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Cultura del lavoro e serietà così Citta e Padova meritano

È una Serie B che parla veneto, anzi padovano. Due partite giocate con il format a 19 squadre - ma venerdì potrebbe cambiare tutto, con il ritorno a 22 se il Collegio di garanzia del Coni dovesse...



È una Serie B che parla veneto, anzi padovano. Due partite giocate con il format a 19 squadre - ma venerdì potrebbe cambiare tutto, con il ritorno a 22 se il Collegio di garanzia del Coni dovesse esprimere parere favorevole ai ripescaggi - non significano ancora nulla in termini di sentenze, ma qualcosa hanno pur detto. E acceso l’entusiasmo sia sotto le mura di Cittadella, dove peraltro da alcune stagioni si è testimoni di un vero e proprio salto di qualità da parte della società dei Gabrie ...

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È una Serie B che parla veneto, anzi padovano. Due partite giocate con il format a 19 squadre - ma venerdì potrebbe cambiare tutto, con il ritorno a 22 se il Collegio di garanzia del Coni dovesse esprimere parere favorevole ai ripescaggi - non significano ancora nulla in termini di sentenze, ma qualcosa hanno pur detto. E acceso l’entusiasmo sia sotto le mura di Cittadella, dove peraltro da alcune stagioni si è testimoni di un vero e proprio salto di qualità da parte della società dei Gabrielli, che a Padova, dove si riassapora il clima del calcio che conta dopo un periodo buio, coinciso purtroppo - era l’estate 2014 - con la cancellazione dell’Acp 1910 dal professionismo sotto la gestione sciagurata di Penocchio (cui diede manforte l’ex patron Cestaro).

C’è un minimo comune denominatore che mette sullo stesso piano granata e biancoscudati: la cultura del lavoro. E la serietà di una programmazione che continua a pagare - e non potrebbe essere diversamente - in categorie così importanti. Stupisce piacevolmente in particolare la crescita esponenziale del Padova, che sotto i Bonetto (a cui ora dovrebbe dare una mano consistente il socio franco-armeno Joseph Oughourlian, salito al 40% come partecipazione azionaria) ha fatto passi da gigante. L’accoppiata tecnica Zamuner-Bisoli sembra aver fatto le cose perbene, con un dosato mix fra “vecchietti” e giovani di belle speranze, grazie agli agganci giusti (non è da tutti ottenere dalla Juventus un giocatore di grandi prospettive come Clemenza, per non parlare del... bomber inedito Ravanelli, rimasto per gli ottimi rapporti con il Sassuolo). Quattro punti in due derby dimostrano che, oltre al “martellamento” positivo sul gruppo da parte del tecnico di Porretta Terme, la neo-promossa ha portato in dote, tra i cadetti, idee, schemi vincenti e una mentalità che paga. Se si sta sul pezzo concentrati e determinati, le soddisfazioni arrivano per forza. Chissà che finalmente, dopo anni di... oscurantismo e sofferenza, i tifosi possano vivere partite ricche di soddisfazioni. Le “matricole” hanno sempre fatto bene dopo il salto di categoria, e in ogni caso si coglie un’aria diversa attorno a squadra e dirigenza. Il dato di oltre 5.000 abbonamenti - alla faccia di chi aveva espresso forte scetticismo sulla possibilità di centrare tale traguardo - testimonia di un patto già solido fra la piazza e Pulzetti & C.

Chi ancora una volta stupisce è il Cittadella. Nonostante la “rivoluzione” della rosa - 15 innesti nuovi - il prodotto non cambia: e il primato in classifica conferma la bontà della “mano” di Roberto Venturato, un allenatore di cui bisogna solo parlar bene e che qualche “grande” dovrebbe cominciare a tener d’occhio. Giocatori rivalutati o da lanciare pescandoli dalle serie inferiori, giovani inseriti con oculatezza, ma soprattutto una manovra che in campo paga. Avanti così, il sogno (delle padovane) potrebbe durare davvero a lungo.—

pagine 30-31