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Giorgia: «Questo è il mio canto libero»

L’artista romana a Padova e Conegliano racconta vent’anni di carriera e il rapporto con il produttore veneto Canova

PADOVA. Oronero è il petrolio, risorsa o veleno. È l’amore, che diventa ricchezza o condanna. È internet, soprattutto i social network, strumento di condivisione o luogo di conflitto e di odio.

Oronero è il bene e il male in chiave pop ed è una storia che vale la pena di sentire ancora, specie se a raccontarla è la voce di Giorgia, regina del soul-pop italiano.

Rinata dopo lo stop forzato che le era stato imposto per ragioni di salute al termine del suo ultimo tour, la cantante romana è di nuovo in giro - dopo Verona, venerdì 21alla Kioene Arena di Padova e domenica 23 alla Zoppas Arena di Conegliano - con Oronero, suo decimo album di inediti, uscito sei mesi fa e già disco di platino, e con la spinta ancora forte dell’esibizione a Sanremo, standing ovation dell’Ariston e consensi unanimi per un medley che ha unito “E poi”, “Come saprei” e “Di sole e di azzurro”.

«Tornare a Sanremo è stato un appuntamento con un pezzo della mia vita legato a persone, a canzoni, successi e insuccessi, e con la consapevolezza di oggi il mio canto è stato libero con mai prima su quel palco», racconta Giorgia «e l’accoglienza di amore ed entusiasmo del pubblico sono stati un momento che non dimenticherò mai».

Torniamo a Oronero e a questa duplice lettura del suo significato. Che rapporto ha con i social?

«Ho un buon rapporto perché non ne dipendo e cerco di usarli per mantenere un contatto con chi mi segue, cosa che vent’anni fa era impossibile».

Ci racconta com’è lavorare con Michele Canova, il padovano che ormai da tempo produce i suoi dischi?

«Con Michele abbiamo costruito un rapporto di affetto e rispetto. Ci divertiamo a lavorare insieme, ci ispiriamo l’un l’altra, quando non siamo d’accordo ce lo diciamo in faccia, lui ha una visione totale del progetto. Quando finiamo un disco vorremmo sempre iniziare da capo».

Ha raccontato di sentirsi più libera, adesso e che un pregio del tempo che passa è proprio questa conquista. Che cosa aveva sacrificato, dal punto di vista musicale che sta recuperando adesso?

«Fare un disco a quarant’anni ti permette di essere più libero che a venti, quando devi ancora dimostrare tutto. Per me il tempo dà valore a ciò che dura, non porta solo rughe. Dopo di che qualunque donna che lavora e ha una casa da mandare avanti sa che non si può quasi mai fare quel che si vuole. Ciò su cui ho lavorato nel tempo è la mia libertà interiore, dalle pretese e dal voler piacere, forse questo rende la mia musica più leggera ora».

C’è Giorgia cantante e poi c’è Giorgia che scrive, e questo non tutti lo sanno. Che importanza ha rimettersi in gioco fino a questo punto nella scrittura delle sue canzoni?

«Scrivere è una parte importante del processo creativo e dell’espressione, ci lavoro da più di vent’anni e credo ora di aver trovato il modo di mettere quella che scrive a disposizione di quella che canta. Ma mi piace anche cantare le canzoni degli altri».

Che mamma è Giorgia e come concilia questo ruolo con il suo stare in tour?

«Conciliare è impegnativo, cerchiamo di mediare perché non riusciamo a stare lontani a lungo ma c’è anche la scuola che non si può saltare, e tragitti notturni in auto che un bimbo non deve fare e anche orari e disciplina che io devo rispettare, insomma ci proviamo».

Cosa dobbiamo aspettarci da questo concerto?

«Aspettatevi le canzoni di vent’anni, un palco tecnologico, una band formidabile, gli Psycodrummers con le loro percussioni industriali, due ballerini stupendi che interpretano le emozioni attraverso il popping e tanta sincera passione».

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