Omicidio-suicidio a Saonara: trovati morti due fratelli ottantenni

Due anziani si sono tolti la vita sparandosi in via Ruffina 8 a Saonara. Ancora da ricostruire la dinamica della tragedia. Sul posto i carabinieri
 

SAONARA. Non hanno avuto il coraggio di farlo davanti alla Madonnina in marmo. Si sono nascosti dietro il capitello eretto in cortile, tra il salice piangente e la siepe di cipressi e si sono guardati in faccia per l’ultima volta. Benito Zancato, 77 anni, ha esploso un colpo di pistola alla testa della sorella Maria, 86 anni. Poi ha rivolto l’arma verso di sè e si è sparato alla tempia. Fratello e sorella hanno messo fine così alle pene causate da una salute che li aveva ormai abbandonati. Hanno voluto farla finita insieme: i motivi del loro gesto li hanno scritti su quattro biglietti lasciati a figli e nipoti.

Due corpi esanimi La tragedia si è consumata in aperta campagna, tra i vivai e i campi di grano, in una vasta area alle spalle della zona artigianale di Villatora, dietro l’idrovia e le acciaierie. Lì, nell’elegante villa con l’intonaco giallo ocra e il cortile tempestato di verde, Benito Zancato, taglialegna ormai in pensione, aveva investito gli sforzi di una vita. Vedovo e padre di tre figli, conviveva ormai da anni con l’anziana sorella. Entrambi avevano gravi problemi di salute, sentivano che le forze se ne stavano andando e non avevano più voglia di continuare.

Ieri verso metà pomeriggio sono scesi in cortile insieme. Lui ha impugnato una pistola semiautomatica calibro 7,65, risultata rubata a Vicenza una decina d’anni fa. Ha convinto la sorella a seguirlo fino al retro del capitello della Madonna. Prima ha sparato a lei alla nuca e subito dopo l’ha fatta finita anche lui. I due corpi sono stati trovati poco dopo le 19, uno accanto all’altro. È stato uno dei figli ad accorgersene. Stava tornando a casa in sella a un trattore dopo aver tagliato l’erba nella vasta tenuta. Spostando lo sguardo a terra ha visto il padre e la zia ormai privi di vita, accanto due pozze di sangue.

Quattro biglietti Disperato e in preda allo choc ha dato l’allarme. Ha telefonato al 112, ha chiamato a raccolta gli altri parenti. I carabinieri della Compagnia di Piove di Sacco e i colleghi della stazione di Legnaro hanno trovato in casa quattro biglietti scritti probabilmente poco prima di farla finita. Messaggi disperati rivolti ai familiari, profonde scuse a tutti. I medici, le cure, i ricoveri in ospedale, un senso di spossatezza, la paura di essere diventati un peso per tutti. «Non ce la facciamo più», hanno scritto più volte. «Non preoccupatevi per noi», hanno sottolineato in uno dei biglietti.

I rilievi dei carabinieri L’arma è stata esaminata solo a tarda sera perché era rimasta sotto il cadavere del pensionato. Si è scoperto così che la pistola era stata rubata in un’abitazione in provincia di Vicenza circa dieci anni fa. E nulla si sa su come sia riuscito a procurarsela. Sul posto, insieme ai carabinieri, sono giunti il medico legale Massimo Montisci e il pubblico ministero Federica Baccaglini. L’esame esterno sul corpo della donna ha consentito di rilevare il foro d’entrata all’altezza della nuca, su quello dell’uomo invece alla tempia destra.

I messaggi lasciati in casa sono stati scritti su alcuni post it gialli. La calligrafia è unica e chi scrive parla al plurale. L’ipotesi più accreditata è che l’idea di farla finita fosse condivisa da entrambi. Tuttavia, il fatto che Benito Zancato abbia sparato alla nuca della sorella, lascia aperto il sospetto che lei non ne sapesse nulla. Che sia stata colta alle spalle. Gli investigatori dell’Arma convocheranno anche il medico di base, nel tentativo di avere un quadro preciso sul loro stato di salute. Per arrivare a comprendere il mal di vivere che li stava logorando. 

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