Autostrade e concessioni: l'Ue incombe sull'in house di Autovie e A22

Bruxelles: iter chiuso entro il 30 settembre sennò si va a gara. Intanto Anas si è sfilata dalla compagine sociale, Veneto al 30% e debito di 350-400 milioni per la nuova spa Alto Adriatico

C’è una data importante da segnare a calendario: il 30 settembre 2018. È la deadline che l’Europa ha concesso all’Italia per perfezionare le concessioni in house per le tratte dell’A4 (Venezia-Trieste) in capo ad Autovie e l’A22, l’Autobrennero.


A fine 2017 l’emendamento firmato dal senatore Karl Zeller, passato con il decreto fiscale dopo il braccio di ferro tra i ministeri dell’Economia e dei Trasporti, ha messo nero su bianco le condizioni definite fin dal 14 gennaio 2016 con la prima intesa Stato-Regioni. Ovvero: la decisione di non andare a gara ma di procedere con concessioni in capo a società in house. Concessioni che l’emendamento ha fissato fino al 2048. Ora la legge c’è per far nascere queste società ma, se entro il 30 settembre, la partita non sarà chiusa, l’Ue ci obbligherà ad andare a gara.

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La Regione Friuli Venezia Giulia ha già deliberato (il 10 marzo) per costituire la newco «Autostrade dell’Alto Adriatico», società composta solo dalle Regioni Fvg e Veneto. Senza Anas: partecipazione rincorsa e auspicata a lungo, ma di cui si dovrà far senza, per ragioni di forza maggiore su cui torneremo a breve. Anche la Regione Veneto a giorni porterà in Giunta la delibera; ma ci vorranno due passaggi fondamentali per segnare il gol: il parere (positivo) dell’Autorità dei Trasporti sullo schema della concessione e l’iscrizione al registro Anac dell’in house come prevede il Codice degli appalti.


Il confronto con l’Autorità anticorruzione non si preannuncia né veloce né facile.


Quanto ad Anas, il 29 novembre 2017 la commissaria straordinaria per l’A4 e presidente del FVG Debora Serracchiani aveva anticipato che l’in house si sarebbe fatta «con o senza Anas». La presenza della società presieduta da Gianni Vittorio Armani nasce da un protocollo, il Memorandum of understanding, firmato il 23 dicembre 2016 dalle due Regioni e Anas che aveva previsto, per l’in house, uno schema di compartecipazione al capitale con una quota tra il 51 e il 53% in capo al Friuli-VG, un 40-42% ad Anas e un 6% alla Regione Veneto con un cda a cinque: amministratore delegato di nomina Anas, un consigliere al Veneto e tre al Fvg. Ma sulla presenza di Anas è arrivato il diktat del ministero. Con due lettere inviate a Luca Zaia e Debora Serracchiani, il Mit ha specificato che Anas non può far parte dell’in house come chiarito dall’Avvocatura dello stato e da Anac stesso.


Anas sarebbe entrata in aumento di capitale, portando risorse liquide che, in aggiunta a un finanziamento ponte contratto dalle due Regioni, avrebbe consentito il pagamento dell’indennizzo di subentro ad Autovie. Si tratta di un costo previsto a fine concessione, a beneficio della società di gestione uscente, per la quota di investimenti non ammortizzata.


Non esiste oggi una cifra precisa, ma le stime parlano di 350-400 milioni. Con la nascita della newco Alto Adriatico, avverrà la liquidazione della spa Autovie con il rimborso dei soci. Ma, non essendoci più Anas, che alcune fonti sobillano venisse coinvolta proprio per permettere liquidare le quote Autovie, questo costo sarà interamente a carico della nuova newco che, quindi, nascerà con un debito da ripianare.


Fonti da Palazzo Balbi ci confermano che la Regione Veneto, in assenza di Anas nella compagine, salirebbe oltre il 30% del capitale della società Alto Adriatico, il restante sarebbe in capo alla Regione Fvg che dovrà trasferirsi le azioni da Friulia (oggi azionista al 72,97% di Autovie) per avere il controllo diretto come chiede la normativa. Da Venezia fanno comunque sapere che «non un soldo in più verrà sborsato per questa partita» quindi, la società newco chiederà sul mercato, al sistema bancario, forte della concessione al 2048, un finanziamento e andrà a debito. Da delibera del 10 gennaio 2017 la Regione Veneto ha previsto per l’in house una partecipazione al capitale iniziale di 5 milioni con un investimento massimo di 50 milioni «previo parere della commissione consiliare». La Regione è comunque in attesa dei proventi da liquidazione di Autovie essendo socia al 4,83% con 26 milioni di azioni.


Lo schema prevede che il concedente sia il Mit e che l’in house faccia capo direttamente agli enti che hanno firmato il protocollo Stato-Regioni nel 2016. Per l’A4 sono Veneto e Friuli. Ma per l’A22 ci sono ben 15 soggetti tra comuni, camere di commercio, province autonome (e non) e la stessa Regione Trentino Alto Adige. Sono loro i concessionari che dovranno avvalersi dell’in house.


L’istruttoria è stata avviata e al Mit si susseguono gli incontri ma il Trentino-AA, che da sempre guida le danze e che mai ha voluto Anas in partita forte dell’autonomia, starebbe spingendo per una concessione diretta affidata all’in house e non alla pletora di enti locali. La partita è dunque ancora complessa e non priva di colpi di scena. Dal Brennero arriva infatti un vento gelido che vorrebbe che il prossimo Parlamento cambiasse d’emblée la normativa in house con la novità della delega di funzioni dal Mit direttamente alle Regioni.

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