In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Robert Capa, gli scatti del reporter umanista che stava dalla parte giusta della storia: la mostra a Rovigo

Vicino al soggetto e coinvolto: solo così riusciva a lavorare. A Palazzo Roverella le sue fotografie, capolavori immortali: la mostra chiuderà il 29 gennaio

Nicola Cesaro
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Robert Capa si era posto una regola: se non sono coinvolto, non posso fare un lavoro adeguato. Terminato il percorso di 366 fotografie selezionate per Rovigo dagli archivi della Magnum Photos, emerge chiaramente che, per ogni scatto, il fotografo ha sempre mantenuto fede a quella promessa.

«Se la foto non è buona vuol dire che non eri abbastanza vicino», era l’altro grande motto di Capa, nato nel 1913 a Budapest, naturalizzato statunitense e morto nel 1954 in Indocina, ferito da una mina antiuomo mentre documenta la guerra al fronte. Essere abbastanza vicino, appunto. A lui Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Comune di Rovigo e Accademia dei Concorsi dedicano una mostra che da oggi al prossimo 29 gennaio è ospitata a Palazzo Roverella, sempre più spazio d’eccellenza per l’arte in Veneto.

Curata da Gabriel Bauret, “Robert Capa. L’Opera 1932-1954” non vuole limitarsi alle foto più iconiche del professionista, ma porta a scoprire le minime pieghe di un personaggio passionale e sfuggente, insaziabile e forse mai pienamente soddisfatto. «Robert Capa ha attraversato i grandi conflitti del Novecento accanto a chi combatteva» ha spiegato ieri alla vernice di ieri il curatore Bauret. «Capa esprimeva nei suoi scatti una dimensione fortemente umana, fatta di una sensibilità di sincera vicinanza a chi soffriva, che si parlasse di migranti o di uomini e donne in fuga dalla guerra». Per questo, lo sottolinea lo stesso curatore, si può parlare di Robert Capa come di «reporter umanista».

Ebreo ungherese degli anni Trenta, l’artista ha dovuto vivere a stretto contatto con il disagio provocato dall’atmosfera dell’epoca, dominata dall’ascesa delle destre, con riferimento ovvio alla Germania. Capa fugge e trova casa a Berlino, da cui deve scappare di nuovo per la crescita del nazismo: «Comincia per lui quella fondamentale fase di incontro con artisti e intellettuali che dall’Est cercano riparo nell’Ovest e che lo porta a Parigi. È qui che incontra il fotogiornalismo ed è da qui che assiste al deflagrare del conflitto in Spagna e alla nascita del Fronte Popolare, su cui ripone grande fiducia».

Questo per dire che già all’inizio della sua carriera il fotografo può vivere da testimone e protagonista di eventi “enormi” per la storia dell’Europa. «Fotografo dell’attualità e fotografo degli eventi storici», continua Bauret. Che rileva anche come «Capa sia sempre stato nel lato giusto, dalla parte della democrazia e dalla parte di chi soffre». I 366 scatti proposti per questa mostra – materiale prodotto appositamente per questo evento e per questa scenografia – sono soprattutto immagini che parlano di miseria e sofferenza umana, e in particolare di vittime delle guerre. «L’interesse per le “vittime collaterali” è d’altra parte una costante nel suo lavoro, che ci trovi in Spagna o in Cina».

La mostra di Palazzo Roverella si articola in nove sezioni tematiche: si va dagli esordi all’impegno civile in Spagna, dalla Cina sotto il fuoco del Giappone ai giorni passati a fianco dei militari americani, fino ai viaggi a Est, in Israele e infine in Asia, dove trova la morte durante un reportage. «La sorte ha voluto che fosse colpito all’apice della sua gloria», scrisse Henry Cartier-Bresson, che con lui e David Seymour fondò l’agenzia Magnum. Sono esposte anche le pubblicazioni di Robert Capa sulla stampa francese e americana dell’epoca; un documento emozionante offre la voce di Capa in un’intervista a Radio Canada.

Robert Capa, a Rovigo la mostra dedicata al "reporter umanista": ecco i 366 scatti scelti per l'evento

I commenti dei lettori