Le nutrie e la tana sotto Porta Ognissanti

Esplorato lo spazio sottostante, prima con una telecamera poi con un’ispezione. Un recupero da programmare

Porta Ognissanti al Portello è un oggetto del desiderio: desiderio di un restauro, innanzitutto; e desiderio che torni ad essere uno dei simboli del quartiere. Anche qui la conoscenza è andata avanti. Le ultime ispezioni erano state quelle del 1997, quando i lavori di sterro avevano messo in luce le cannoniere a pelo d'acqua. Da allora, tutta la parte sottostante è rimasta un segreto. Fino a qualche giorno fa, quando il segreto è stato svelato durante il cantiere di restauro condotto dal settore edilizia pubblica, eseguito dalla ditta Brischigliaro e diretto dagli architetti Domenico Lo Bosco e Fabio Fiocco. Tutto è cominciato quando sul lato destro della pavimentazione del piano terra è stata individuata una botola, in realtà la parte finale di un camino di aerazione della casamatta sottostante. Il primo ospite della camera inferiore è stata una piccola telecamera, fatta scendere dalla botola: la telecamera ha subito individuato altri ospiti, inattesi. Nutrie, belle grosse e felici, pareva quasi salutassero. Una tana perfetta, ben protetta, sicura: le nutrie al posto degli artiglieri che lì dentro con tutta probabilità non ci sono mai stati, visto che all'epoca (la costruzione è del 1519) la situazione militare era già evoluta rispetto al terribile 1509, Massimiliano d'Austria non minacciava più Venezia e la funzione difensiva della porta si era attenuata. Le cannoniere non erano murate ma solo occluse dal fango: le nutrie sono entrate scavandosi il passaggio.

Quando, nel 1783, si sostituì il vecchio ponte di legno, in origine levatoio, con il ponte fisso in pietra, venne innalzato il piano di calpestio della porta. Risultato: la facciata interna, quella verso il Portello, venne ricoperta per un metro e passa, come si può vedere anche oggi; i basamenti delle colonne sono sottoterra. Prima di cominciare il restauro e riportare la porta alle condizioni originarie, tutta fuori terra, ecco l'ispezione della casamatta. Dopo la telecamera, sono scesi gli speleologi del Cai, a visitare un ambiente dove quasi sicuramente nessuno ha messo piede da cinque secoli. La cavità è quella tipica, un grande ambiente oggi invaso dall'acqua: ma quando sono arrivati gli umani, le nutrie se ne sono andate spontaneamente. È stata ritrovata intatta anche l’originale scala di accesso che fu tamponata poco dopo la costruzione per impedire che di lì entrasse l’acqua del Piovego. Intanto sono stati fatti rilievi accurati proprio del piano terra, togliendo lo strato aggiunto e arrivando in parte alla pavimentazione originaria. L'interno della porta è tripartito da due file di eleganti pilastri quadrati. Sul lato sinistro, ecco a terra dei fori regolari: servivano per infilarci i pali di una recinzione: «restelli per la peste», come documentato da alcune cronache. Ovvero una staccionata che formava un percorso obbligato, e che continuava anche fuori della porta. Serviva per il controllo sanitario: le merci e chi arrivava dovevano essere esaminati, la paura di epidemie era feroce e costante.

P.C.

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