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Aeroporto del Fvg, flop della gara. Si riparte

Deserto il bando per acquisire quote della società: per gli operatori interessati sono troppi 3 anni per passare dal 45 al 55%

UDINE. Il 100% del pacchetto azionario dell’Aeroporto del Friuli Venezia Giulia resta in mano alla Regione. Per ora. La gara che puntava ad individuare un nuovo socio al quale cedere il 45% delle quote, è infatti andata deserta. La motivazione? Troppi i tre anni previsti dal bando per passare dal 45 al 55%, ovvero da socio di minoranza ad azionista di maggioranza. Questo il motivo dirimente per cui il «grande interesse» che pure ha suscitato la messa in vendita di una quota significativa del ...

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UDINE. Il 100% del pacchetto azionario dell’Aeroporto del Friuli Venezia Giulia resta in mano alla Regione. Per ora. La gara che puntava ad individuare un nuovo socio al quale cedere il 45% delle quote, è infatti andata deserta. La motivazione? Troppi i tre anni previsti dal bando per passare dal 45 al 55%, ovvero da socio di minoranza ad azionista di maggioranza. Questo il motivo dirimente per cui il «grande interesse» che pure ha suscitato la messa in vendita di una quota significativa dello scalo regionale, non si è concretizzato in una offerta.

A spiegarlo ieri nel corso di una conference call, il presidente di Aeroporto Friuli Venezia Giulia spa, Antonio Marano, e il direttore generale Marco Consalvo. «Le ragioni per cui era stata indetta la gara - riepiloga Consalvo - risiedevano nella volontà di ritagliare, per il nostro scalo, un profilo internazionale e per farlo è necessario entrare in un network diverso e avere un partner industriale di grande dimensione, in grado di agevolare la nostra capacità negoziale con le compagnie aeree». La gara, che si basava su criteri e linee guida definiti da due delibere della giunta regionale (quella guidata da Debora Serracchiani, ndr), aveva indicato nel 45% del capitale sociale la quota da mettere in vendita, con un’opzione per un ulteriore 10% «al verificarsi di certe condizioni e dopo tre anni», ancora il dg.

L’interesse del mercato c’è stato. Una decina le richieste di informazioni, tre le compagnie che hanno scelto di entrare nel data room (per un approfondimento sui conti), e tutte italiane. Nomi Marano non ne fa, ma tra quelle apertamente interessate allo scalo di Ronchi si ricorda Sacbo, che gestisce l’aeroporto di Orio al Serio, partecipata da Sea al 30,98%, la stessa Sea (Milano Linate e Malpensa) e Aeroporti di Roma. All’appello mancava la veneta Save che, in caso di nuovo bando, potrebbe rivalutare la propria scelta di restare fuori dalla partita. Ci sono state avances anche da società straniere, bloccate però dall’ostacolo “lingua” (per legge la documentazione è stata predisposta in lingua italiana). Escluse invece le company provenienti dall’oriente (nel caso specifico una società cinese), perché prive di uno dei requisiti fondamentali del bando: l’essere già un gestore di aeroporti da almeno 10 milioni di Wlu (acronimo di Work Load Unit, ovvero una unità di misura che somma passeggeri e merci gestiti in un anno); i cinesi avevano, invece, un profilo prettamente finanziario.

Nonostante l’approfondimento, la formulazione di un’offerta entro il termine (che scadeva ieri, con altre 24 ore di tempo fino alle 12 di oggi per attendere eventuali plichi spediti in zona Cesarini) non è arrivata. E dunque come si procede? Si riparte daccapo? Si chiederà alla nuova giunta regionale indicazioni sul cosa fare?

«Naturalmente il primo passo sarà quello di informare l’azionista e ragguagliarlo sulle ipotesi post gara». E procedere con un nuovo, e modificato, bando? «I presupposti per fare una nuova gara ci sono - risponde il presidente Marano -, magari tenendo in considerazione le osservazioni arrivate dal mercato e dagli operatori. Questa è una possibilità». E queste indicazioni dai possibili futuri soci riguardano, come accennato, la quota di controllo e i tempi necessari a raggiungerla. Troppi i 3 anni previsti dal bando, perché si tratta di un arco di tempo in cui molte cose possono cambiare, al di là della volontà dell’investitore. Sul fatto che possa essere rischioso cedere la quota di controllo subito, Marano cita il caso dell’aeroporto di Klagenfurt, «la cui privatizzazione - spiega - ha portato alla cessione del 78% del pacchetto azionario ad un investitore privato».

Per quel che riguarda i tempi per una nuova gara, Marano non azzarda previsioni. «L’azionista è appena insediato (e il riferimento va alla nuova maggioranza alla guida della Regione Fvg) e quindi ci confronteremo quanto prima con l’assessore di riferimento e sarà lui a dettare la tempistica».

Intanto l’Aeroporto continua ad avere un trend positivo di gestione, di conti e di passeggeri. «Il 2017 ha chiuso con un utile significativo - ricorda Consalvo - e da gennaio a maggio 2018 il trend è in linea con il 2017, sostenuto dal piano di investimenti già varato e dai benefici della profonda riorganizzazione che abbiamo avviato».