Crocifisso, la scuola ribelle: "Da noi non c'è mai stato. Il principio è la laicità"

Il caso dell’elementare Arcobaleno a Brusegana che non espone il simbolo. Più volte il consiglio d’istituto ha messo ai voti il crocifisso: sempre bocciato. La Rete degli Studenti medi: "Il Comune si occupi di sistemare le scuole che cadono a pezzi"

PADOVA. Non si trova neppure un crocifisso girando per le aule della scuola elementare Arcobaleno di via Santi Fabiano e Sebastiano a Brusegana. Ci sono disegni degli alunni, cartelloni colorati, qualche cartina geografica, ma del simbolo religioso non c’è neanche l’ombra. In nessuna delle dieci aule, dove ogni giorno si recano a scuola ragazzini dai 6 ai 10 anni, è presente l’emblema del cristianesimo. Non che qualcuno non c’abbia mai pensato, anzi. Più volte nel corso dei consigli d’istituto è stata presentata, da qualche genitore o insegnante, la possibilità di mettere il crocifisso nelle aule. Tutte le volte però la proposta, messa ai voti è stata bocciata. E così il crocifisso in più di trent’anni, da quando cioè l’Arcobaleno è presente in città, non è mai stato affisso. «La scuola deve rimanere un ambiente laico», la motivazione.

Da oggi, però qualcosa anche alla scuola Arcobaleno - per la prima volta - potrebbe cambiare. Magari a settembre gli alunni dell’istituto pubblico, rinomato per il suo metodo di insegnamento nuovo e sperimentale, si troveranno a fare i conti con una nuova “presenza” in classe che se anche non creerà particolari disagi allo svolgimento delle lezioni, sicuramente susciterà molte polemiche. Le stesse che si susseguono da quando il neo sindaco Massimo Bitonci ha espresso la volontà di rendere obbligatorio il crocifisso in scuole e locali pubblici.

«La scuola è un’istituzione laica e tale deve rimanere» è la risposta della Rete degli studenti medi «le scuole di Padova sono per la maggior parte fuori norma, il Comune dovrebbe preoccuparsi di come sistemare questi edifici piuttosto che cercare di imporre una religione violando la libertà personale degli studenti» aggiungono annunciando una campagna di raccolta delle segnalazioni degli studenti che si sentiranno privati della propria libertà di espressione.

«È importante dare modo a ognuno di esprimere la propria cultura e le proprie tradizioni» dice senza mezzi termini Carlo Salmaso dell’Adl Cobas, docente al Severi e anche presidente del Comitato genitori e insegnanti per la scuola pubblica «Bitonci deve rendersi conto che non siamo a Cittadella e uno studente su sei è straniero. Inoltre così dimostra di non conoscere la Costituzione in cui è chiaro che non esiste una religione di Stato, tant’è che l’ora di religione a scuola non è più obbligatoria da anni. Questa è pochezza culturale, razzismo e xenofobia».

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