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«La mia poesia è figlia della lentezza»

“Una telefonata di mattina”, quinta raccolta di Anna Toscano: «Cammino molto e gusto il presente»

di Silvia Zanardi

Dove sono finiti i tempi morti? «Si sono estinti, che peccato. Nei tempi morti può nascere la poesia».

Anna Toscano lo dice sottovoce attaccando il guinzaglio ai collari di Emma e Iole, la bracca e la segugia adottate nel canile di Sant’Anna di Chioggia. Invia un messaggio con il cellulare, lo silenzia, lo mette in borsa e continua: «La poesia è la cosa più lontana che esista dall’immediatezza, dalle dita che riempiono il tempo con le chat». «Scrivere è guardarsi dentro e fuori da sé senza distrazioni», aggiunge. Chiude la porta della sua casa al piano terra di un palazzo storico vicino a Campo Santo Stefano e si incammina verso le Zattere.

Ha da poco pubblicato il suo quinto libro di poesie, “Una telefonata di mattina” (edito da “La vita felice” con la prefazione di Valeria Viganò) e l’ha presentato in un lungo tour attraverso l’Italia. Cinquanta poesie, altrettante immersioni nella quotidianità di una scrittrice che mette in versi l’osservazione del presente. Ne è un esempio “Il rumore della città”: “Non vi e una città uguale all’altra per l’udito” si legge “Ma la domenica, verso metà o fine pomeriggio/ciò che senti è simile in molte città:/stoviglie che si impilano/televisioni che cambiano canale/lavatrici in centrifuga/qualche chiodo sotto un martello/ passi lenti su pavimenti di briciole “. Per Anna Toscano le sere d’estate sono le televisioni degli anziani che cenano con le finestre aperte e gli zampironi accesi, di cui scrive con un sottofondo di musica jazz nell’universo di oggetti che arreda il suo piano terra.

Sugli scaffali non ci sono solo migliaia di libri, ma anche file di occhiali da vista, caffettiere, teiere, vasi di piante, cornici con vecchie foto di famiglia, collane e macchine fotografiche. Tutto fa da contorno a un piccolo esercito di “manichine” (manichini femminili) che ha recuperato dalla spazzatura o da negozi in dismissione. Ce ne sono di tutti i tipi: di legno, ferro battuto, carta e découpage. Arrivano dall’Italia e da altre parti del mondo. “La mia testa è come/la mia casa/oggetti sparsi/pensieri in disordine/polvere sotto i tappeti/anche se qui non passano preti”, scrive nel suo ultimo libro. E spiega: «La testa è la casa dei pensieri, ma io penso con i piedi». «Sono una con i piedi per terra: cammino molto e gusto il presente, che è la mia fonte di ispirazione».

Come Venezia, città in cui lei, nata e cresciuta a Treviso, ha scelto di vivere e in cui lavora come docente di lingua italiana a Ca’ Foscari. Con il gruppo veneziano di scrittori “Piccoli Maestri”, Anna Toscano accompagna gli studenti delle scuole medie e superiori alla scoperta dei grandi autori: «I ragazzi hanno sete di lettura, nei personaggi dei classici si identificano» spiega. «Questo loro interesse va indirizzato, perché capiscano la differenza fra un best seller commerciale e un classico, un aforisma e una poesia, un’immagine pubblicitaria e una d’artista».

Quando scrive, pensa spesso alle fotografie del paesaggista Luigi Ghirri, che ha immortalato strade, case e particolari delle periferie che pochi, prima di lui, avevano consider. ato degne di uno scatto. Con la poesia, racconta qualcosa che altri considererebbero banale, come in “Vedo questo luogo”, dove racconta di vasi pieni di terra secca e di unì'edera che “sola resiste senza un perché”.

«Leggere le immagini che la quotidianità ci propone è importante per un poeta» dice. «Oggi è difficile fare della buona poesia e invogliare a leggerla. Complice l’editoria a pagamento, che permette a chiunque di pubblicare un’opera senza qualità, ma anche la comunicazione veloce dei social network». La poesia, per Toscano, va letta interiorizzata, meditata. Non vive di like, ma di tempo. «Su internet ci sono siti che si occupano seriamente della materia. I social, però, non sono il suo posto».

È molto attiva sul web, ha un sito personale, scrive per testate e riviste di letteratura on line, condivide i suoi articoli

sui social: «La tecnologia aiuta a condividere interessi e a stringere contatti interessanti, ma bisogna farne buon uso, per vivere con intensità anche i momenti quotidiani in cui non abbiamo nulla di urgente da fare» commenta. «I tempi morti, che i grandi poeti hanno riempito di capolavori».

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