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Ex popolari, sprint per alzare il fondo ristoro di 400 milioni

È necessario rifinanziarlo e inserirlo nella legge Finanziaria. C’è tempo solo fino a ottobre. Banca Etruria, l’annullamento delle multe a Consob potrebbe aprire nuovi scenari giudiziari

PADOVA. Torna a muoversi il fronte delle ex popolari. È notizia di questi giorni l’intenzione di aumentare la dotazione del fondo di ristoro relativo ai risparmiatori coinvolti nel crac delle banche venete. Secondo le indicazioni circolate la dotazione del fondo dovrebbe essere innalzata di 400 milioni di euro ovvero 125 milioni per i prossimi cinque anni. Ma per farlo il Governo deve rifinanziare l’attuale fondo, il cui decreto attuativo verrà emanato il 31 di ottobre come stabilito dal Mil ...

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PADOVA. Torna a muoversi il fronte delle ex popolari. È notizia di questi giorni l’intenzione di aumentare la dotazione del fondo di ristoro relativo ai risparmiatori coinvolti nel crac delle banche venete. Secondo le indicazioni circolate la dotazione del fondo dovrebbe essere innalzata di 400 milioni di euro ovvero 125 milioni per i prossimi cinque anni. Ma per farlo il Governo deve rifinanziare l’attuale fondo, il cui decreto attuativo verrà emanato il 31 di ottobre come stabilito dal Milleproroghe, aggiungendo questa cifra nella legge di Bilancio.

Corsa contro il tempo
Insomma per il fondo c’è già il decreto Baretta, ma per innalzare la capienza serve un’altra legge, ovvero la Finanziaria. Nel decreto è tra l’altro già previsto il rimborso seguendo il principio del danno e non del diritto. Infatti gli obbligazionisti vantano, per legge, un diritto mentre gli azionisti, che investono in capitale di rischio, no. Per superare questa differenza il decreto cosiddetto Baretta ha già previsto che vale il danno, se c’è stata truffa che tu sia azionista o obbligazionista, hai diritto al rimborso. Il tema è il quid, l’attuale dotazione di 25 milioni all’anno per cinque anni non è sufficiente a coprire una platea che per le sole banche venete sarebbe stata quantificata nell’ordine dei 5 miliardi di euro. Quindi se anche si arrivasse ad una capienza del fondo di 500 milioni, gli attuali 100 più gli ipotetici altri 400, comunque si coprirebbe solo un decimo dei risparmiatori e solo di due banche.

Caso Etruria
Ma non è l’unica notizia, anche il fronte giudiziario è in fermento. La Corte di Appello di Firenze ha annullato le sanzioni inflitte lo scorso anno dalla Consob a ex sindaci ed amministratori di Banca Etruria per le supposte mancanze informative contenute nel prospetto informativo dell’aumento di capitale eseguito nel 2013 per rafforzare il patrimonio della banca aretina. A differenza di quanto sostenuto dall’authority di vigilanza, quando quest’ultima autorizzò la pubblicazione del prospetto informativo sull’aumento di capitale era pienamente consapevole dello stato di difficoltà in cui versava la banca.

La sentenza relativa a Banca Etruria potrebbe in qualche maniera impattare anche sul fronte giudiziario che vede coinvolti gli ex amministratori delle due popolari venete. La Corte di Appello di Firenze afferma un principio che viene richiamato nella difesa di alcuni ex amministratori della ex popolare di Vicenza e di Veneto Banca. E cioè che Consob doveva agire prima. Anche se va precisato che nel caso di Etruria la situazione è molto più semplice di quella delle venete. Aggiungendo un altro aspetto, già nel prospetto informativo degli aumenti di capitale delle banche venete, datato 2013, era possibile leggere, chiaramente, che i due istituti andavano a chiedere aumenti proponendo un valore dell’azione ben più alto della media del mercato. Oltre il doppio delle banche quotate e circa un 10 per cento in più di quelle non quotate.

Se la vigilanza avesse ritenuto che quel valore non era congruo avrebbe potuto intervenire chiedendo di modificare il prospetto. Ma non lo fece. Alcuni ex amministratori seguiti dall’avvocato Gianluca Romagnoli hanno già presentato ricorso “in opposizione” alla Corte d'appello di Venezia contro le sanzioni Consob, poco più di 9 milioni di euro per gli amministratori della ex Vicenza e circa 5 milioni per Montebelluna. La Corte ha respinto i ricorsi ed ora si sta preparando ricorso in Cassazione contro le sentenze di rigetto della Corte d'appello di Venezia.