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Il Premio Bancarella al padovano Strukul

Lo scrittore della saga “I Medici” sbaraglia la concorrenza 

PONTREMOLI. Alla fine ce l’ha fatta. Sull’onda dei pronostici e del clamoroso successo della tetralogia “I Medici”, Matteo Strukul si è aggiudicato il Premio Bancarella. Il riconoscimento - ottenuto per il primo volume, “Una dinastia al potere” - è stato assegnato ieri sera a Pontremoli, in Toscana, pochi minuti prima della mezzanotte: 109 i voti su 139 schede espresse da una giuria di 150 librai. Le sue prime parole sono state per Sergio Altieri, scrittore recentemente scomparso, cui Strukul ha dedicato il premio.

Lo scrittore padovano e la Newton Compton che ha pubblicato i tre volumi, erano in finale con Lorenzo Marone con “Magari domani resto” (Feltrinelli), Cristina Caboni e “Il giardino dei fiori segreti” (Garzanti), Jung-myung Lee e “La guardia, il poeta e l’investigatore” (Sellerio), Valeria Benatti con “Gocce di veleno” (Giunti), e l’esordiente novarese Alessandro Barbaglia con “La Locanda dell’ultima Solitudine” (Mondadori).

Si tratta della prima volta per un padovano, che va a fare compagnia a una ristretta quanto selezionata compagnia di veneti: da Giuseppe Berto nel 1974 a Giorgio Saviane nel ’77, cui si aggiungono Giulio Bedeschi nel 1964, Cesare Marchi nell’88 e Stefano Zecchi nel 1996. Ma a guardare “fuori” la compagnia dei vincitori è ancora più impressionante a partire da Ernest Hemingway che con “Il vecchio e il mare” anticipò il Nobel, così come Boris Pasternak con “Il dottor Zivago” e Isaac Singer con “La famiglia Moskat”.

Il premio, per Strukul, arriva a coronamento di una stagione esaltante, con la pubblicazione a raffica dei volumi di una trilogia che per mesi - e per settimane in simultanea - ha occupato la top ten dei libri più venduti. “Una dinastia al potere” è uscito lo scorso ottobre ed è il primo romanzo della trilogia che lo scrittore padovano ha dedicato ai Medici, seguito da “Un uomo al potere” in dicembre e “Una regina al potere” nei primi giorni di gennaio: è stata senza dubbio la saga storica più amata dell’intera stagione editoriale. Il romanzo e l’intera serie hanno suscitato da subito la passione del pubblico e l’interesse di grandi editori internazionali: la trilogia ha venduto oltre 250 mila copie solo in Italia ed è stata tradotta in tredici lingue. Un successo che gli ha consentito di mantenersi come scrittore e che è frutto di un lavoro che arriva da lontano. «Per fare gli scrittori a tempo pieno» ci diceva qualche mese fa «bisogna diventare imprenditori. Non si può pensare di scrivere solo libri, bisogna lavorare in tante direzioni: il fumetto, la televisione, il cinema; e bisogna condividere la progettualità con l’editore, avere un rapporto costante con i lettori, lavorare sulla promozione, avere un orizzonte internazionale. Sono sei anni che lavoro in questa direzione e i frutti sono arrivati, senza per questo dover sacrificare l’autorialità, che però deve essere reinterpretata».

Il “Bancarella” è senza dubbio uno dei premi letterari più particolari in Italia: è nato in seno alla lunga tradizione dei librai pontremolesi, che dall’alta Lunigiana sono partiti per intere generazioni, per vendere libri come ambulanti e creando un vero e proprio sistema di lavoro. Sui prati dell’Appennino si svolgeva l’assegnazione delle zone in cui vendere, in modo da evitare una concorrenza inutile. Molte delle librerie del centro-nord sono state aperte e, in alcuni casi, sono ancora gestite dai pontremolesi emigrati: i loro nomi appartengono

tutti ad uno stesso ceppo, e tutti, dopo aver a lungo girovagato, si sono fermati e hanno aperto negozi nelle varie città. È stato nel 1953, dal loro primo raduno, che è nato il premio che è arrivato fino ad oggi, l’unico gestito esclusivamente da librai. (r.c.)
 

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