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Teenager in delirio, in coda 35 ore per Benji e Fede

Il concerto alla Postepay Arena di Padova dei fenomeni modenesi esplosi sul web

PADOVA. Alle cinque di ieri pomeriggio in fila, sotto ombrelli antisole che le mamme previdenti avevano portato da casa e quelle ansiose sono schizzate a comperare all’Ikea, ci sono 2-300, ragazzine per lo più, dagli 11 ai 18 anni.

Ormai l’attesa è finita, diciamo così, mancano 60 minuti all’apertura dei cancelli e un pugno di ore all’inizio del concerto dei fenomeni modenesi esplosi su web Benji e Fede, nell’area esterna del Geox in corso Australia. Per accaparrare alle loro sfegatate piccinine i posti nelle prime file, mamme e papà tra i 40 e i 50 sono planati a Padova alle 6 di ieri mattina dall’intero Triveneto, da Lombardia e Emilia, con auto o camper carichi di figlie e amiche. E conseguenti, devastanti, orari di partenza.



Un tot di mamme sono in fila mescolate alla marea di adolescenti in maglietta, cappellino, short e apparecchio per i denti: quelle ancora con le fattezze di bimbe e quelle che alla stessa età tra forme e trucco paiono ventenni. «Benji e Fede? Ce li facciamo piacere per forza» ride Monica di Vicenza, sui 40, con due ragazzine al seguito: «Io vado matta per Vascooo» e le mamme vicine annuiscono. Interviene Carlotta, 13 anni: «Mi fanno sorridere nelle giornate tristi», e Martina 14 anni: «Di Benji e Fede mi piacciono i testi, amicizia, amore ma anche argomenti seri: razzismo e droga. E poi sono belli». Dettaglio, questo, che mette d’accordo con il dovuto entusiasmo, madri e figlie. Cristina, 49 anni, da Verona, ha scaricato due pargole con amica alle 3 di mattina: «Io al concerto in mezzo a migliaia di quattordicenni isteriche? Noooo, preferisco aspettare fuori grazie».

 

Un salto in centro per passare il tempo? «Macché, se vado via con l’auto e poi torno, devo ripagare i 5 euro di parcheggio. Sto qui». Molto zen. E aspettano fuori anche i papà chaperon. Marco Grimaldi ha 42 anni, è arrivato da Tarvisio alle 7 con la sua sedicenne: se ne sta in auto col tablet, ne avrà fino a mezzanotte se va bene. «Sono responsabile di un’azienda di food, ne approfitto per lavorare». E per pensare alla sua musica: suona la chitarra, jazz fusion, ha un gruppo e spera che col tempo la figlia cambi gusti musicali. Accanto, pure lui su e giù dall’auto, Alessandro, 57 anni, da Riva del Garda con tre adolescenti: si è portato la biografia di Giacinto Facchetti e un Hemingway; Benji e Fede li liquida con un «chi sono costoro?» ma una ventina di ore in un parcheggio le passa volentieri per accontentare la prole. E intanto ricorda il suo più bel concerto: «Bob Dylan a Merano e Mr. Tambourine Man alla fine, un’apoteosi». Nel frattempo è all’opera in quel parcheggio schiantato dal sole, Pasquale, panciuto napoletano, che la sfanga distribuendo a offerta, libera ma offerta, cannucce fosforescenti «per la coreografia, per accogliere Benji e Fede». Si gira tutti i concerti d’Italia.

Mentre fuori in fila Elisa, 17 anni, e Maria Grazia 14 anni, trevigiane, future parrucchiere, spiegano che Benji e Fede piacciono perché non escono dai talent, sono diventati famosi con le loro forze, sono belli e anche quelli della band sono gran fighi, un gruppetto di ragazzine è già oltre i cancelli, sui divanetti, all’ombra. Ostinate più che privilegiate visto che si sono presentate sabato mattina, sono state lì tutto il giorno e la sera gli organizzatori le hanno fatte entrare per dormire, fuori ma al sicuro. «Sarò la prima ad entrare» sprizza gioia Francesca, 19 anni, in attesa da 35 ore. E subito dopo c’è Cristina, da Bologna, che «ho detto ai miei che andavo a trovare i nonni in Romania: invece sono stata una settimana dalla mia amica e adesso siamo qui. Domani tornerò a casa». Questo ed altro per Benji e Fede.


 

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