Quotidiani locali

Città alla ricerca di nuove identità

Viaggio intorno al mondo con le mostre collaterali nella Biennale che indaga le periferie

di Enrico Tantucci

Uno sguardo veneziano sull’architettura mondiale. Mancano ormai pochi giorni all’apertura della Biennale Internazionale di Architettura (vernice il 26 e 27 maggio, apertura al pubblico dal 28 maggio al 27 novembre) che il curatore, l’architetto cileno Alejandro Aravena, sotto il titolo “Reporting from the front”, ha voluto dedicare in particolare al tema dell’architettura sociale e della “ricucitura” delle disastrate periferie urbane delle metropoli di tutto il mondo, sudamericane, orientali, africane o europee che siano. Ma al di là dei confini della Mostra, tra Giardini e Arsenale, tutta la città sarà coinvolta, con l’ospitalità a molti dei padiglioni stranieri nei palazzi veneziani e con quella ad altre mostre. La sola Biennale ne ha selezionate 19 come “collaterali”, autorizzate perciò a fregiarsi del marchio leonino della fondazione e un rapido sguardo anticipatorio e necessariamente parziale su di esse, fa capire come il tema proposto da Aravena sia stato variamente declinato.

Stratagems in Architecture: Honk Kong in Venice (all’Arsenale, in Campo della Tana, dal 26 maggio) ha al centro la città più occidentale dell’universo cinese con la sua selva di grattacieli e con la frenetica attività che la vede ormai pienamente conformata alle regole del capitalismo e della domanda privata. Ma anche con molti problemi irrisolti, di una volontà di cambiare e modificarsi, che potrebbe essere quasi conflittuale. E per questo i curatori hanno preso spunto dai “Trentasei stratagemmi”, una collezione di tattiche militari dell’antica Cina, per applicarli alle nuove sfide, anche in campo sociale, che devono affrontare gli architetti contemporanei che riprogettano Hong Kong.

Negli stessi spazi di Campo della Tana (dal 28 maggio), protagonista di Coexistence è invece Macao, altro antico porto commerciale cinese diventato oggi un altro “tempio” del nuovo capitalismo con la sua sfilata di Casinò (compreso quello in stile-Venezia). Il problema è la coesistenza tra vecchio e nuovo e l’esposizione, anche attraverso le nuove tecniche digitali, mostrerà nuovi progetti architettonici che tentano la sintesi, ma anche tecniche di costruzione tradizionali ormai dimenticate.

L’architettura quotidiana, civile, di un’altra parte della Cina occidentalizzata come Taiwan sarà al centro della mostra Made in Taiwan - Common Construction, ospitata (dal 26 maggio) al Palazzo delle Prigioni. Di un fronte ancora più drammatico di quello evocato da Aravena si occuperà invece la mostra Architecture Ukraine - Beyond the Front (dal 28 maggio, allo Spazio Ridotto a San Marco) che si interroga sulla ricostruzione e la rivitalizzazione delle città nei territori che sono teatro di un conflitto, partendo da Mariupol’, città di frontiera sotto assedio nell’Ucraina orientale.

Ha uno sguardo, più pacifico e curioso, Prospect North (dal 26 maggio alla Ludoteca di S. Maria Ausiliatrice), una mostra dedicata alla Scozia e al suo rapporto con i paesi nordici, con un’attenzione particolare per le persone e i luoghi. Propone un simposio internazionale e una mostra fotografica Gang City (Arsenale Nord, Spazio Thetis dal 26 maggio), un’iniziativa del Politecnico di Torino che documenta il fenomeno dei gruppi adolescenziali urbani sottratti a ogni forma di controllo della legalità.

The Forests of Venice (Serra dei Giardini di Castello, dal 28 maggio) è una mostra-installazione basata sull’uso del legno,

fondamentale anche a Venezia (costruita su dieci milioni di alberi) con sette architetti svedesi invitati a trasformare un elemento tipico dei palazzi veneziani in una strategia architettonica contemporanea. Ma è solo un assaggio del molto di più che Venezia proporrà nei giorni della Biennale.

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