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“Città di Padova” meeting stellare record e spettacolo

Gli atleti russi Shubenkov nei 110 a ostacoli e Sidorova nel salto con l’asta fissano i nuovi limiti mai ottenuti in questa manifestazione sulla pista dell’Arcella



«In cauda venenum», dicevano i latini. E invece qui in coda non c’è il veleno, ma la magia di una serata da ricordare. Nell’ultima mezzora del Meeting “Città di Padova” si condensano le emozioni più forti: i russi Sergey Shubenkov e Anzhelika Sidorova battezzano il nuovo Colbachini con i record della manifestazione, rispettivamente nei 110 a ostacoli e nel salto con l’asta, mentre Genzebe Dibaba manca quello mondiale del miglio, ma chiamando comunque alla standing ovation tutto il pubblico. ...

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«In cauda venenum», dicevano i latini. E invece qui in coda non c’è il veleno, ma la magia di una serata da ricordare. Nell’ultima mezzora del Meeting “Città di Padova” si condensano le emozioni più forti: i russi Sergey Shubenkov e Anzhelika Sidorova battezzano il nuovo Colbachini con i record della manifestazione, rispettivamente nei 110 a ostacoli e nel salto con l’asta, mentre Genzebe Dibaba manca quello mondiale del miglio, ma chiamando comunque alla standing ovation tutto il pubblico.

L’abbraccio di Padova alla grande atletica internazionale è di quelli calorosi, nonostante il cielo che a lungo minaccia pioggia. Lo stadio offre uno splendido colpo d’occhio e un effetto bomboniera, con le tribune che corrono tutto attorno alla pista e che, oggettivamente, sono un’altra cosa rispetto alla cornice che offriva l’Euganeo, dove il pubblico si disperdeva. Certo, ci sono migliorie da fare, ad esempio nell’illuminazione non ottimale quando cala la sera, ma in una “prima”, a distanza di un quarto di secolo dall’ultima volta qui, ci sta che sia così.



Tra le gare più attese quella dei 110 a ostacoli, l’occasione per riannodare i fili con la storia, visto che è la gara di Daciano Colbachini, a cui è dedicato l’impianto, primo padovano a partecipare ai Giochi Olimpici (a Stoccolma nel 1912) nonché a suo tempo primatista europeo. E il grande favorito non delude: Shubenkov, già campione mondiale della specialità a Pechino 2015, migliora il record della manifestazione (che risaliva al 2012, firmato dall’americano Richardson in 13”18), scendendo a 13”09. Per lui anche una premiazione “ad hoc” con una campana donata dall’azienda di Cervarese Santa Croce Ivg Colbachini, fondata proprio da Daciano.



Come detto, la campionessa etiope Genzebe Dibaba non ritocca invece il record del miglio, fermandosi a 4’20”51 dopo un avvio promettente (1’01”96 al primo giro, 2’05”38 al secondo), rimanendo forse sola troppo presto, con gli ultimi due giri senza nessuno a tirarla. Vola invece la russa Sidorova, due volte argento iridato, che si issa a 4.75 nel salto con l’asta, gara mai banale nello stadio in cui Bubka stabilì uno dei suoi stratosferici record mondiali. Migliora così di 3 centimetri i 4.72 stabiliti dalla greca Stefanidi giusto l’anno scorso.



Nell’alto si è in un certo senso limitata al compitino nel salto in alto la russa Mariya Lasitskene, una che fa più notizia quando perde una gara rispetto a quando vince, basti ricordare quanto rumore fece nel mondo dell’atletica la giornata storta da lei vissuta nella tappa di Diamond League dello scorso 13 luglio a Rabat, quando si interruppe una striscia di 45 affermazioni consecutive. A Padova, lei che ha alle spalle 4 titoli iridati (mentre le manca la gioia a cinque cerchi, per via dell’esclusione degli atleti russi da Rio 2016), si accontenta di salire a 1.95, mancando l’1.97, con l’azzurra Alessia Trost giù dal podio.



Doppio giro di pista appannaggio dell’ucraina Nataliya Prishchepa, fresca della medaglia d’oro europea a Berlino, che non deve strafare nel dominare la gara chiudendo poco sopra i 2 minuti, con l’italo-cubana Yusneysi Santiusti che non si è ancora ripresa dalla delusione per la rassegna continentale e termina in fondo. Più contenta l’altra padovana, Chiara Rosa, che si regala il primato stagionale nel getto del peso (16.94) nella gara vinta dalla bielorussa Aliona Dubitskaya con 18.91, e più ancora un altro veneto, il vicentino Enrico Brazzale, che firma la miglior prestazione italiana del 2018 e al contempo migliora il suo personale negli 800, fermando il tic tac dopo 1’46”93. Sipario con lo spettacolo dei 100, orfani all’ultimo della leggenda Asafa Powell, bloccato da un risentimento muscolare: vincono Mike Rodgers fra gli uomini in 10”10 e English Gardner tra le donne in 11”11. —