Quotidiani locali

«Lo Stato faccia il suo dovere non il mercato»

Debenedetti discute i temi del suo ultimo libro in un confronto a Padova con Flavio Zanonato

di Nicolò Menniti-Ippolito

Franco Debenedetti è stato molte cose nella sua vita. Ha lavorato nell’azienda di famiglia, un’aziendina di meno di 100 dipendenti diventata la Gilardini, una piccola conglomerata quotata in Borsa: successivamente alla Fiat, direttore del Settore componenti: alla Olivetti, amministratore delegato per 14 anni; e poi ha fondato aziende innovative, per tre legislature ha fatto il senatore, Progressisti, Ulivo, DS. Ha assistito, insomma, da una posizione privilegiata a 60 anni di politica economica italiana. Ma accanto all’esperienza diretta c’è la passione per lo studio, la voglia di dire in pubblico le sue idee, e oggi lo fa come presidente dell’Istituto Bruno Leoni, oltre che con i suoi interventi sui giornali e coi suoi libri. L’ultimo si intitola “Scegliere i vincitori, salvare i perdenti” (Marsilio, pp 336, 18 euro) e, come recita il sottotitolo, si occupa di “L’insana idea della politica industriale”.

L’associazione “EleMenti liberali” lo ha invitato a Padova, venerdì 28 ottobre alle 21, per un match con Flavio Zanonato a Palazzo Moroni: “Stato contro mercato”.

Perché ha deciso di scrivere adesso questo libro? Sente che sta tornando una voglia di politica industriale, dopo gli anni delle privatizzazioni?

«Non c’è un evento specifico che mi ha spinto a scriverlo ora. Ho cominciato a metterci mano un paio di anni fa, perché volevo prendere in considerazione la politica economica italiana e il rapporto tra Stato e mercato in un arco di tempo lungo, in una prospettiva di tipo storico, per provare a capire le cause delle cose presenti, di ciò che va bene e di ciò di cui ora ci lamentiamo».

Nel libro racconta gli anni della grande presenza dello Stato nell’economia e poi la stagione delle privatizzazioni. Sono riuscite? Sono fallite? Sono insufficienti?

«Incompiute, direi. Ha torto sia chi lamenta che non si è fatto nulla, sia chi protesta che si è fatto troppo. Ci si dimentica quanto estesi fossero i settori economici che lo Stato occupava con le sue aziende, dalla banche all’acciaio, dalla telefonia alle navi, dalle autostrade alle linee aeree. Il settore privato ha risposto, ha investito e in una manciata di anni si è sostituito allo Stato, con risultati globalmente positivi. In ogni caso oggi, anche se non andassero bene, non graverebbero più sui contribuenti».

Ma poi il processo si è interrotto.

«Il problema è non volerlo completare. Prendiamo l’Enel: per qual motivo lo Stato continua a voler mantenere una partecipazione di controllo? Ormai c’è una puralità di fornitori, c’è mercato, c’è concorrenza, ci sono antitrust e autorità di settore. Qual è il bene pubblico che lo Stato vuole proteggere con la sua partecipazione? E mutatis mutandis, lo stesso vale per ENI, Poste, Terna, SnamreteGas».

E c’è il perché?

«La sola spiegazione che mi do è che queste quote significano potere, ovvero possibilità di fare politica industriale. Se lo Stato non avesse il 23,5% delle azioni Enel siamo proprio sicuri che l’azienda si sarebbe impegnata nel progetto della fibra ottica a banda larga sulla cui convenienza economica è doveroso avere i più larghi dubbi? Ma Renzi voleva dimostrare che era capace di risolvere quel problema e Enel, i cui vertici sono nominati da lui, gli ha proposto una soluzione. Si tratterà di vedere che cosa ne penseranno gli azionisti privati: sono più del 70%».

Ma allora lo Stato dovrebbe tirarsi fuori da tutto?

«Tutto il contrario: faccia bene quello che deve fare. Scuola, giustizia, sanità, controllo dei confini e del territorio, fisco, contrasto alla corruzione, funzionamento della macchina amministrativa, centrale e locale. Per farlo si prende più del 50% di quello che produciamo: tutto perfetto? Lo Stato faccia il suo mestiere, faccia regole sensate e poi le faccia rispettare. Voler stare dentro le aziende per sostituirsi al mercato, cioè per fare scelte di politica industriale diretta, è segno di debolezza, non di forza».

E ora la politica è debole e quindi il pericolo aumenta?

«Aumenta la tentazione. Il quadro politico è frammentato. Una volta la mancanza di cultura di mercato era coperta dalle ideologie, adesso non ci sono più neppure quelle, rimane il potere consentito dalla presenza dello Stato in alcune aziende. Poste, ferrovie, nazionali e regionali: che cosa impedisce di farle gestire nel mercato se non la cupidigia di conservare un potere?».

La politica industriale è sempre stata un cavallo di battaglia della sinistra.

«Forse qualcuno ricorda “Il liberismo è di sinistra”, di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi. Io credo che privatizzare sia di sinistra e negli anni dell’Ulivo la sinistra lo ha fatto. Certo, per dare benefici diffusi sovente si scontentano interessi concentrati: se no non ci sarebbe bisogno di riforme. Ma è difficile spiegarlo se la politica è debole. Se arriva Uber e i tassisti protestano, ci vorrebbe un governo capace di spiegare che la concorrenza dà vantaggi per tutti. Certo, bisogna anche rassicurare che nessuno verrà lasciato indietro, trasmettere fiducia».

Lei è per il sì al referendum. È una scelta legata anche a questi temi?

«Sì, il rischio che corriamo è quello di avere un sistema politico ancora più debole, perché più frammentato e quindi incapace di smontare il reticolo di interessi corporativi che ingessa il Paese. La riforma costituzionale avrà anche tanti difetti, spesso introdotti nella discussione parlamentare proprio da chi chiede di votargli contro. Ma chi vota no vuole il proporzionale, che consenta di perpetuare un sistema in cui i governi si fanno e si disfanno in Parlamento. Governi deboli, esposti a ricatti, che devono cercare di non scontentare nessuno».

E chi, tra quelli schierati

per il no, l’ha sorpresa di più?

«Berlusconi: sta andando contro quello che ha cercato di fare lui stesso, solo in modo molto più radicale. E D’Alema: l’ho ammirato e stimato, oggi sembra che il suo no sia per questione personale».

E Monti?

« Incomprensibile»

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PROMOZIONI PER GLI AUTORI, NOVITA' ESTATE 2017

Pubblicare un libro, ecco come risparmiare