Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Ascopiave: due anni di polemiche ricorsi e denunce, sindaci e soci spaccati

In Asco holding faida senza fine: cosa c’è dietro allo scontro giudiziario e politico. Più importante il controllo pubblico o la strategia industriale della società? La ricostruzione della guerra in seno alla utility nordestina

TREVISO. Più che la distribuzione del gas, da due anni a questa parte la società distilla veleni: giudiziari e politici. Una situazione che, agli occhi dei nostalgici della Prima Repubblica, sta umiliando la visione di Francesco Fabbri, senatore e ministro di Pieve di Soligo, che nel 1956 aveva costituito il Bim Piave metanizzando la Pedemontana trevigiana prima della grande crisi petrolifera, un’intuizione da paese scandinavo.
Ma perché lo scontro è così forte? Quali le posizioni? Quali gli ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

TREVISO. Più che la distribuzione del gas, da due anni a questa parte la società distilla veleni: giudiziari e politici. Una situazione che, agli occhi dei nostalgici della Prima Repubblica, sta umiliando la visione di Francesco Fabbri, senatore e ministro di Pieve di Soligo, che nel 1956 aveva costituito il Bim Piave metanizzando la Pedemontana trevigiana prima della grande crisi petrolifera, un’intuizione da paese scandinavo.
Ma perché lo scontro è così forte? Quali le posizioni? Quali gli interessi in gioco? Cosa c’entra la politica?

Asco Holding è una società per azioni controllata a maggioranza da 92 Comuni, con sede a Pieve di Soligo e guidata da un assicuratore di Vittorio Veneto, Giorgio Della Giustina, già braccio destro del segretario regionale della Lega Toni Da Re. Prima di lui, presidente è stata Silvia Rizzotto, consigliere regionale della Lista Zaia.
La società detiene il controllo di Ascopiave, la società di distribuzione del gas quotata in Borsa, e di Ascotlc, che si occupa di telecomunicazioni. Il gruppo contiene una ventina di altre società, dal Piemonte alla Lombardia, dal Friuli alla Puglia. Si occupano della distribuzione e della vendita di gas naturale, vendita di energia elettrica, la cogenerazione e la gestione calore e alla gestione di reti di telecomunicazione. Due anni fa è entrata una cordata di soci privati, Plavisgas, che è riuscita a comprare l’8,6% delle azioni al prezzo di 2,2 euro.
La riforma varata dal governo di Matteo Renzi nel 2015, chiamata Legge Madia, ha imposto a tutti gli enti locali di disfarsi delle partecipazioni non strategiche.

Il Primo tentativo
Tra i comuni affiorando posizioni diverse, cristalizzandosi attorno a due scuole di pensiero: la prima, maggioritaria, propone la fusione Asco holding con Ascotlc e la seconda, minoritaria, che suggerisce invece una «fusione inversa» con Ascopiave. I privati di Plavisgas scalpitano, temono il deprezzamento del loro investimento, e ingaggiano una battaglia legale senza precedenti, impugnando le delibere dei consigli comunali che autorizzavano la fusione. Il Tar dà loro ragione e si ricomincia da zero.

Il Secondo tentativo
Dopo lo stop amministrativo, nella maggioranza dei soci Asco Holding si fa strada l’idea di liquidare i privati dalla società, per liberarsene, anche se a caro prezzo. Si decide allora di modificare lo statuto della società e stabilire un diritto di recesso a coloro che vogliano uscirne, comuni compresi. Il prezzo da corrispondere è di 3 euro e 75, quasi il doppio del prezzo d’entrata pagato da Plavigas, che dunque si frega le mani. Entrati due anni fa con 27 milioni, ne escono con 46, chapeau.

Asco holding chiama dunque Enrico Marchi e la sua Finanziaria Internazionale a gestire la partita, la cui architettura finanziaria è tutt’altro che semplice: per garantire l’uscita ai soci si farà uso di un dividendo straordinario da 77 milioni, l’indebitamento per 50, azioni Ascopiave e la cassa disponibile. Fatti due conti, un’operazione da 160 milioni di euro.

L’operazione sta in piedi perchè legata ad alcune condizioni: che i Comuni conservino il 51% della società, che si riesca a vendere il 23% del capitale e che per due anni i soci garantiscano prelazione e gradimento agli altri. Un modo per continuare a manterene il controllo pubblico della holding. Molti comuni hanno deciso in queste ore di vendere: almeno un terzo del capitale.

A complicare il risiko arriva una lettera del fondo F2i, che dichiara l’intenzione di entrare pagando un prezzo «superiore a 3,75». Apriti cielo, Plavis contesta il prezzo di recesso: se vale di più, noi vogliamo essere liquidati al congruo prezzo.

Il ruolo della politica
Ma l’idea di conservare un controllo pubblico sulla società è davvero così strategica oppure è solo l’alibi per conservare quello che è stato definito un autentico «poltronificio» al quale hanno attinto, con eguale disinvoltura, Lega e Partito Democratico. Basta scorrere l’elenco dei Cda per incontrare ex e attuali segretari provinciali della Lega e del Pd, ex sindaci ed ex assessori. Insomma, la politica c’è eccome e si sta occupando molto di Asco Holding e delle sue controllate. Solo Alice nel paese delle meraviglie può davvero pensare il contrario.