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Viaggio nell’altrove di 16 artisti veneti

Al Museo Formaggio di Teolo diverse forme d’arte esplorano luoghi e visioni

Il Museo Dino Formaggio a Teolo è un esempio eccellente di come la buona volontà dell’amministrazione comunale e dei curatori possano mantenere sempre alta l’offerta artistica, pur con le scarse risorse di un piccolo centro. Attualmente oltre al riallestimento della collezione permanente, donata al Museo da Formaggio, compianto padre nobile della filosofia dell’arte del secolo scorso, è in corso la mostra “Altrove. Luoghi, visioni, evocazioni” curata da Stefano Annibaletto. Sedici artisti veneti espongono, sino alla fine di ottobre, le loro personali scalate al “monte analogo” che si erge ai confini della realtà e affiora nelle opere che danno forma alle ricerche individuali. Si tratta di dipinti, disegni, incisioni e sculture che esplorano le soglie sottili tra la speculazione riflessiva e l’immaginazione. Alessandro Rinaldi evoca, al modo di un antico disegno d’architettura, l’interno di una chiesa gotica ma poi scopri, a ben guardare, che le linee, le fughe, le proporzioni e persino la specularità verticale sono irreali, di una precisione chimerica. Pierantonio Tanzola tratta del simulacro di un paesaggio di montagna sul punto di caduta di ogni traccia di mimesi: rimangono i solchi nerissimi di un segno tracciato con la mano sinistra, una specie di sismografo dell’invisibile che permane dopo l’estinzione del visibile. Raccontano di una diversa sorte del visibile le onde fluide di colore di Cristina Cocco. La dedizione del dipingere amanuense, l’immersione negli antichi testi e nelle antiche pitture per conoscere a fondo il potere espressivo dei colori, pervengono a una specie di mistica informale che annuncia nuove visioni. Davvero notevoli le prove di grafica di Elena Molena, sospese tra rigore e fantascienza, una combinazione tra le Carceri di Piranesi e le fotografie di Bernd e Hilla Becher. Si giocano l’eco di un delicato surrealismo astratto, un maestro della scrittura e del teatro come Giuliano Scabia e una giovane artista come Debora Antonello. Raffaele Minotto colloca le sue visioni nel dinamismo vorticoso e magmatico di mondi sommersi che possono essere sia nelle viscere degli oceani come nei cieli notturni. Le nebbie dorate e le quinte geometriche avvampate di colore di una Padova lirica e fiabesca di Bruno Gorlato, convivono con due eccellenti versioni di informale lirico che portano la firma di Franco Beraldo e di Luciano Zarotti. Capovolge la cifra moderna dell’astrazione nel tratto elementare di una figurazione incantata, la metalingua infantile
di Sabrina Notturno. Antonio Ievolella, Silvio Lacasella, Nader Khaleghpour, Bonizza Modolo, Dorina Petronio completano il quadro di una mostra intelligente che un fine cultore delle radici dell’arte come Dino Formaggio avrebbe certo saputo apprezzare.

Virginia Baradel

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