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Le ville venete, dove tra la bellezza è passata la storia

Sono più di 3.800: una pubblicazione le racconta. E racconta il ruolo dei proprietari, che custodiscono un bene di tutti

Cominciamo da un numero, strabiliante e sconosciuto al tempo stesso: 4238. Tante sono le ville venete, una cifra che nessuno si immagina, degna del “forse non tutti sanno che” della Settimana Enigmistica.

Tante sono le costruzioni nobiliari di campagna censite dall’Istituto regionale ville venete, per la precisione 3803 in Veneto e 435 in Friuli Venezia Giulia (più in Friuli che in Venezia Giulia, visto che questa seconda non faceva parte della Serenissima).

Non è tutto qui, però: ci sarebbero ...

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Cominciamo da un numero, strabiliante e sconosciuto al tempo stesso: 4238. Tante sono le ville venete, una cifra che nessuno si immagina, degna del “forse non tutti sanno che” della Settimana Enigmistica.

Tante sono le costruzioni nobiliari di campagna censite dall’Istituto regionale ville venete, per la precisione 3803 in Veneto e 435 in Friuli Venezia Giulia (più in Friuli che in Venezia Giulia, visto che questa seconda non faceva parte della Serenissima).

Non è tutto qui, però: ci sarebbero da affiancare le ville della Lombardia veneta (Brescia, Bergamo, Crema) e quelle dello stato da mar. In Dalmazia, per esempio, sulla costa e sulle isole tra Spalato e Traù (oggi Split e Trogir) sono centinaia, ce ne sono in Istria e sarebbe da vedere cosa sia rimasto in Grecia.

Tanto per fare un esempio, l’isola di Creta è stata veneziana dal 1204 al 1669. Possibile che quegli stessi patrizi che in quel periodo riempivano di ville magnificenti le loro terre nella campagna veneta non ne abbiano costruita nemmeno una nelle campagne di Candia?

Villa Pisani, Stra
Villa Barbarigo
Villa Barbaro Maser
Villa Pisani
Villa Barbaro Maser
Villa Contarini
Villa Gaggia-Belluno
Villa Mocenigo venezia
Villa Montecchia-Emo
La bellezza delle ville venete raccontata in una pubblicazione


Qualche villa è andata, sparita per sempre. Non molte, per fortuna, e solo una tra quelle del Palladio: villa Pisa, a Malo, che è saltata in aria nel 1919. Si trovava ai piedi dell’altopiano di Asiago dove negli anni precedenti si era furiosamente combattuto.

Qualcuno aveva avuto la meravigliosa pensata di trasformare la villa palladiana in un deposito di esplosivi i quali, una volta esplosi, hanno ridotto la villa suddetta a un cumulo di macerie. Così le ville di Palladio sono scese a 24 da 25 che erano.

Il mondo delle ville è variegato, alcune sono perfette, tirate a lustro, altre abbandonate che fanno venire lo struggimento per tanta bellezza sprecata, altre sono tenute amorevolmente dai proprietari che si arrangiano come possono per mantenere complessi edilizi che richiedono tanto amore e tanto denaro.

Solo un pazzo, folle innamoramento, fa sì che qualcuno dedichi tutto se stesso e le proprie fortune a tenere in sesto un patrimonio che altrimenti sarebbe destinato a sparire. Quando si incontra il proprietario di una villa, più che un privilegiato – naturalmente con tutte le eccezioni del caso – abbiamo di fronte una persona da ringraziare per i sacrifici e la dedizione mirati a salvaguardare dei beni che sono parte integrante della nostra storia.

Proprio questo colpisce occupandosi di ville venete: la quantità di storia che ci è passata. Si potrebbe ripercorrere quasi interamente la storia d’Italia attraverso le ville.

Villa Pisani, Stra
Villa Barbarigo
Villa Barbaro Maser
Villa Pisani
Villa Barbaro Maser
Villa Contarini
Villa Gaggia-Belluno
Villa Mocenigo venezia
Villa Montecchia-Emo
La bellezza delle ville venete raccontata in una pubblicazione

Lo splendore del Cinquecento (Palladio e Veronese); i bravi e i soprusi del Seicento che hanno ispirato Alessandro Manzoni per i suoi “Promessi sposi” (villa Fancanzan-Piovene, Orgiano, Vicenza), la letteratura settecentesca: Carlo Goldoni (la “Trilogia della villeggiatura” scritta a villa Widmann di Bagnoli di Sopra, Padova), Gasparo e Carlo Gozzi (proprietari della villa di Visinale di Pasiano, Pordenone), nonché il libertinismo, con Giacomo Casanova ospite dei Gozzi, e con la nobildonna veronese Elisabetta Mosconi che si fa ritrarre a seno nudo in un medaglione della villa di Novare, a Negrar, Verona).

In una villa sono stati firmati il trattato di Campoformido, con il quale Napoleone Bonaparte ha ceduto l’ormai ex Serenissima all’Austria (villa Manin, Passariano, Udine); l’armistizio tra gli insorti di Daniele Manin e gli austriaci del feldmaresciallo Radetzky (Villa Fürstenberg, Marocco); l’armistizio tra Italia e Austria-Ungheria che ha segnato la fine della prima guerra mondiale (villa Giusti, a Mandria di Padova); il primo incontro tra Hitler e Mussolini (giugno 1934, villa Pisani, Stra, Venezia) e l’ultimo incontro tra Hitler e Mussolini entrambi capi di stato (luglio 1943, villa Gaggia, San Pellegrino di Belluno).

Le ville non nascono come luoghi di villeggiatura, ma come centri di sviluppate aziende agricole, lo si vede in quelle palladiane: il piano nobile serviva come abitazione dei proprietari, ma al di sotto si trovavano le cantine e al di sopra i granai. Villa Mocenigo di Alvisopoli, non lontano da Portogruaro sta addirittura al centro di un villaggio illuminista dove ai contadini vengono fornite case, farmacia, teatro, tipografia e quanto possa essere utile a elevare la qualità della vita.

Quando la società si evolve, le ville passano da centri di economia agricola a centri di economia industriale. Il caso più clamoroso è quello di Jacopo Linussio, forse il più importante produttore tessile settecentesco dell’intera Europa.

Nato nel 1691 a Paularo, in Carnia, arriva ad avere 30 mila operai, inaugura il lavoro femminile a domicilio (quello che due secoli dopo avrebbe fatto la fortuna dei Benetton, per intendersi) e la sua villa di San Vito al Tagliamento (Pn) è in realtà un grande complesso produttivo dove nei campi attorno si coltivano lino e canapa e negli edifici annessi si filano e si tessono le fibre.

In una villa di Spinea vive il dottor Giovanni Battista Zampironi, il farmacista nemico delle zanzare che ha approntato l’insetticida a base di piretro con il quale ancora oggi si fanno le spiralette antizanzara. Anche l’industria dell’ospitalità ha una sua prima volta: la prima villa veneta trasformata in ristorante è villa Golini, a Bassano del Grappa, nel 1957, oltretutto in un’impresa tutta femminile, visto che sono due donne ad aprire il Ca’ 7 (esiste ancora oggi): Maria Magno Graziati, padovana, e Hilde Sonda Poljšak, triestina.

Ma forse l’utilizzo più originale è stato quello di Angelo Dalle Molle che, dopo aver inventato il Cynar nel 1958 assieme ai suoi fratelli, ha trasformato la scuderia della sua villa a San Pietro di Stra in un capannone per la produzione di auto elettriche, dal 1976 al 2003 ne sono uscite circa duecento. Peccato che siano state soltanto un bel sogno, altrimenti l’Italia oggi sarebbe all’avanguardia nella produzione di auto elettriche e non dovrebbe guardare gli altri dal basso verso l’alto.

Potenza dell’economia in villa.

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