Risolto il giallo di Noventa: spunta una testimone, Ana si è uccisa

Una donna ha visto la badante rumena camminare da sola verso il ponte. La procura attende l’esito dell’autopsia ma è ormai certo che si tratta di un suicidio

Un video girato da una telecamera privata, un testimone oculare e la quasi certezza matematica che Matteo Di Stefano, l’ex datore di lavoro di Ana «Tantiani» Evghenia, 63 anni, la badante rumena il cui corpo mercoledì mattina è stato trovato sotto il ponte di Noventa immerso nel Piovego, non le avrebbe mai fatto del male.

UN PIANO TERRIBILE. Aspetterà l’esito dell’autopsia (che dovrebbe essere svolta oggi), il sostituto procuratore Sergio Dini prima di archiviare il «mistero del Piovego» con la parola suicidio. Ma è chiaro che le indagini svolte dal Nucleo investigatori provinciale del maggiore Francesco Rastelli hanno ormai imboccato quella pista con decisione. A fugare i dubbi che la donna, zia di Nona Evghenie, 33 anni, consigliere comunale del Pd a Padova, sia stata uccisa sono tanti piccoli particolari, ma soprattutto circostanze e testimonianze che hanno trovato via via valide conferme. Come quella che Ana fosse uscita di casa all’alba.


«Alle 6,15» aveva riferito agli inquirenti Matteo Di Stefano, 57 anni, dipendente comunale, il quale dopo che era morta sua mamma Dorina nel febbraio scorso, non aveva più rinnovato il contratto a Ana Evghenia (che lavorava a casa sua a tempo pieno come badante), ma le aveva permesso comunque di risiedere nel suo appartamento. Che Di Stefano dicesse la verità (l’uomo è stato ascoltato come persona informata sui fatti fino a notte fonda) i carabinieri l’hanno certificato grazie alle telecamere del suo vicino di casa. Dalle immagini , infatti, si vede Ana (riconoscibile dai vestiti e dal colore dei capelli) che cammina sola in via Roma a Noventa in direzione del ponte sul Piovego fra le 6,13 e le 6,18. La donna è stata vista anche da un cacciatore che proprio in quell’ora si trovava nello stesso posto.

GLI INDIZI. Per quanto riguarda la corda di tapparella legata alle caviglie e attorcigliata attorno al collo, quel tipo di corda è stata trovata dai carabinieri nel sottoscala dell’appartamento di Di Stefano, dove l’uomo tiene gli attrezzi per il fai-da-te. In una scatola c’erano diversi tipi di corda: la donna probabilmente ne ha preso un pezzo, lungo il giusto per realizzare il suo terribile progetto.

UN GESTO INSPIEGABILE . Resta il mistero del perché l’abbia fatto. Perché abbia deciso di farla finita, ma soprattutto perché in quel modo, legandosi le caviglie. Per gli inquirenti la spiegazione è una sola: la corda serviva per vincere anche l’istinto di sopravvivenza ed essere sicuro di morire. Il fatto, poi che non ci siano segni di colluttazione, che la donna si stata ripescata dal fiume con ancora le forcine e un fermacapelli al loro posto, per gli investigatori è un’ulteriore conferma che dietro al ritrovamento del cadavere non ci sia la mano di terzi.

PARENTI SOTTO CHOC . Probabilmente le spiegazioni che indicano che la donna si è uccisa non saranno sufficienti per rasserenare gli animi dei parenti di Ana Evghenia (a Padova vivono due nipoti e l’ex moglie di suo fratello), ma è chiaro che una spiegazione razionale del perché Ana abbia deciso di farla finita forse non si troverà mai. Il suo convivente ha raccontato ai carabinieri mercoledì notte mentre si trovava in caserma che Ana Evghenia da qualche giorno era più taciturna del solito.

Ma che ciò da solo non è di per sé una spiegazione. Ana, infatti, non ha fatto parola con nessuno del suo malessere e nemmeno ha lasciato biglietti. Chissà se questo basterà alla nipote Nona Evghenie «Era felice – aveva riferito l’altro giorno – eppoi era una donna forte», lasciando intendere che in Romania, dove aveva lasciato tre figli e un ex marito ne aveva passate di peggio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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