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Atlantia: è profondo rosso, ma stracciare la concessione di Autostrade è improbabile

Giovanni Castellucci, ad di Atlantia

Il panico si abbatte sul titolo che arriva a perdere circa 6 miliardi di capitalizzazione. Secondo gli analisti: «Una mossa di questo tipo non sarebbe finanziariamente realizzabile, in quanto l'Anas (cioè lo Stato) dovrebbe pagare miliardi ad Atlantia»

MILANO. Atlantia è da vendere. E il mercato vende, di brutto. Dopo il disastro di Genova l’azione della holding che controlla autostrade per l’Italia si schianta del 24% lasciando giù 5 miliardi di capitalizzazione. Gli analisti abbassano le stime sul titolo, ma restano scettici sul fatto che il contratto di concessione possa essere revocato, sia per via dei costi a carico dello Stato che per la sussistenza dei presupposti giuridici che possano far scattare la richiesta.

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MILANO. Atlantia è da vendere. E il mercato vende, di brutto. Dopo il disastro di Genova l’azione della holding che controlla autostrade per l’Italia si schianta del 24% lasciando giù 5 miliardi di capitalizzazione. Gli analisti abbassano le stime sul titolo, ma restano scettici sul fatto che il contratto di concessione possa essere revocato, sia per via dei costi a carico dello Stato che per la sussistenza dei presupposti giuridici che possano far scattare la richiesta.

«Una mossa di questo tipo non sarebbe finanziariamente realizzabile, in quanto l'Anas (cioè lo Stato) dovrebbe pagare miliardi ad Atlantia», sostengono gli analisti di Intermonte, che ricordano come «il contratto di concessione potrebbe aiutare a proteggere Atlantia» visto che, in caso di revoca, «stabilisce il diritto al risarcimento per Autostrade per l'Italia».

«Il percorso per stracciare la concessione è in verità abbastanza stretto e richiede passaggi specifici che al momento non sono ancora stati presi. Riteniamo questo scenario improbabile», afferma Banca Akros. La revoca della concessione viene considerata «lo scenario meno probabile» da Equita mentre Kepler Cheuvreux, pur aspettandosi «panic selling», scrive che «il contratto ha già dimostrato di essere intoccabile».

Per Intermonte se la minaccia del Governo di una multa al concessionario da 150 milioni è «concreta», ben più complesso è il discorso sulla ipotetica revoca della concessione, poiché affinché ciò accada non solo «bisognerebbe ci fosse la prova di una seria violazione in corso delle condizioni del contratto», ma poi questo «dovrebbe essere seguito da un invito formale sanare la sua posizione che il titolare della concessione dovrebbe ignorare».

Per Equita le eventuali dimissioni dell'ad di Autostrade per l'Italia, Giovanni Castellucci, sarebbero una notizia negativa per il gruppo, «oltre a rappresentare un'ammissione di responsabilità». Se la revoca della concessione è lo scenario ritenuto «meno probabile», quello più probabile «sarà una negoziazione per ottenere impegni in termini di investimenti/ costi operativi e di gestione da parte di Autostrade».

Un «contesto normativo» più ostile, almeno nel a breve termine, è messo in conto anche da banca Akros, che spiega come sia «difficile valutare gli effetti sull'attività della società del il crollo del ponte anche da un punto di vista pubblicitario». Gli analisti evidenziano poi anche il rischio dell'aumento considerevole della leva legata all'acquisizione di di Abertis. Kepler Cheuvreux, infine, ipotizza per il futuro o una lunga battaglia legale, oppure una transazione tra Atlantia e lo Stato. Ma aggiungono, che con «i “principianti assoluti” al timone di questo Governo, prevediamo verosimilmente dichiarazioni preoccupanti nei prossimi giorni o settimane».