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Ithaca

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Invito Inaugurazione: venerdì 19 maggio, ore 18.30 La poesia Itaca di Costantin Kavafis, che a sua volta si rifà ai versi omerici dell’Odissea, ha offerto lo spunto agli Autori riuniti in questa mostra per esprimere, attraverso i concetti del viaggio e del tempo, la loro visione personale, le somiglianze e le differenze, la storia, la cultura, la memoria dei paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo. Evocando quello del leggendario Ulisse, in ITHACA il viaggio intende simboleggiare il principio, l’origine, la ragione e al tempo stesso la meta che ogni uomo compie lungo il percorso della vita. La mostra collettiva, a cura di Mirella Cisotto Nalon, è già stata esposta nelle città di Livorno e Barcellona in Spagna e che dopo Padova sarà ospitata ad Atene. Nata inizialmente con sei artisti, lungo l'itinerario si è aggiunto un altro componente sino ad approdare, a Padova in sette. Tre catalani: Lluís Comín, Maria Diez e Montserrat Lacomba, due greci: Akis Goumas e Despina Pantazopoulou e due italiani: Corrado De Meo e Stefano Rossi si confrontano, traendo spunto dalle comuni radici culturali che contraddistinguono i loro Paesi lambiti dalle acque del Mediterraneo. Lluis Comin (1958), catalano di Barcellona, sin da bambino giocava a fare l’orafo nel laboratorio del padre. Approda quindi alla Scuola Massana nella sua città. Ama lavorare i metalli, in particolare l’argento, l’oro o il rame e il bronzo, non disdegnando però altri materiali quali legno, pietre, licheni o altro. Essenzialmente utilizza la fusione a cera persa, patine e smalti. Ciò che è caro all’artista è soprattutto il racconto, la costruzione e decostruzione, la storia passata, il mito, l’archeologia, la Natura e il mare. Itaca infatti, non è qui intesa solo quale luogo fisico, ma anche come luogo dell’antichità e della storia. Le opere presentate da Comin s’ispirano al gruppo marmoreo del Laocoonte; l’intera serie è un omaggio allo stile di vita mediterraneo, «una metafora del viaggio della vita, con allusioni costanti al mare come una cornice comune». Lacoonte è sintetizzato nel torso che viene riprodotto in diverse varianti. Di gioiello in gioiello, il busto dell'eroe greco assume valenze che ci vengono suggerite dal titolo della singola opera. Corrado De Meo (1949), livornese di origine, sin dall’adolescenza è stato attratto dal “costruire”, dallo “sperimentare” e dal realizzare cose da indossare. Dopo gli studi di Sociologia decide di fare del suo hobby la sua professione e di seguire la sua vocazione artistica. Le sue opere si caratterizzano per i volumi scultorei che, a dispetto dell’apparenza, celano una leggerezza fisica e materica inaspettata. Tale peculiarità è determinata dalla procedura costruttiva ed esecutiva della lavorazione a cui l’autore è giunto dopo numerose sperimentazioni. La scoperta del polystirene e delle sue caratteristiche ha portato De Meo a risultati di notevole interesse con la copertura del polimero elettroformato con argento e rame o con resine epossidiche. Con le sue spille, anelli, collane De Meo vede in Ithaca l’occasione per raccontare la storia di un mare, il Mediterraneo, «crocevia di storie e di linguaggi, di arte e cultura», di un mare che oggi restituisce e rigetta, lungo i suoi lidi detriti, resti di un mare oramai violato e in grave pericolo. Maria Diez Serrat (1980), di Barcellona, appassionata di gioielli fin dall’infanzia, dopo aver studiato architettura all’Università e seguito nel contempo corsi di oreficeria, trentenne si iscrive alla Scuola Massana della capitale catalana ove oggi è docente.Il paesaggio, l’ambiente, gli oggetti della quotidianità sono le principali fonti di ispirazione per i suoi lavori in metallo lavorato a cera persa e successivamente trattato con pittura acrilica, pigmenti e resine. La suggestione che la Diez esprime sul tema Ithaca è collegata infatti al paesaggio e all’orografia del territorio, come descritto nel poema omerico: una regione montuosa, soleggiata e arida. Presenta due serie di spille (Journey to Ithaca, e Ithaca) realizzate con la tecnica a cera persa e fusione di ottone o grazie ad una serie di stratificazioni in cui cemento e argento si alternano creando un paesaggio quasi lunare. Ne deriva la riproduzione di rilievi montuosi o collinari, meglio definiti, grazie a un’attenta grafia, da una pittura acrilica. La forma circolare ricorda un atollo, forma circolare voluta dall’artista poiché il cerchio non ha inizio né fine. Akis Goumas (1952), nato ad Atene, si dedica allo studio dell’oreficeria a partire dagli anni ottanta. Dopo aver studiato gemmologia, prosegue la sua formazione in Germania. Per diciotto anni ha insegnato presso la Chalkis Jewellery School di Atene. Realizzare gioielli è per l’artista un viaggio nel tempo, attorno e dentro di sé. Il gioiello quindi non è solo espressione creativa ma storia e racconto, sintesi di memoria ed emozioni, concetti e immagini; un insieme di elementi alimentati da ricordi, esperienze e miti. I principali motivi ispiratori della sua opera sono la Natura circostante da un lato e la storia antica dall’altro. Le opere realizzate per la mostra Ithaca colpiscono per l’uso del color bianco e azzurro, evidente e suggestivo richiamo alle case e al mare del Pelopponneso. Realizzati in argento, fili in cotone, pigmenti, acciaio, osso, pvc, spille, anelli, pendenti, orecchini si presentano come un groviglio di reti, d'informi filamenti, quasi antichi reperti ricoperti da strati di sabbia e alghe, consunti dalla salsedine e riemersi in superficie dai fondali marini. Montserrat Lacomba (1958), di origine catalana, si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Barcellona e si dedica alla gioielleria di ricerca e alla creazione di gioielli dal 2000 dopo aver frequentato la Scuola Massana. L’artista ama sperimentare materiali diversi come argento, rame, smalti, tessuto, resine mentre è l’osservazione della natura e del paesaggio, in particolare il mare, con i suoi colori e le sue forme sempre in movimento, ad essere, assieme alle antiche costruzioni, la fonte primaria di ispirazione per i suoi lavori. Le immagini legate al paesaggio circostante vengono catturate attraverso la fotografia che viene poi materializzata nella creazione dei gioielli.È così che sono nate le dodici spille della mostra Ithaca, ciascuna dedicata ad un mese dell’anno. L’artista iberica fa un racconto per immagini attraverso le sue creazioni, rivelando come la sua passione pittorica sia ancora viva ed attuale. Despina Pantazopoulou (1943), nasce nel Peloponneso e studia presso la Doxiadis School di Atene. Ha l'opportunità di approfondire lo studio di oreficeria presso la Central School of Art and Design di Londra e ha insegnato alla Stemnitsa School of Jewelry in Arcadia. Ha sperimentato l’utilizzo di materiali preziosi e non preziosi, materiali organici, cuoio, carta... ritenendone ininfluente la preziosità. Le sue opere sono realizzate seguendo linee concettuali che trovano ragione e forma partendo dalla faticosa forgiatura dei metalli e dal rapporto unico e speciale tra artefice e materia. L’artista ama ricordare il mito greco di Efesto, dio della metallurgia. La fatica fisica del lavorare il metallo è fatica anche simbolica che l'artista ha ritrovato nei versi omerici riferiti al navigare e al viaggio, in un mare portatore di doni e di speranze ma anche spesso ostile. Un mare che, con il suo vento a volte minaccioso e a volte amico, è compagno delle barche che l’artista greca in questa sede presenta tra i suoi gioielli. Stefano Rossi (1965), padovano di nascita, sin da giovane frequenta la bottega orafa del padre ove apprende le tecniche classiche di lavorazione da banco. Con il tempo sente impellente la necessità di esplorare nuove tecniche e di sperimentare nuove leghe approdando alla metallurgia giapponese ( shibuichi, mokume gane). Sono queste ultime le tecniche prevalentemente usate per dare vita ai gioielli della “sua” Ithaca: una serie di spille intitolata Mare nostrum, dalla voluta forma circolare quale richiamo all’Odissea di Omero come «mito dell’eterno ritorno, dove la fine coincide con l’inizio del viaggio: un racconto circolare che parla di naufragi e ricerche, di terre natìe, di lidi stranieri e patrie adottive». La superficie delle spille si presenta ora scabra e mossa, come un mare in continuo cambiamento, che nella sua profondità cela segreti. Incastonata vi è sempre la riproduzione di un frammento di scafo, volutamente nero, a simboleggiare il viaggio verso l’ignoto, verso promesse spesso non mantenute, simbolo di migrazioni, scambi che nel passato come oggi non sono mai stati facili. L'artista Stefano Rossi, sarà a disposizione per accompagnare il pubblico lungo il percorso espositivo secondo il seguente calendario: tutti i mercoledì dalle 15.30 alle 16.30, sabato 27 ma ggio e 24 giugno dalle 15.30 alle 16.30, domenica 21 maggio e 11 giugno dalle 17.30 fino all'orario di chiusura. Durante l'inauguraziione, reading della poesia Ithaca di Kavafis con voce narrante di Silvia Rossini e accompagnamento musicale della chitarrista Ella Nagy. Informazioni Ingresso libero Orario 9.30 – 12.30, 15.30 – 19.00; Chiuso: i lunedì non festivi Settore Cultura Turismo Musei e Biblioteche tel. 049 8204563.
Informazione da: Padova Cultura

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