti, domani Autostrade per l’Italia, e mercoledì la capogruppo Atlantia, dovrebbero tenere un consiglio d’amministrazione straordinario, per un aggiornamento sul disastro e dei numerosi risvolti, tecnici e legali, della situazione alla luce dell’intenzione del Governo di revocare la concessione.

Oggi il titolo chiude in calo del 4,6% a 18,43 euro e brucia altri 639 milioni di euro, portando la capitalizzazione a 15,34 miliardi di euro.

Nonostante le numerose voci di un cambiamento dei vertici, per ora non sarebbe previsto nessun avvicendamento. I consiglieri dovranno affrontare le questioni relative alla possibile revoca della concessione e dovrebbe essere discusso anche il tema delle iniziative risarcitorie alle vittime e alle persone avario titolo coinvolte nel crollo.   

Per il gruppo la situazione è molto delicata. A sette giorni di distanza dal disastro è ormai chiaro che il Governo non vuole, e forse neanche potrebbe più, tornare indietro dalla decisione di revocare la concessione. Per tutelare il patrimonio di know how e l’occupazione si è affacciata l’ipotesi di una nazionalizzazione di Autostrade per l’Italia che potrebbe fondersi con l’Anas per creare un nuovo grande gruppo stradale pubblico, una sorta di ’super Anas’. Di certo, sia la revoca della concessione sia la nazionalizzazione sono due strade molto complesse senza precedenti. Nel nostro paese, a proposito di nazionalizzazioni, dobbiamo tornare indietro fino al 1962 alla nazionalizzazione dell’energia elettrica decisa dal Governo Fanfani.

A complicare ulteriormente una vicenda drammatica e per sua natura complessa, c’è poi da tener presente che la società è quotata in borsa con una rilevante componente di piccoli azionisti e investitori esteri che già all’indomani del crollo sono usciti dalla compagine azionaria con il conseguente crollo del titolo sul mercato borsistico. Posto che il Governo, dopo i ripetuti annunci al massimo livello non può più retrocedere dalla decisione di porre fine anticipatamente alla concessione, è molto probabile che entri in campo, se non lo ha già fatto, una ’diplomazia parallelà per cercare una soluzione accettabile per tutti.

La famiglia Benetton, azionista di controllo del gruppo Atlantia, ha infatti ben presente che, a fronte di una immediata revoca della concessione,se ottenesse un lauto risarcimento nei tempi della giustizia italiana (tempi che si misurano in lustri) otterrebbe una ’vittoria di Pirro. In questo scenario, tutto ipotetico, si può immaginare una sorta di nazionalizzazione amichevole. In altre parole la famiglia di Ponzano Veneto potrebbe cedere il suo pacchetto di controllo allo Stato che diverrebbe così azionista di riferimento del gruppo.